" /> Pasquarosa, Pittrice | Acquisto Opere, Biografia, Valutazione Gratuita

Pasquarosa

Pasquarosa. Ponte Quattro Capi. Tecnica: Olio su tela, 50 x 75 cm
Ponte Quattro Capi. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Pasquarosa (Anticoli Corrado, 1896 – Camaiore, 1973) nasce da una famiglia di contadini di Anticoli Corrado. Grazie all’aiuto di sua zia, nel 1912, riesce a trasferirsi a Roma. Data la sua bellezza, inizia a lavorare come modella negli studi di pittori come Felice Carena (1879-1966), Nicola D’Antino (1880-1966) e Nino Bertoletti (1889-1971).

Innamoratasi di quest’ultimo, inizia a condividere con lui lo studio di Villa Strohl-Fern, dove si dedica alla pittura con passione e spontaneità, giungendo a conclusioni piuttosto diverse rispetto a quelle di Bertoletti, suo futuro marito.

Il «fenomeno Pasquarosa»

Nel 1915, Pasquarosa esordisce alla Secessione romana con un gruppo di nature morte. I fiori, le teiere, i ventagli ed in generale l’ambiente domestico, fatto di piccoli oggetti decorativi e quotidiani, sono i suoi punti di riferimento per una pittura delicata e spensierata.

Usa una tavolozza luminosa e la stesura del colore risulta bidimensionale, in un espressionismo matissiano che suscita subito il favore della critica. Durante gli anni della guerra, mentre il marito viene arruolato, Pasquarosa continua a dedicarsi alla pittura, sostenuta in particolare dall’amico Carlo Socrate (1889-1967).

Nel 1918, partecipa alla Mostra d’Arte giovanile alla Casina del Pincio, figurando tra le nuove promesse dell’arte romana, insieme ai suoi amici Socrate, Cipriano Efisio Oppo (1891-1962), Ferruccio Ferrazzi (1891-1978).

In particolare, Oppo, in una recensione a lei dedicata su “L’Idea nazionale”, parla di «fenomeno Pasquarosa» lodandone le qualità che la differenziano dal resto della compagine maschile della scuola romana.

Gli anni Venti e Trenta

Durante gli anni Venti, l’artista lascia per un po’ l’attività espositiva, preferendo dedicarsi alla famiglia. Ciononostante, continua a dipingere traendo ispirazione anche dai numerosi viaggi che compie sia in Italia che all’estero.

Riprende ad esporre nel 1929 con una grande personale presso l’Arlington Gallery di Londra, con l’introduzione al catalogo scritta dall’amico Emilio Cecchi (1884-1966). Nello stesso anno, soggiorna a Parigi perché il figlio deve essere operato alla gola. In questa occasione conosce Giorgio De Chirico (1888-1978) ed inizia con lui una fitta corrispondenza.

Rientrata in Italia, Pasquarosa ottiene una sala personale alla Sindacale del Lazio, dove esporrà anche negli anni Trenta. Prende parte anche alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali romane, nelle quali espone non soltanto nature morte, ma anche chiari e limpidi paesaggi della campagna romana definiti da una pennellata leggerissima, ancora più bidimensionale di quella dei primi anni.

Durante la guerra, si rifugia con la famiglia ad Anticoli Corrado, ma nel 1948 ricomincia ad esporre con crescente successo, tra mostre nazionali e personali che si svolgono per tutti gli anni Cinquanta, come quella alla Galleria Russo del 1958.

Nel 1971, dopo una caduta, muore suo marito. Dopo due anni, anche Pasquarosa muore a Camaiore, all’età di settantasette anni.

Pasquarosa: un espressionismo chiaro ed intimista

L’approccio con la pittura viene vissuto da Pasquarosa in maniera completamente diversa rispetto ai suoi amici romani ed al marito. Al di fuori del ritorno all’ordine, si farà interprete, per tutta la sua carriera pittorica, di tele caratterizzate da un espressionismo vibrante e luminoso, in cui la quotidianità domestica è la protagonista.

Esordisce alla Secessione romana del 1915 con cinque Nature morte, due delle quali concentrate su vasi di garofani. Il segno è matissiano, così come il colore, dalla stesura bidimensionale e fantasiosa, quasi arabescata.

Nel 1916, di nuovo alla Secessione, presenta Fiori, Interno e Giacinto, mettendo in campo ancora una pittura delicata e decorativa, ma legata al sentimento personale di una serenità vitale. Dopo la pausa dei primi anni Venti, alla Sindacale del Lazio del 1929 ha una sala individuale, in cui espone diciannove opere.

Tra di esse compaiono Tulipani gialli, Gerani bianchi, Bottiglia e ventaglio, Ranuncoli, Isola Tiberina, Sinagoga, Ventaglio cinese, Ciclamini, Zinie in vaso di Murano. Come si nota, cominciano a comparire le prime, emozionanti vedute di Roma che poi svilupperà anche nella campagna circostante nel corso degli anni Trenta e Quaranta.

Pappagallo e Fiori compaiono alla Biennale di Venezia del 1930, Mazzo di fiori, Aragoste, Garofani e Anemoni a quella del 1932. Sempre con alcune nature morte di fiori partecipa alla Quadriennale di Roma del 1931, del 1935 e del 1939.

Negli anni Quaranta e Cinquanta si susseguono numerose personali per l’artista, che aggiunge alla sua pittura ritratti e paesaggi accesi, in cui i colori si uniscono in un gioco di incastri vibranti e a tratti materici, come si nota da Natura morta del tappeto del 1949 o da Figura in giardino del 1951.

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