Giovanni Paolo Pannini

Giovanni Paolo Pannini. L’Inondazione di Piazza Navona. Tecnica: Olio su tela
L’Inondazione di Piazza Navona. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giovanni Paolo Pannini (Piacenza, 1691 – Roma, 1765) entra nel seminario di Piacenza nel 1704, incoraggiato dai genitori non tanto a conseguire la carriera ecclesiastica, quanto a puntare ad un’istruzione completa, vista la propensione del ragazzo allo studio e alle arti in generale.

Durante gli anni di seminario, si specializza soprattutto nello studio della letteratura artistica, della geometria e della prospettiva, avvicinandosi inevitabilmente al quadraturismo locale.        Contemporaneamente, si appassiona alla pittura bolognese del Cinquecento e del Seicento, ma anche alla scenografia e agli allestimenti teatrali che derivano dalla lezione di Ferdinando Galli da Bibiena (1657-1743).

Le prime prove di Giovanni Paolo Pannini sono dunque da ricondurre a piccole vedute architettoniche costruite all’interno di una solida intelaiatura prospettica, proprio come dettava la moda pittorica piacentina e parmense del tempo.

Il trasferimento a Roma

Secondo la maggior parte degli studiosi, il trasferimento del giovane a Roma avviene nel 1711, quando, desideroso di ammirare dal vivo le monumentali rovine romane, viene anche attirato dalla cospicua colonia di piacentini a Roma, tra cui il marchese Umberto Landi, fondatore dell’Arcadia piacentina.

A questo punto, inizia il proficuo e duraturo rapporto dell’artista con Roma, in un periodo di estrema fioritura artistica, che gli permette di alloggiare inizialmente in un convento che si affaccia su Piazza Farnese e di vivere a pieno le novità pittoriche del tempo.

Compie un apprendistato nella bottega di Benedetto Luti (1666-1724), da cui acquisisce principalmente la trattazione delle figure, che unisce alla precedente formazione prospettico architettonica che lo rimanda al pittore milanese del Seicento Giovanni Ghisolfi (1623-1683).

Nel 1718, giunge il primo incarico importante: a Giovanni Paolo Pannini viene chiesto di affrescare e di arredare l’appartamento al piano terra della villa Fuori Porta Pia del cardinale Patrizi, oggi non più visibile.

Allo stesso anno, risale la sua ammissione alla Congregazione dei Virtuosi del Pantheon e la nomina a membro dell’Accademia di San Luca, dove viene chiamato a tenere alcuni corsi di prospettiva.

Un susseguirsi di importanti incarichi

La lunghissima lavorazione delle decorazioni in Palazzo Patrizi sono dovute al susseguirsi e all’accavallarsi di diverse altre commissioni, come quella di Palazzo De Carolis in via del Corso, quella, estremamente prestigiosa, ricevuta dal cardinale Albani per la loggia dell’omonimo palazzo romano e l’allestimento dei mezzanini del Quirinale voluto dal papa in persona, tra il 1721 e il 1722.

Tra affreschi, realizzazione di prospettive e quadrature, gli anni Venti iniziano magnificamente per Giovanni Paolo Pannini, che continua, con successo, a portare a termine numerosissimi incarichi fino agli anni Trenta: non solo affreschi e decorazioni parietali, ma anche dipinti di grandi dimensioni, pendant, incisioni e disegni dedicati al volto antico e moderno di Roma.

Nei decenni successivi, il contributo dell’artista non si riscontra soltanto nell’esecuzione di decorazioni e dipinti, ma anche di architetture e apparati effimeri. Disegni, incisioni, capricci, vedute e prospettive accompagnano tutta la sua carriera, insieme all’attività di restauro e valutazione di opere antiche.

Al 1732 risale la sua ammissione a membro dell’Accademia di Francia, dove insegna prospettiva, mentre al 1743 la sua entrata nell’Arcadia, con il nome di Ludio Frigiense. La carriera di Giovanni Paolo Pannini continua con l’avvicendarsi di prestigiosi incarichi da parte di cardinali italiani e francesi, del papa e del re di Napoli Carlo III di Borbone.

Nel 1749 decora la villa di Porta Pia del cardinale Silvio Valenti Gonzaga che introduce l’artista nel proprio cenacolo e lo pone sotto la sua ala protettiva per molti anni. Aiutato dai figli Giuseppe e Francesco, passa gli ultimi due decenni nella realizzazione di famose vedute di fantasia, capricci, prospettive ardite e ritratti di carattere encomiastico. Nel 1758 viene eletto principe dell’Accademia di San Luca. Muore a Roma nel 1765, a settantacinque anni.

Giovanni Paolo Pannini: grandiose scenografie 

Dopo il primo incarico ricevuto da Giovanni Paolo Pannini nel 1718, da parte del cardinale Patrizi, si concatena una lunghissima serie di lavori che hanno in parte contribuito a dare a Roma la grandezza decorativa e documentaria del XVIII secolo.

Tra i lavori per Albani e quelli per il Quirinale, iniziano i fruttuosi anni Venti. Al 1724 risale l’affresco con il Trionfo della Croce sulla volta della biblioteca del convento di santa Croce in Gerusalemme, mentre nel 1727, il cardinale Bentivoglio d’Aragona, su incarico di Filippo V, gli commissiona la Festa all’ambasciata di Spagna, che rappresenta lo spettacolo dei fuochi d’artificio progettati da Sebastiano Conca, per la nascita dell’Infante.

Apparati effimeri, architetture grandiose, scenografie sorprendenti, prospettive rocambolesche e ricche di teatralità e di illusionismo sono accompagnate dall’accezione documentaria di reminiscenza fiamminga, che viene immediatamente apprezzata da mercanti e collezionisti.

La tela con i Preparativi dei grandi fuochi d’artificio e della decorazione per la festa data in piazza Navona a Roma il 30 novembre 1729 viene commissionata dal Cardinale de Polignac per ricordare gli apparati effimeri realizzati per celebrare la nascita del delfino francese.

Sempre per lo stesso committente, Giovanni Paolo Pannini esegue Il cardinale di Polignac che visita la basilica di S. Pietro, che inaugura un filone molto caro all’artista e ai collezionisti, spesso raffigurati in visita, tra rovine o maestosi monumenti romani.

Prospettive nella Roma del Settecento

Nel 1733, Clemente XII gli commissiona la veduta Piazza del Quirinale, oggi nella Coffee House del Palazzo. Dieci anni dopo, su incarico di papa Benedetto XIV, eseguirà il pendant di questa tela, con la Piazza Santa Maria Maggiore, posizionato sempre nella Coffee House del Quirinale.

La grandiosità scenografica del pittore piacentino trova riscontro nel sovraccarico di particolari decorativi, in una sorta di horror vacui maestoso e ordinato, in cui si attribuisce una fondamentale importanza a dipinti, monumenti e oggetti citati con sapienza ed eleganza, in onore della pratica del grand tour.

Carlo III di Borbone, nel 1745, ordina all’artista due dipinti, in ricordo della visita nel novembre 1744 a Roma: Carlo III di Borbone visita la Basilica di San Pietro Carlo III rende visita a Benedetto XIV al Coffee-House del Quirinale, pendant conservati al Museo di Capodimonte.

Nello stesso anno, il monsignor di Canillac lo incarica di eseguire il dipinto Festa in piazza Farnese a Roma per il matrimonio del Delfino. Lo stesso abate che gli commissionerà una lunga serie di Vedute di Roma, citate tela del Louvre La Galleria immaginaria con le vedute di Roma moderna del 1759.

Insieme alla Galleria immaginaria con le vedute di Roma antica sempre del Louvre, è una delle opere più famose del pittore. Entrambe riassumono, infatti, quella citazione erudita e documentaria unita al capriccio, all’accumulo di vedute e sculture antiche, dal Laocoonte all’Eracle Farnese al Galata morente per la seconda.

Una grandiosa scenografia accompagna anche la prima veduta, con citazioni moderne, dal Mosè di Michelangelo al David di Bernini, in una continua esaltazione della grandezza di Roma, con il particolare scopo di compiacere i collezionisti europei, che non potendo acquistare tutte le opere originali, si accontentavano di avere una veduta che raccogliesse un gran numero di altre opere da loro amate.

Di simile scopo è la Galleria del Cardinale Silvio Valenti Gonzaga, fondamentale e prezioso documento nello studio della collezione Gonzaga, insieme all’inventario redatto nel 1756, da Giovanni Paolo Pannini stesso, che ci fornisce uno strumento indispensabile per scoprire un patrimonio poi smembrato. Sempre su commissione del Cardinale, l’artista, esegue, nel 1750 il ritratto di Papa Benedetto XIV e il cardinale Gonzaga, oggi a Palazzo Braschi.

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