Michelangelo Pistoletto

Michelangelo Pistoletto. Oggetti in meno. Tecnica: Installazione
Oggetti in meno. Tecnica: Installazione

Biografia

Michelangelo Pistoletto (Biella, 1933) a quattordici anni, inizia a lavorare come apprendista nello studio del padre, restauratore. Negli anni Cinquanta, inizia la sua sperimentazione attorno al significato dell’autoritratto ed espone le prime opere a partire dal 1955.

Risale al 1960 la sua prima personale presso la Galleria Galatea di Mario Tazzoli a Torino. Contemporaneamente, lavora al nucleo originario dell’idea dei Quadri specchianti, applicando alcuni autoritratti su fondi monocromi in oro, argento e rame, materie riflettenti che poi verranno ufficialmente sostituite dall’acciaio inox lucidato a specchio, nel risultato finale cui approderà nel 1962.

Il successo internazionale

I Quadri specchianti rappresentano la prima riflessione concettuale di Michelangelo Pistoletto e anche il suo primo vero successo di critica che lo rende noto in Italia ed all’estero. Questo intreccio continuo tra reale e illusione, tra passato e presente è la prima caratteristica della poetica giovanile dell’artista.

Nel 1963, si reca a Parigi per visitare la mostra di Roy Lichtenstein (1923-1997) alla Galleria Sonnabend. Qui, riesce a stabilire un contatto con Ileana, che, nel 1964, visita il suo studio torinese e, affascinata, acquista tutti Quadri specchianti.

L’anno successivo viene organizzata la sua personale prima alla Galleria Sperone di Torino e poi proprio alla Galleria Sonnabend, passo ulteriore verso il successo internazionale. Inizialmente, però, il suo operato viene inquadrato in una estetica essenzialmente Pop, mentre la matrice concettuale e temporale del suo lavoro viene messa in evidenza solo successivamente dal critico Tommaso Trini.

Spinto da Leo Castelli a continuare la sua sperimentazione concettuale, Michelangelo Pistoletto dà avvio ad altri lavori nella metà degli anni Sessanta, che vengono subito notati ed apprezzati da Germano Celant e che hanno contribuito in grande misura alla nascita e alla teorizzazione dell’Arte Povera.

Tra contemplazione e azione

Nel 1967, l’artista approda al teatro di strada e supera lo sdoppiamento tra arte e vita. Il suo scopo è quello di “portare l’arte ai bordi della vita” realizzando lavori che vadano al di fuori dei classici circuiti espositivi.

Aperto il suo studio a Torino dopo il successo parigino, Michelangelo Pistoletto dà anche vita al Gruppo Zoo, in cui arte, teatro, happening si uniscono per dare vita ad eventi performativi che sfociano nel Manifesto della collaborazione, presentato alla Biennale di Venezia del 1968.

Nel frattempo, espone nel Deposito D’Arte Presente di Torino e partecipa alle principali rassegne legate all’Arte Povera: nel 1967 allo Spazio dell’Immagine al Palazzo Trinci di Foligno e ad Arte Povera Im-Spazio presso la Galleria La Bertesca di Genova e a Con-temp-l’azione, nata dalla collaborazione delle Gallerie Sperone, Il Punto e Christian Stein di Torino.

L’anno successivo è presente alla cruciale rassegna Arte povera + Azioni povere agli Arsenali di Amalfi. La sua sperimentazione continua nel corso degli anni Settanta e lo porta ad esporre nelle principali Gallerie europee e statunitensi, portando le sue azioni e le sue installazioni.

Cittadellarte e Terzo paradiso: tra arte e vita

Anche la ricerca nel campo scultoreo risulta fondamentale in tutto il corso della sua azione artistica, almeno fino agli anni Ottanta.

Dal 1991 al 2000 è insegnante di scultura all’Accademia di Belle Arti di Vienna, con un programma che non tradisce la sua poetica, teso a creare sconfinamenti tra arte, vita, teatro, azioni. Risale al 1998 l’inaugurazione di uno dei progetti ancora oggi in vita, la Cittadellarte-Fondazione Pistoletto, nata in un’ex manifattura di Biella e in cui riversa il Progetto arte, basato proprio sulla comunicazione tra settori diversi.

L’ultima fase del lavoro di Michelangelo Pistoletto p contrassegnata dalla nascita del Terzo Paradiso, di cui pubblica il Manifesto nel 2003, caratterizzato dal simbolo dell’infinito modificato con un terzo occhiello centrale che rappresenta “il grembo generativo di una nuova umanità, ideale superamento del conflitto distruttivo in cui natura e artificio si ritrovano nell’attuale società” e che è stato diffuso in tutto il mondo.

Michelangelo Pistoletto: Arte Povera e azione processuale

I Quadri specchianti rappresentano la prima sperimentazione artistica di Michelangelo Pistoletto. Prima utilizza un fondo nero verniciato in modo da diventare specchiante, poi il rame e il fondo oro ed in seguito l’acciaio inox, sui cui viene ricalcata una foto ingrandita a dimensioni reali, a punta di pennello su carta velina.

Queste opere hanno il merito di aver incluso lo spettatore, il mondo contingente che vi si specchia, lo spazio dell’hic et nunc, ma anche la memoria del passato. La superficie riflettente mette in comunicazione spettatore e opera, in modo tale da creare un “autoritratto del mondo”, come lo ha definito l’artista stesso.

I quadri specchianti conducono Michelangelo Pistoletto al riconoscimento internazionale, ma allo stesso tempo lo portano ad ulteriori sperimentazioni, a partire dai Plexiglass, che si aprono ancora di più verso lo spazio e verso la dimensione concettuale.

Sonnabend e Castelli

Incoraggiato dai galleristi Sonnabend e Castelli a creare nuove opere, l’artista, di fatto, giunge alla produzione degli Oggetti in meno, nati tra il 1966 e il 1967, che, in realtà, lo allontaneranno dal sistema artistico statunitense e parigino, fino ad arrivare ad una vera e propria rottura con essi.

Gli Oggetti in meno sono trenta oggetti eterogenei che si inseriscono nell’idea di contingenza temporale, sono liberazioni da parte dell’artista, “un’esperienza oggettiva definitivamente esternata” e lasciata al vissuto dello spettatore, che ci cammina intorno, richiamando quella teatralità di cui parla Michael Fried in Art and Objecthood, riferendosi al Minimalismo americano.

Queste opere compaiono nelle principali manifestazioni poveriste degli anni Sessanta: ma la vera espressione di Michelangelo Pistoletto, attraverso la creazione del gruppo Zoo, si svela nella processualità del fare, quando a Con-temp-l’azione fa rotolare per le strade di Torino una sfera realizzata con carta di giornale pressata.

Mentre ad Arte Povera + Azioni Povere presenta l’idea che appartiene anche alla Venere degli stracci: riveste un sarcofago di stracci per generare un cortocircuito tra ordine e disordine, apollineo e dionisiaco, passato perfetto e presente caotico, alto e basso.

Tra il 1975 e il 1976 compie un esperimento annuale nella Galleria Christian Stein di Torino, nelle tre stanze collegate da porte allineate. Si tratta dell’organizzazione di dodici mostre consecutive, una al mese, che indagano approfonditamente il concetto di tempo, come avviene anche in altre opere e azioni, tra cui Un libro, il lato letterario del quadro del 1970: 31 tele rovesciate animate da una sola frase ciascuna, firmata e datata nel giorno di produzione, fino alla trentunesima.

Divisione e moltiplicazione dello specchio e L’arte assume la religione risalgono al 1978, mentre negli anni Ottanta nasce la ad Atlanta il progetto della Creative Collaboration, nucleo principale di tutti gli sviluppi successivi che avranno alla base il concetto di collaborazione tra sfere artistiche diverse, tra cui anche la Fondazione Pistoletto e la Cittadellarte a Biella.

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