Pastoris Federico

Federico Pastoris. Per la Festa dell’Indomani, 1867 - Tecnica: Olio su Tela
Per la Festa dell’Indomani, 1867. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Federico Pastoris (Asti, 1837 – Torino, 1884) si forma all’Accademia Albertina di Torino sotto la guida di Enrico Gamba (1831-1883), prediligendo quindi all’inizio la pittura di storia sulle orme del maestro.
Ben presto, dopo aver osservato alla Promotrice torinese del 1861 le opere di Telemaco Signorini (1835-1901), decide di indirizzare la sua ricerca verso il realismo.

Più tardi, dagli anni Sessanta, comincia a frequentare il cenacolo di artisti conosciuto con il nome di Scuola di Rivara. A differenza degli altri artisti però non si dedica soltanto alla pittura di paesaggio, ma soprattutto a scene di genere dal sapore intensamente realista.

Quando intraprende un viaggio a Parigi nel 1864 insieme al suo amico Carlo Pittara (1835-1891), si interessa alle espressioni pittoriche della Scuola di Barbizon. In particolare studia i modi stilistici di Camille Corot (1796-1875) e di Constant Troyon (1810-1865).

Nel 1865 Federico Pastoris  si reca a Roma dove entra in contatto con i pittori che gravitano attorno alla figura di Mariano Fortuny (1838-1874).

Dagli anni Settanta condivide con Tammar Luxoro (1825-1899) e Alfredo D’andrade (1839-1915) la passione per il restauro dei beni culturali di area ligure e piemontese.

Mentre solamente insieme a D’Andrade, oltre che pittore esperto architetto, si dedica allo studio degli edifici medievali del Piemonte. Con lui è l’artefice della realizzazione del Borgo Medievale nel Parco del Valentino per l’Esposizione torinese del 1884.

Proprio durante le ferventi attività, anche pittoriche, createsi attorno a questa importante ondata di revival medievale, Federico Pastoris muore nel 1884, all’età di 47 anni.

Federico Pastoris: la Scuola di Rivara

Dopo le esperienze formative al seguito di Gamba e dopo le prime prove in ambito storico-romantico, Federico Pastoris si indirizza completamente verso la pittura verista.

Questa adesione incondizionata al realismo è dovuta al fatto che l’artista ha occasione di ammirare le opere dei Macchiaioli toscani all’Esposizione di Torino del 1861. Ulteriore elemento che lo conduce al naturalismo è il contatto a Parigi con le opere della Scuola di Barbizon.

I suoi rappresentanti, sin dagli anni Trenta, si recano al limitare della foresta di Fontainebleau per trarne delle impressioni dal vero. Rifiutano i dettami accademici del paesaggio classico e dipingono en plein air.

Riportano sulla tela impressioni di paesaggi incontaminati, estremamente lirici ed intimi, ancora lontani dalla fremente industrializzazione. Ecco dunque che a Parigi, come molti altri artisti prima di lui, Federico Pastoris rimane molto colpito da Troyon e Corot.

Quindi entra naturalmente in contatto con la Scuola di Rivara in Piemonte. Si tratta di quel cenacolo di artisti che dal 1865 si riunisce nelle campagne di Rivara in Piemonte, per dipingere dal vero soprattutto in estate.

Ne fanno il portoghese Alfredo D’Andrade (1839-1915), lo spagnolo Serafin De Avendaño (1838-1916), il genovese Ernesto Rayper (1840-1873).  Sono invece piemontesi Ernesto Bertea (1836-1904), Vittorio Avondo (1836-1910) e Carlo Pittara (1835-1891).

Questo gruppo di pittori unisce il realismo della Scuola Grigia ligure ai paesaggi lirici di Antonio Fontanesi (1818-1882) e al verismo macchiaiolo. Ne risulta un verismo settentrionale tutto mirato a cogliere e riprodurre l’impressione diretta della natura.

Il cenacolo raggiunge la sua massima espressione intorno al 1870, dando la possibilità al Piemonte di allontanarsi pian piano dalla pittura romantica. Ne nasce una pittura nuova, anti-accademica e realista.

La pittura di genere

Federico Pastoris non dà il suo contributo come gli altri artisti paesaggisti, ma unisce il verismo della Scuola a sincere scene di genere. Esse rappresentano la genuina vita della provincia torinese immersa nel lavoro umile della campagna e della montagna.

Si nota una precisa attenzione sia nei confronti della descrizione dei contadini e delle famiglie, sia nei confronti delle sporadiche presenze di edifici medievali. Gli esempi più grandi di questa produzione sono i dipinti Orazione del 1864, Per la festa dell’indomani del 1867 o Verso sera del 1869.

Il revival medievale

Si accennava prima all’attenzione di Federico Pastoris alla resa puntuale delle vestigia medievali nel paesaggio agreste piemontese. Il pittore infatti, come Alfredo D’Andrade, Tammar Luxoro e Carlo Pittara si appassiona dal punto di vista archeologico e architettonico ai resti di edifici medievali.

Questi artisti danno vita ad una sorta di revival gotico che interessa sia il Piemonte che la Valle d’Aosta. È dunque Federico Pastoris, con  l’iniziatore di questo tipo di ricerche che poi hanno portato alla realizzazione del Borgo medievale del Valentino a Torino.

Dipinti di questa fase sono Ritorno di Terra Santa e I signori di Challant. Essi fanno capire quanto sia stata importante la figura di Federico Pastoris nell’arte piemontese di quegli anni.

Rappresenta una sorta di ponte tra le esperienze  di Fontanesi, il realismo dei Macchiaioli e la storia piemontese. Allo stesso tempo, fa permeare all’interno di questo linguaggio nuovo l’intimismo delle composizioni veriste dei barbizonniers, aggiornandole ai modi pittorici del paesaggio piemontese.

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