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Pomi Alessandro

Alessandro Pomi. Anticamera, 1928. Tecnica: Olio su tela
Anticamera, 1928. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Alessandro Pomi (Mestre, 1890 – Venezia, 1976) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Venezia sotto la guida di Ettore Tito (1859-1941). In seguito, completa la sua formazione compiendo diversi viaggi tra Germania e Italia, frequentando soprattutto Firenze e Roma.

Nonostante Alessandro Pomi si riveli sin da subito legato alla tradizione accademica della figura, fortemente influenzato dal tonalismo veneto, riesce a fare breccia anche tra gli esponenti della Secessione di Ca’ Pesaro, tanto che viene invitato ad esporvi nel 1910 e a prendervi uno studio fino alla fine della Prima guerra mondiale.

Nel 1911, prende parte all’Esposizione Internazionale di Roma e l’anno successivo inizia a partecipare alla Biennale di Venezia, esponendovi poi, regolarmente, fino alla fine degli anni Quaranta.

Sostanzialmente influenzato dal maestro Ettore Tito, Alessandro Pomi indirizza tutta la sua produzione verso un’affascinante e viva rappresentazione della quotidianità cittadina, attraverso una pittura brillante e rapida.

Scene di interno, ritratti, nudi, eleganti raffigurazioni della vita veneziana compaiono alle esposizioni, mettendo in risalto l’approccio raffinato, sintetico e luministico del suo linguaggio. Nella produzione giovanile predilige un tratto allungato e fatto di tanti filamenti di colore.

Nella parte più tarda della sua carriera, invece, si spinge verso una pennellata più uniforme, attentissima alle variazioni luministiche ed atmosferiche.

L’erede simbolico di Ettore Tito

Nel corso degli anni, sempre attivo a Venezia, Alessandro Pomi, con la sua pittura elegante e tecnicamente impeccabile, riesce a ottenere vasti consensi soprattutto tra i collezionisti veneti, che cominciano a considerarlo come il diretto erede e continuatore dell’operato di Ettore Tito.

Nel 1928, tiene un’importante personale presso la Galleria Pesaro di Milano, in cui ottiene un grandioso successo di critica e di pubblico. Contemporaneamente, si afferma in campo internazionale, partecipando international Exhibition of Paintings al Carnegie Institute di Pittsburgh dal 1923 al 1950.

Risale al 1931 il Premio Popolare, ottenuto da Alessandro Pomi proprio presso questa manifestazione artistica. Cosa che gli permette di entrare facilmente nel mercato americano, conquistato con le sue scene preziose e i nudi ricercati.

Dopo la grande impresa decorativa delle Stazioni della Via Crucis per il Duomo di Treviso, eseguita nella metà degli anni Trenta, l’artista continua ad esporre fino al 1948. Dagli anni Cinquanta in poi, si ritira in una vita intima ed appartata, continuando a dipingere anche scenette della quotidianità di evidente tradizione ottocentesca. Ottantaseienne, muore a Venezia nel 1976.

Alessandro Pomi: un raffinato luminismo, eredità della tradizione ottocentesca

Dopo l’esordio presso la mostra di Ca’ Pesaro del 1910, Alessandro Pomi è presente all’Internazionale di Roma del 1911 con le due opere Ritratto e Danza zingaresca. Si nota immediatamente come il suo tratto pittorico sia sicuramente erede della tradizione verista di Ettore Tito, fresca e vivace.

La maestria nella resa psicologica dei personaggi rappresentati è una delle caratteristiche che Alessandro Pomi fa sua, assieme alla sicurezza compositiva, cromatica e luministica. Nel 1912, espone alla Biennale di Venezia Prova di debutto, mentre nel 1914 vi partecipa con Divettes, un dipinto in cui le accensioni luministiche regolano l’intera scena di un dietro le quinte teatrale.

Dopo l’interruzione dovuta alla Prima guerra mondiale, nel 1919, l’artista lascia il suo studio di Ca’ Pesaro e giunge ad un linguaggio ormai definito e maturo. Da questo momento in poi, la sua pittura si fa ancora più vivida e presente sotto gli straordinari effetti di luce che colpiscono visi eleganti e nudi suadenti, ma anche figure in scene della quotidianità.

Una straordinaria scioltezza compositiva

Alla Biennale veneziana del 1920 si presenta con il sintetico Ritratto d’uomo, Terra promessa e Primavera. L’anno successivo, alla I Mostra Regionale d’Arte trevigiana espone Monti e Sulla spiaggia, mentre alla Fiorentina Primaverile del 1922 presenta le cinque opere Nudo, Ritratto, Sulla spiaggia, Siesta e San Marco.

Questi dipinti mettono in evidenza la corsiva scioltezza espressiva di Alessandro Pomi, sempre più legato alla tradizione dell’Ottocento veneto e veneziano in particolare. Un tribuno, Vespro intimo e Giorno festivo compaiono alla Biennale del 1922, mentre nel 1924 ha una sala personale in cui espone ben undici opere.

Tra di esse, Al sole, Partita a bocce, In Cadore, Siesta e La partita. Il 1928 segna un’importante successo del pittore, con la personale alla Galleria Pesaro. Vi espone più di settanta opere, tra cui Serenata, Riflessi rosa, Cucendo la vela, Esperimento, Anticamera, In villa, Bimbe al sole, Verso Burano, Merlettaie, Ombrellino rosso e soprattutto la bellissima Susanna, opera con cui al Carnegie di Pittsburgh otterrà, nel 1931, il Premio Popolare.

Scirocco, di nuovo Susanna, Ritratto di mia madre e Bagnante vengono esposti alla Biennale di Venezia del 1930, mentre alla Quadriennale del 1931 l’artista si presenta con Estate, Venezia e Vecchi pescatori.

Ancora, Ricamatrici chioggiotte, Dafne e Ritratto compaiono alla Biennale del 1932. In una delle sue ultime esposizioni, la Sindacale torinese del 1940, Alessandro Pomi invia i delicati dipinti Bagnante e Visite che lo confermano ancora una volta come un abilissimo narratore della quotidianità a lui contemporanea.

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