Pitloo Antoon Sminck

Antoon Sminck Pitloo. Paesaggio al Tramonto
Paesaggio al Tramonto. Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Antoon Sminck Pitloo (Arnhem, 1790 – Napoli, 1837) nel 1803 entra come allievo nella Società degli studiosi d’Arte. Pochi anni dopo una borsa di studio concessa da Luigi Napoleone gli permette di trasferirsi a Parigi.

Qui dal 1808 al 1811 frequenta la scuola di paesaggio di Victor Bertin e di Jean-Xavier Bidauld. Maestri che erano stati loro volta allievi di Pierre-Henri de Valenciennes, pittore che aveva rivoluzionato l’idea di pittura di paesaggio alla fine del Settecento.

L’arrivo in Italia

Nel 1811 Antoon Sminck Pitloo si trasferisce a Roma, al seguito dell’amico olandese Abraham Teerlinck che abitava presso il convento di Trinità dei Monti.
Nella Capitale entra nel cenacolo di artisti compatrioti come Martin Verstappen e comincia ad ottenere diverse committenze da Luigi Napoleone e dal re Guglielmo d’Olanda.

Quando cade Napoleone nel 1815 perde la borsa di studio, ma la rete di conoscenze tessuta a Roma gli permette di rimanere in Italia. Infatti il conte Gregorio Orloff lo invita a trasferirsi a Napoli nella sua abitazione in vicolo del Vasto 15.
Per circa quattro anni Antoon Sminck Pitloo intraprende diversi viaggi per visitare il Regno delle Due Sicilie, portando sempre dietro di sé piccoli studi con le impressioni paesaggistiche.

L’insegnamento

Nel 1820 sposa Giulia Mori, sorella dell’incisore Ferdinando Mori. Nello stesso anno, come ricorda uno dei suoi primi allievi Giacinto Gigante (1806-1876), apre una scuola di paesaggio a Napoli, frequentatissima da italiani e stranieri.

Proprio per i suoi indiscussi meriti in ambito didattico seppur non all’interno dell’Accademia, nel 1822 viene nominato professore onorario al Real Istituto di Belle Arti. Risale invece al 1824 la sua partecipazione al concorso per l’ottenimento della cattedra della Scuola di Paesaggio, con esito positivo.

Il grande contributo di Antoon Sminck Pitloo all’insegnamento accademico della pittura di paesaggio ha permesso che intorno a lui si formasse la Scuola di Posillipo.
Nome creato per sottolineare l’importanza del luogo che accoglieva vedutisti nordici e attirava per questo anche gli italiani. Il passaggio di William Turner e Camille Corot, a Napoli nel 1819 e nel 1825 il primo e nel 1828 il secondo, lascia moltissime tracce.

Una su tutte,  l’adozione di un pittura più sintetica e lontana dalla tradizione classica. Antoon Sminck Pitloo, già indirizzato su questa strada dal suo maestro Bertin, dà un’impronta tutta nuova all’insegnamento accademico.
Spinge i suoi allievi ad uscire dalle aule e dagli studi per ritrarre la natura dal vero, per far emergere l’impressione immediata del luogo.

Il paesaggio non è più reso nel suo schema classico, ma assume una accezione nuova e romantica permeata da un naturalismo mediato dalla soggettività dell’autore.

L’attività di Antoon Sminck Pitloo sia come insegnante che come pittore si spinge fino agli anni Trenta inoltrati. Purtroppo nel 1837 viene colpito dalla famosa epidemia di colera; muore nello stesso anno a Napoli, la sua amata città d’adozione.

Il paysage classique

Parigi

Quando Antoon Sminck Pitloo si trova in Francia per studiare la pittura di paesaggio, si forma con Bertin e Bidauld, pittori che avevano ereditato l’insegnamento di Valenciennes. Come accennato, quest’ultimo è uno dei maggiori rappresentati del paesaggio classico francese della seconda metà del Settecento.

Il suo viaggio in Italia però gli permette di dedicarsi ad una serie di studi che evidenziano il cambiamento del concetto di veduta.
Non è più quello canonico in cui lo sguardo del pittore risulta lontano o addirittura nascosto dietro l’occhio freddo e oggettivo della camera oscura. Si tratta ormai di uno sguardo che permea la realtà con la sua soggettività.

Le sue vedute dei tetti al sole e all’ombra realizzate a Roma negli anni Ottanta del Settecento rivelano lo studio del cambiamento della luce. Nel corso della giornata il sole e il tempo producono effetti diversi, quindi la pittura di paesaggio non può essere sempre basata sugli stessi canoni.

Non cambia soltanto la luce, ma anche lo sguardo dell’autore che si muove liberamente nello spazio. Le vedute perdono la loro fissità e unitarietà, per divenire parziali, quasi fotografiche. Ecco che queste novità, tramite Bertin e Bidauld, arrivano a Pitloo.

Le sue vedute rimangono di impronta classica, ma sono invase da un ottimo studio della luce e delle variazioni cromatiche, naturalmente catturate en plein air. Gli sviluppi del paesaggio, come evidenzia Napier, si notano soprattutto negli studi realizzati dagli anni Trenta in poi.
Essi infatti risultano carichi di una sensibilità nuova, tutta rivolta al legame con il vero.

Roma

Quando giunge a Roma nel 1811 Antoon Sminck Pitloo, nella tradizione classicista del paesaggio nordico, realizza una Veduta della villa di Saint Leu in Francia per Napoleone. Si dedica anche a vedute tradizionali di Roma come La fontana di Campo Vaccino e Veduta dell’arco di Giano.

Raffaello Causa ha sottolineato come in questo periodo le prove di Pitloo risultino ancora legate alla tradizione compositiva del paesaggio classicista. La svolta vera e propria avviene di fatto solo a Napoli dagli anni Trenta in poi.

Napoli

L’arrivo a Napoli di Pitloo comporta una serie di viaggi nel Regno delle Due Sicilie, dove si concentra sulla realizzazione di impressioni dal vero.  Nel 1820 dà vita alla sua famosa scuola di paesaggio che permette la formazione dei maggiori rappresentanti della Scuola di Posillipo. Ancor di più, l’operato di Pitloo si noterà negli anni di insegnamento al Real Istituto di Belle Arti di Napoli.

È qui infatti che il pittore  si fa promotore di una Scuola di Paesaggio del tutto nuova nei contenuti. Le sue vedute però risultano in questo periodo ancora ormeggiate alla freddezza tradizionale. Ne sono un esempio Veduta del corpo di Cava, Castel dell’Ovo al levar del sole, Cascata delle Marmore.

Antoon Sminck Pitloo. La Scuola di Posillipo

La maturazione paesaggistica

Due vedute segnano il passaggio effettivo di Pitloo dal linguaggio classico a quello innovativo del paesaggio moderno: Il boschetto di Francavilla e La veduta d’Ischia.
Siamo alla fine degli anni Venti e ormai la maniera di Pitloo risulta permeata di una grande sensibilità atmosferica.

Questa dimostra la felice congiunzione tra la tradizione seicentesca del paesaggio e le novità introdotte da Corot e Turner passati a Napoli negli anni Venti. Ecco che i paesaggi napoletani di Posillipo, del Golfo, dei dintorni della città come Paestum, Sorrento e Cava diventano i protagonisti di vedute d’apres nature.

Da queste tele emerge una precisa ricerca degli effetti della luce nel tempo, come risulta da Effetti di sole sulle case o Paesaggio al tramonto. Inutile dire che le modalità di Antoon Sminck Pitloo si trasmettono alla cerchia di artisti che si forma attorno al suo nuovo impegno didattico.

“Distrugge” in qualche modo la tradizionale disciplina formativa per crearne un’altra tutta incentrata sullo studio dal vero. Gigante, Teodoro Duclere (1815-1869), Salvatore Fergola (1799-1874), Raffaele Carelli (1795-1864) e Gabriele Smargiassi (1798-1882) appartengono alla generazione degli “anziani della Scuola di Posillipo”. Sono infatti i diretti discepoli di Pitloo e ne ereditano e sviluppano, in qualche caso, il linguaggio.

La ricerca cromatica degli ultimi anni

Dopo il 1833 i paesaggi di Pitloo rivelano un intenso studio coloristico e luministico che non lascia più spazio ai dettagli precisi e naturalistici. L’artista si spinge oltre: lascia intenzionalmente le sue vedute allo stato di bozzetto, giungendo a composizioni di grande modernità.

Si tratta di piccoli studi su tavolette in cui il colore risulta steso in modo sintetico, quasi anticipatore delle istanze della pittura di macchia. Ne sono un esempio Tramonto sul Golfo di Napoli, Mulino di Gragnano, Il castello di Baia. Vedute queste che si avvicinano moltissimo alla ricerca cromatica coeva del suo allievo e amico Giacinto Gigante, protagonista quanto Pitloo della Scuola di Posillipo

Quotazioni Antoon Sminck Pitloo

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