Prampolini Enrico

Enrico Prampolini. Paesaggio Cosmico, 1930. Tecnica: Olio su cartone telato, 40 x 50 cm .
Paesaggio Cosmico, 1930. Tecnica: Olio su cartone telato, 40 x 50 cm. Firmato in basso a destra “Prampolini”; sul retro cartellino di esposizione Galleria del Milione 1938.

Biografia

Enrico Prampolini (Modena, 1894 – Roma, 1956) viste le sue spiccate doti artistiche, nel 1912 si trasferisce da Modena a Roma per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Tra gli altri, ha come insegnante anche Duilio Cambellotti (1876-1960). Dunque, è naturale che inizialmente il pittore sia catturato dalla cultura simbolista, proprio negli anni della Secessione romana.

Un artista eclettico

Prampolini, durante la formazione romana, si interessa non soltanto alla pittura, ma anche alla scrittura e al teatro. È proprio in questo modo che nasce l’artista poliedrico e dalle mille sfaccettature, come sarà poi per il resto della sua vita. Nel 1913 si avvicina al Futurismo, pubblicando La cromofonia e il valore degli spostamenti atmosferici.

Sono gli anni in cui espone con i futuristi ed eredita soprattutto le lezioni di Umberto Boccioni (1882-1916) e di Giacomo Balla (1871-1958) con il loro studio del movimento e del dinamismo. Ma poco dopo, nel 1915 entra in contatto con Tristan Tzara (1896-1963) di passaggio a Roma. A questo punto, attratto anche dal Dada, espone a Zurigo presso la Galerie Dada.

Enrico Prampolini si trova in bilico, dunque, tra la poetica ironica e non sense del Dada e quella dell’astrattismo futurista. Nel 1917 fonda la rivista “Noi”, nella quale si sente libero di pubblicare diverse sue riflessioni teoriche, accogliendo, tra le pagine del periodico, una serie di scritti di artisti europei.

Nel frattempo, lavora come scenografo per il film Thait di Anton Giulio Bragaglia (1890-1960). Molti altri ancora saranno i film e gli spettacoli in cui lavorerà come costumista e scenografo.

La Casa d’Arte Italiana

Risale al 1919 la fondazione, da parte di Enrico Prampolini, della Casa d’Arte Italiana, un luogo in cui divulgare ed esporre l’arte d’avanguardia, dal Dada, al Cubismo, al Futurismo. Pochi anni dopo, nel 1923, avviene la pubblicazione del Manifesto dell’Arte Meccanica, di cui il l’artista modenese è tra i principali interpreti, insieme a Vinicio Paladini (1902-1971) ed Ivo Pannaggi (1901-1981), che inizialmente avevano firmato un primo manifesto senza la firma dell’infuriato Prampolini.

Composizioni di forme, sagome intersecate fra loro, con l’inevitabile influenza di artisti Dada quali Hans Arp (1887-1966), sono le opere che rappresentano Enrico Prampolini fino a tutti gli anni Venti. Come recita il Manifesto, non si intende rappresentare la forma esteriore della macchina, ma il suo spirito interno, il suo lavorio interiore.

Parigi: 1925-1937:

È il 1925 l’anno in cui Enrico Prampolini decide di trasferirsi a Parigi, per rimanervi per oltre dieci anni. Qui espone soprattutto con i futuristi, intensificando la sua attività all’interno della corrente. Firma nel 1926 il Manifesto dell’architettura futurista e nel 1929 quello dell’Aeropittura. In tutti i campi artistici, Enrico Prampolini esprime il suo carattere esplosivo: come aeropittore, concede un punto di vista di «realtà cosmiche».

Continua a partecipare a numerose mostre futuriste, ma anche alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali romane con il suo “idealismo cosmico”. Nel 1934 pubblica il manifesto Al di là della pittura verso i polimaterici. Oggetti e materie diverse fluttuano su sfondi neutri e dalle forme surreali e soprattutto polimateriche.

Roma: Gli ultimi anni

Tornato in Italia, nel 1941, tiene una personale alla Galleria di Roma, una sorta di riassunto di tutta la sua opera. È del 1945 la fondazione dell’Art Club di Roma con cui esporrà regolarmente fino agli anni Cinquanta.

Negli ultimi tempi, giunge persino ad esplorare l’Informale, mentre nel 1951 espone alla mostra “Arte Astratta e Concreta in Italia” presso la Galleria Nazionale di Roma. Dopo aver inaugurato l’ultima personale alla Biennale del 1956, muore il giorno seguente a Roma, ancora nel pieno dell’attività.

Enrico Prampolini: il futurismo e l’arte meccanica

Come accennato, le prime esperienze futuriste si uniscono alle suggestioni dadaiste ricevute da Tzara. Così le forme dinamiche nello spazio futurista vanno ad unirsi a stilemi dada, soprattutto negli anni Dieci del Novecento. È in seno a queste prime elaborazioni artistiche che Enrico Prampolini si fa il principale interprete dell’Arte Meccanica.

Forme pure e lontane da ogni riferimento mimetico alla realtà, si stagliano come sagome geometriche sugli sfondi, come avviene in Composizione B3 del 1922, dipinto conservato a Modena. Ritmi, accostamenti formali e cromatici, linee e immagini della fantasia popolano queste composizioni degli anni Venti.

Lo splendore meccanico del movimento, del lavoro viene reso nella sua accezione spirituale e non esteriore, proprio per celebrare i ritmi, le emozioni e le pulsazioni interne della macchina, anche tramite materiali diversi.

Nel 1926, alla Biennale veneziana, Prampolini espone 17 opere tra cui Ritmi di velocità, Il costruttore, Marinetti – sintesi plastica, Danza meccanica, La macchina fermalava e Ritmo architettonico.

Nel 1927, presso la mostra dei Futuristi a Milano, espone Mussolini architettonico, Forma e spazio in movimento, Architettura femminile e Danza del footbool. Mentre a quella del 1929, tra le altre opere, compare il significativo Ritratto della pittrice e scrittrice futurista Benedetta Marinetti – Architettura delle atmosfere spirituali.

L’Idealismo cosmico e le opere polimateriche

Nel 1929, quando Prampolini firma il Manifesto dell’Aeropittura ne dà subito la sua particolare interpretazione idealista. La sua visione lirica e spirituale, già presente nell’arte meccanica, torna nella pittura aerea. Si fa promotore di un “idealismo cosmico” che pervade spazi e paesaggi.

Così tra le molte opere presentate alla Biennale di Venezia del 1930 compaiono L’isola inghiottita, Paesaggio femminile, Astronomia d’immagini, Il Plastico Magico, Sintesi di Napoli, La fabbrica delle emozioni.

A questo punto, le forme immaginarie e fluttuanti di Enrico Prampolini si arricchiscono di materiali diversi, basta far riferimento alla famosa Intervista con la materia, in cui smalti, olio, sughero, legno e galatite si uniscono a formare un’opera in bilico fra una scultura, un oggetto e un dipinto. Risente dunque del Dada e del Cubismo.

Una grande personale lo rende protagonista della Mostra Futurista milanese del 1931, in cui presenta opere e modellini come Saggio di coreoplastica, Scenodinamica per il dramma “Vulcani” di Marinetti, Interno di Prampolini, Salamandra di Pirandello, Nomenclatura areopittorica – linea di volo.

Altre personali di Enrico Prampolini si tengono alle Biennale di Venezia del 1932 e alla Quadriennale di Roma del 1935, in cui espone Apparizione aerodinamica – polimaterico, Paesaggio simultaneo, Polimaterico di elementi casuali, Magia della stratosferica – polimaterico e Vita cosmica. Mentre la serie degli Incanti cosmici, dipinti fuori dal tempo e dallo spazio, fanno la loro comparsa alla Quadriennale del 1943.

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