Pier Leone Ghezzi

Pier Leone Ghezzi. Un Contratto Nuziale. Tecnica: Olio su Tela
Un Contratto Nuziale. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Pier Leone Ghezzi (Roma, 1674 – 1755), tra i più eclettici e completi artisti della Roma di papa Clemente XI, non è solo pittore, ma anche collezionista, antiquario, archeologo e sceneggiatore. Si forma sotto l’ala di suo padre Giuseppe Ghezzi (1634-1721), grande erudito, pittore e notaio che, su richiesta di Clemente XI, che aveva intenzione di riformare l’Accademia di San Luca, aveva dato vita ai concorsi clementini dell’Accademia di San Luca a partire dal 1702.

Pittore della Camera apostolica

Sia Giuseppe che Pier Leone rappresentano, insieme a Carlo Maratta (1625-1713), gli strumenti principali della promozione culturale del pontificato Albani. Soprattutto in sintonia con il cardinal nipote Annibale Albani, prestigioso collezionista e mecenate, Pier Leone Ghezzi, vince il primo concorso in Accademia nel 1695 e nel 1705 viene eletto Accademico di merito di San Luca.

Tre anni dopo, diviene Pittore della Camera apostolica e risulta coinvolto nei principali cantieri pittorici di Roma. Si distingue per un classicismo che non aderisce, però, pienamente alla maniera di Maratta: acquisisce, infatti, uno stile del tutto personale, caratterizzato da una gestione molto ricca dell’impasto cromatico.

Le sue pennellate risultano preziose, ricche di luce e rapide, producendo una sintesi sapiente tra classicismo e realismo. Questa visione pittorica viene ancor di più alimentata dalla speciale abilità di Pier Leone Ghezzi nell’esecuzione di ritratti, con note spesso caricaturali, che compaiono anche nelle composizioni sacre e storiche e che gli permettono di avvicinarsi alla realtà introspettiva dei personaggi.

Le numerose committenze papali

Negli anni Dieci, Venti e Trenta si svolge tutta l’attività principale del pittore. Non lavora soltanto nelle imprese decorative di chiese romane, ma anche nella residenza del papa a Castel Gandolfo e in diversi edifici alle porte di Roma. Non si esprime soltanto nella produzione sacra, ma anzi, è conosciuto soprattutto per rappresentazioni storiche in cui inserisce una sensibilità nuova e del tutto personale.

Unisce lo spunto aneddotico ed ironico all’impianto aulico e celebrativo, dando vita ad immagini dal sapore moderno, intessute di riferimenti di erudizione archeologica, filosofica, sacra, letteraria. Non manca poi l’illusionismo delle scene, sicuramente dovuto all’apporto della sua attività di scenografo, che conferma, ancora una volta, la straordinaria varietà di interessi e di attività che contraddistingue l’autore.

Naturalmente, l’attività di Pier Leone Ghezzi non si limita solo a grandi cicli decorativi. Molto cospicua e famosa è, infatti, la produzione di ritratti: l’attenzione alle fisionomie, lo sguardo acuto ed arguto, l’abilità nel cogliere particolari distintivi fanno di lui uno dei più grandi ritrattisti del primo Settecento.

Tra propensione alla caricatura e cromatismo acceso e pastoso, dai suoi ritratti affiora una modernità che però lascia anche spazio ai modelli aulici del passato, tra cui il Baciccio (1639-1709) e addirittura Raffaello (1843-1520).

Negli ultimi anni, l’attività dell’artista è legata soprattutto alla grafica, come mostrano le incisioni e i disegni conservati nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe di Roma. Questa produzione ci mostra soprattutto la passione antiquaria e filologica di Pier Leone Ghezzi: la rappresentazione di monumenti, oggetti e resti antichi lo rende famoso in tutta Europa e anticipa quel clima neoclassico che invaderà Roma di lì a poco. Attivo fino agli ultimi anni, muore nel 1755, ad ottantuno anni.

Pier Leone Ghezzi: ingegno multiforme sotto il papato di Clemente XI

Dopo la nomina a Pittore della Camera Apostolica nel 1798, inizia l’ascesa artistica di Pier Leone Ghezzi. Sin dai primi lavori degli anni Dieci in San Clemente, il pittore si mostra un pacato ed equilibrato divulgatore del classicismo marattesco, ma già si nota quel germoglio di arguzia ed ironia che caratterizzerà tutta la sua produzione, tra accademismo e tocco personale.

I lavori in San Sebastiano fuori le Mura e in San Giovanni in Laterano confermano questo andamento in cui prevale la dimensione profondamente realistica dei personaggi rappresentati e un intento quasi caricaturale.

Nel 1710, il papa gli commissiona il ciclo delle Cerimonie: una serie di tele da realizzare per la residenza di Castel Gandolfo e che lo raffigurano intento in alcuni atti di pietà religiosa, tra cui Clemente XI che segue la processione. Aprono la strada ad una tipologia del tutto nuova di dipinto di storia, in cui si uniscono episodi reali a intento celebrativo ed aneddotico, nonostante si tratti di un racconto ufficiale.

La capacità di Pier Leone Ghezzi risiede proprio nella commistione di diversi generi, attraverso una maniera disinvolta che unisce modernità ad accademismo. Ciò si riscontra anche nei cicli di affreschi commissionati dal cardinale Alessandro Falconieri per le ville extraurbane di Torrimpietra e Frascati, eseguiti, tra gli anni Dieci e Trenta del Settecento.

In queste decorazioni, l’artista rivela anche una spiccata capacità di coniugare i paesaggi eseguiti da Monsù Francesco Borgognone (1660-1731), con scene bucoliche ed arcadiche che rappresentano la famiglia del cardinale e che sfociano nella pittura di genere.

I ritratti: tra cenni caricaturali e sguardo arguto

La stessa varietà descrittiva che si legge nei cicli celebrativi e nelle opere sacre si riscontra anche e soprattutto nei ritratti. Tra le opere più famose della produzione ritrattistica di Pier Leone Ghezzi vi sono il Ritratto di Clemente XI, del 1712 e quello di Annibale Albani, degli stessi anni circa.

L’artista crea una sapiente unione tra accademismo aulico e anticonvenzionale realismo, che sfiora nella caricatura dei volti. Soprattutto il Ritratto di Clemente XI, sua opera più famosa, conservata al Museo di Roma in Palazzo Braschi, è memore del Giulio II di Raffaello, ma con un’intensa caratterizzazione del viso, con il naso decisamente pronunciato.

Pennellate sciolte e brillanti definiscono la veste, così come in altri ritratti, tra cui Il ritratto di monaca agostiniana e dello scultore Edme Bouchardon.

Nella Biblioteca Vaticana sono inoltre conservate numerose caricature raccolte nel volume Il Mondo Novo, realizzate per il cardinale Annibale Albani. In esse, attraverso un disegno fine e un morbido chiaroscuro, inserisce in personaggi aristocratici nei loro contesti mondani, accentuando i loro aspetti fisiognomici e satirici.

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