Serge Poliakoff

Serge Poliakoff. Composizione, 1956. Tecnica: Gouache
Composizione, 1956. Tecnica: Gouache

Biografia

Serge Poliakoff (Mosca, 1906 – Parigi, 1969), dopo la rivoluzione russa, lascia Mosca per rifugiarsi in diversi paesi europei, svolgendo i mestieri più disparati. Nel 1923, riesce a stabilirsi a Parigi, serbando in sé il desiderio di frequentare l’accademia.

Finalmente, verso la fine degli anni Venti, riesce ad entrare all’Académie Frochot, interessandosi sin da subito alle ricerche del Cubismo orfico, ma anche all’Astrattismo del Bauhaus e del Costruttivismo russo.

Il percorso artistico a Parigi

L’esordio di Serge Poliakoff avviene alla Galerie Drouant di Parigi nel 1931, mostra collettiva che gli garantisce un immediato successo e gli permette di approfondire la sua formazione, compiendo un soggiorno di due anni a Londra tra il 1934 e il 1936.

Qui, frequenta i corsi della Slade School of Art, ma frequenta anche i musei della capitale britannica, appassionandosi, in particolare, ai maestri del Trecento e del Quattrocento italiani, ma anche all’arte primitiva, ispirazioni fondamentali per la sua concezione spaziale e cromatica.

Il rientro a Parigi avviene nel 1937, anno del cruciale incontro con Vassilij Kandinskij (1866-1944) che lo indirizza definitivamente alla pittura astratta, scelta cui giunge anche grazie alla frequentazione di Robert Delaunay (1885-1941), di cui frequenta i corsi sui contrasti simultanei di colore.

Tra gli anni Quaranta e Cinquanta è molto densa l’attività espositiva di Serge Poliakoff, che si fa interprete di una pittura fatta di grandi campiture cromatiche che si incontrano, generando dialoghi e contrasti.

I suoi primi dipinti astratti compaiono alla Galerie L’Esquisse di Parigi nel 1945, mentre l’anno successivo partecipa a diverse mostre nella Salle du Centre des Recherches, luogo rappresentativo dell’avanguardia astrattista parigina e mondiale, dove compare anche Hans Hartung (1904-1989). Tra gli anni Quaranta e Cinquanta, si susseguono le sue partecipazioni a collettive in tutto il mondo, ma per mantenersi si divide tra pittura e musica, suonando anche la chitarra.

L’attività espositiva

Il contratto con la Galerie Bing, risalente al 1952, permette a Serge Poliakoff di abbandonare la musica e di vivere di sola pittura.  Dopo aver visitato la mostra L’Art du XX siècle, al Museé d’Art Moderne di Parigi, rimane profondamente colpito dal Quadrato bianco su fondo bianco di Kazimir Malevič (1879-1935), perché l’assenza del colore non impedisce comunque alla materia di essere vibrante, anzi forse acuisce ancor di più quel senso di pulsazione luminosa data dalla confluenza dei due bianchi.

A questo punto, la pittura dell’artista russo si esprime attraverso campiture di colore ben definite ma non geometriche, che si incontrano dando vita a piccole isole, a fazzoletti di cromatismi diversi a tempera o a gouache, dal valore lirico e personale.

Sempre nel 1952, Serge Poliakoff tiene la sua prima personale a New York, alla Circle and Square Gallery. Dalla metà degli anni Cinquanta in poi, si susseguono le esposizioni dell’artista in tutta Europa, dall’Italia, alla Germania, ai paesi scandinavi. Prende parte al Premio Pittsburgh e a diverse edizioni della Documenta di Kassel.

Al 1962 risale la sua prima e unica partecipazione alla Biennale di Venezia, mentre nel 1968 gli viene dedicata una retrospettiva alla Maison de la Culture de Caen. Muore a Parigi l’anno successivo, a soli sessantatré anni.

Serge Poliakoff: la riflessione sul colore e sull’astrazione

Prima di giungere a Parigi e prima del cruciale viaggio a Londra degli anni Trenta, Serge Poliakoff è un pittore tradizionale, figurativo, di nudi soprattutto. Ma il clima di devozione verso gli artisti cubisti e verso l’Orfismo di Delanuay lo conducono alla scelta dell’astrazione, prima profondamente geometrica, poi via via più personale.

Mentre la tavolozza dell’Astrattismo di inizio Novecento risulta prettamente chiara, l’artista russo si spinge verso tonalità più cupe, rossi, neri, verdi, ma anche i bianchi risultano “spenti” proprio per l’accostamento a cromatismi più scuri.

Altro elemento fondamentale della poetica di Serge Poliakoff è la ricerca delle trasparenze, quindi l’emergere della tela o del materiale di supporto, che esprime un dialogo sempre presente tra i media usati. Intorno agli anni Cinquanta, il geometrismo iniziale lascia spazio alla miriade di Composizioni nate dall’incontro di campiture irregolari di colore che comunicano tra loro come in una tarsia marmorea.

Poemi pittorici

Questi “poemi pittorici” sono basati sullo studio dell’intensità e del valore del colore che tocca corde profondamente liriche, attraverso l’unione di aspetti puramente materici con quelli di natura prettamente spirituale.

In alcune mostre realizzate in Italia da Carlo Cardazzo, nelle sue gallerie di Roma, Venezia e Milano, emergono questi elementi peculiari dell’artista russo, che pongono l’accento non tanto sulla materia in sé per sé, come avviene per gli Informali francesi come Jean Fautrier (1898-1964), ma ci presenta una stretta correlazione tra materia e forma.

Il suo è un tachisme in cui la superficie del quadro presenta una serie di “macchie” colorate caratterizzate da intensità e densità diverse, che creano pattern che si percepiscono come contrasti di tensioni cromatiche ed emotive. Non è un caso che Serge Poliakoff colga nel colore profondo e solenne dei primitivi italiani una continua fonte di ispirazione, soprattutto nella scelta di campiture piatte che si uniscono come tasselli di uno sfondo gotico.

È questo il profondo senso delle grandi e numerose Composizioni numerate, che appaiono costellate di ocra, ori, bordeaux e verdi scuri, in una dimensione silenziosa e quasi ascetica, che si legge nella perfetta modulazione delle zone di colore.

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