" /> Alberto Pasini, Pittore | Acquisto Opere, Biografia, Quotazione Gratuita

Pasini Alberto

Alberto Pasini. Fermata di una Carovana persiana al Tramonto. Tecnica: Olio su tela
Fermata di una Carovana persiana al Tramonto. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Alberto Pasini (Busseto, 1826 – Cavoretto, 1899) si trasferisce a soli tre anni con la madre a Parma, dove inizia a studiare pittura al seguito dello zio. Nel 1843 si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Parma, dove studia soprattutto disegno. Ma le restrizioni accademiche non lo entusiasmano, per cui si allontana dall’istituzione, soprattutto quando non riesce ad ottenere il pensionato a Roma.

Nei primi anni, si dedica principalmente all’incisione, pubblicando una serie di trenta litografie che raffigurano i Castelli del piacentino e del parmense. Nel 1848, al fianco dei volontari di Modena, partecipa alla prima guerra di indipendenza, al termine della quale si trasferisce prima a Torino e poi a Parigi, nel 1851.

Il trasferimento a Parigi

I primi anni di Alberto Pasini a Parigi sono molto duri: cerca di introdursi nel prestigioso ambiente artistico della città, frequentando prima di tutto lo studio dell’incisore Eugène Cicéri (1813-1890). Tra i due si instaura una fruttuosa collaborazione e nel 1853 Cicéri incoraggia Pasini a partecipare con un’incisione al Salon di Parigi.

Da questo momento in poi e fino al 1892 l’artista partecipa regolarmente alla rassegna parigina, ottenendo sempre un maggiore successo di critica e di pubblico. Nel frattempo, frequenta i Barbizonniers, innovatori nello studio del vero, ma studia anche i pittori di storia come Eugène Delacroix (1798-1863).

Il viaggio in Medio Oriente

Negli anni Cinquanta, divide lo studio con Théodore Chasseriau (1819-1856), pittore incaricato di seguire una missione in Persia. Avendo rinunciato al lavoro, lo cede ad Alberto Pasini, che, grazie a questa esperienza vissuta tra il 1855 e il 1856, riesce a dare una svolta decisiva alla sua produzione. Visita la Turchia, la Siria, l’Egitto, traendone impressioni e studi, e trasformandoli in dipinti al suo rientro a Parigi.

La Persia cattura completamente l’interesse del pittore che ne ritrae i deserti e le cime, i mercati e le carovane, fino ai più piccoli aspetti della vita medio orientale. Annota momenti di vita quotidiana con viva partecipazione, attraverso una resa pittorica libera e una tavolozza ricca ed energica.

La luminosità accesissima che Alberto Pasini incontra in Persia lo affascina a tal punto da celebrarne la bellezza in ogni dipinto, fino agli anni Novanta. Alla fine del viaggio e al suo rientro a Parigi, il pittore è ormai uno degli orientalisti più ricercati e apprezzati: non espone solo in Francia, ma anche in Italia, dove partecipa alle rassegne più prestigiose, in particolare a Torino.

I viaggi del pittore non si limitano a questa prima esplorazione. Il suo carattere di osservatore e viaggiatore instancabile lo porta a muoversi ancora per tutti gli anni Sessanta e Settanta.

Visita l’Egitto nel 1860, la Grecia e la Turchia nel 1868, la Siria nel 1879. Frequenta molto anche Venezia, città che lo cattura con la sua luminosità, molto simile a quella delle città orientali cui è stato sempre legato.

Il successo europeo di Alberto Pasini è dovuto anche al contratto con Adolphe Goupil, incantato dall’abilità narrativa e dalla luminosità ipnotica e magica dei dipinti del pittore. In Italia espone a Torino, Firenze, Venezia, Bologna e Milano, ottenendo ripetutamente premi e riconoscimenti.

Nel 1870, a causa della guerra franco-prussiana, Alberto Pasini è costretto a rientrare in Italia, ma rimane sempre il pittore orientalista più conteso tra i mercanti europei. Si stabilisce a Venezia, ma continua a partecipare al Salon di Parigi fino al 1896. Muore a Cavoretto, vicino Torino, nel 1899, ancora nel pieno del successo.

Alberto Pasini: la pittura orientalista

Dopo essersi dedicato, nella prima produzione, esclusivamente all’incisione, Alberto Pasini affronta la pittura soprattutto dopo il suo trasferimento a Parigi. Nel 1853 esordisce al Salon con la litografia Sera, mentre nel 1855 presenta a Torino, città alla quale rimane per sempre legato, L’appressarsi di un temporale e Rive della Senna.

Questi due dipinti rivelano i contatti che il pittore instaura con i barbizonniers in Francia, soprattutto per la libertà compositiva e la varietà cromatica scaturita da una sicura osservazione del vero, sempre trasfigurato nella sua essenza più lirica e poetica.
Il 1855, come accennato, è un viaggio decisivo per Alberto Pasini: parte come pittore ufficiale al seguito del ministro Bourrée.

Da questo momento in poi, la sua produzione si può completamente inserire nel contesto della pittura orientalista, immediatamente ricercata dai più importanti mercanti europei.

Alla Promotrice di Torino del 1857 espone Caffè nelle pianure del sud della Persia, Carovana di cammelli in una strada a Téhéran, Cavalieri irregolari nei passi angusti nelle montagne di Chiraz e Colombai per raccogliere il guano nelle pianure di Koumickak e cavalcata persiana.

La sua pittura risulta calda e vibrante, ricca di quelle suggestioni esotiche che attraggono il pubblico europeo. Un’importante ciclo composto da otto dipinti sui Massacri in Siria viene esposto da Alberto Pasini alla Mostra di Firenze del 1861.

Partecipa regolarmente alle Promotrici torinesi con dipinti quali Carovana in marcia (1866), Cavalli al pascolo (scena di vita araba, effetto d’alba) (1871), Porta di moschea (1880), Panorama della Sierra Nevada, Porta di un vecchio arsenale (Turchia) (1884).

Rientrato in Italia, si stabilisce a Venezia, dove partecipa alla Mostra Internazionale del 1887 con Canal Grande, traghetto san Tomà, Venezia dalla Giudecca, Palazzo Rezzonico, Foscari e Baldi e Quattro studi dal vero. Con il dipinto orientalista Santone in preghiera alla Porta della Moschea di Costantinopoli, Alberto Pasini partecipa alla I Biennale di Venezia del 1895, mentre con Sosta di cavalieri siriaci a quella del 1897.

La sua ultima partecipazione pubblica ha luogo a Torino nel 1898, dove espone diversi studi e opere, tra cui Costantinopoli, Al Cairo, L’Alhambra. Dopo la sua morte, la Biennale di Venezia gli dedica un’antologica, con più di cento opere, nel 1909.

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