" /> Eugenio Prati, Pittore | Acquisto Opere, Biografia, Quotazione Gratuita

Prati Eugenio

Eugenio Prati. Agnellino smarrito, 1900. Tecnica: Olio su tela, 56 x 95 cm
Agnellino smarrito, 1900. Tecnica: Olio su tela, 56 x 95 cm

Biografia

Eugenio Prati (Caldonazzo, 1842 – 1907) dimostra una forte propensione verso lo studio dell’arte sin dalla tenera età. I genitori, sensibili a questa attitudine del figlio, ascoltano i consigli dei suoi insegnanti e lo fanno trasferire da Caldonazzo, vicino Trento, a Venezia, per permettergli di frequentare l’Accademia di Belle Arti.

A Venezia, studia al seguito di Carl De Blaas (1815-1894), di Pompeo Marino Molmenti (1819-1894) e di Michelangelo Grigoletti (1801-1870). Terminati gli studi nella città lagunare, nel 1866, Eugenio Prati decide di trasferirsi a Firenze per frequentare lo studio di Antonio Ciseri (1821-1891).

Vi rimane fino al 1880, entrando inevitabilmente in contatto con i rappresentanti della pittura di macchia. Durante gli anni passati in Toscana, il pittore si sposta poche volte, solo per compiere piccoli soggiorni nel suo Trentino e a Roma, dove si reca con la sorella.

Autore apprezzato nella sua città d’origine, nel 1871 riceve una borsa di studio dalla Giunta tirolese della durata di un anno, seguita all’esposizione di alcune opere di carattere storico e di diversi soggetti di genere dal sapore intimo e delicato.

La Valsugana

Terminati gli studi a Firenze, Eugenio Prati ritorna per un anno nel suo paese, Caldonazzo. Poi si trasferisce ad Agnedo, in Valsugana, dove rimane per gran parte della sua vita. Qui, conduce un’esistenza tranquilla con la moglie Ersilia Vasselli e con i figli.

Dal piccolo centro montano, partecipa alle più importanti rassegne italiane, come le Promotrici genovesi, torinesi e fiorentine, le mostre nazionali di Roma, Bologna e Milano, fino ad arrivare alla Biennale veneziana del 1895.
È molto attivo anche all’estero, colpendo la critica e il pubblico con i suoi soggetti femminili denotati da una dimensione privata e familiare, spesso umilissima.

Nel 1883 espone all’Internazionale di Nizza e dieci anni dopo alla Mostra Mondiale di Chicago, dove ottiene la medaglia d’oro. Diventa membro onorario dell’Accademia fiorentina nel 1887 e coltiva, contemporaneamente, la passione per l’illustrazione e per la musica.

Dipinge fino ai primi anni del Novecento, quando si contraddistingue per le sue concessioni al simbolismo e per i soggetti sacri. Muore a Caldonazzo nel 1907, a sessantacinque anni.

Eugenio Prati: una pittura intima e familiare tra verismo e simbolismo

Il trentino Eugenio Prati esordisce come pittore di storia, influenzato dal maestro Ciseri. Come primo soggetto storico, espone alla Promotrice genovese del 1869 Il generale Garibaldi a Milazzo, poi, nel 1872 a Firenze presenta Dante nella sua casa vede Beatrice, Le prime ispirazioni musicali e lo studio dal vero Donna romana.

Già nel 1880 unisce al soggetto di storia Vittoria Colonna visita lo studio di Michelangelo, diverse opere di genere come Il piccolo cantoniere e Amore non invecchia. La sua pittura risulta veloce e sintetica, fatta di piccoli e ravvicinati tasselli di colore che molto hanno a che fare con la poetica macchiaiola.

Una luce intensa spesso colpisce i suoi soggetti tratti dall’umile quotidianità, soprattutto con il suo trasferimento in Valsugana. Gli anni Ottanta, rappresentano il graduale passaggio dal verismo all’interpretazione simbolista della realtà, attraverso una stesura cromatica molto legata a quella della Scapigliatura.

I suoi soggetti, infatti, uniscono l’osservazione del vero al senso evocativo che traspare dalla loro aura delicata e trasognata. La tranquilla semplicità dei gesti quotidiani acquisisce un valore simbolico, proprio come succedeva per i soggetti montani dei divisionisti.

Nel 1881, alla Mostra di Milano espone cinque tele di genere tra cui il maestoso racconto tradizionale de Le nozze d’oro, La vedova, Istruzione della nonna e Alla mia vecchiotta. Con gli intimi soggetti All’ovile, Il sequestro, Uva, La mendicante e In autunno partecipa alla Mostra di Belle Arti di Roma del 1883.

Nello stesso anno espone a Nizza una delle sue opere più famose, ricca di drammaticità, l’Abbandonata, premiata e poi acquistata da un collezionista londinese. Importanti sono le opere presentate alla Nazionale di Venezia del 1887, Ancora un momento, Il tempo è denaro, Traditore!, Da Massaua, Nozze – Valtesina e Abile.

Nel 1895, Eugenio Parti partecipa alla I Biennale di Venezia con Prendete! e Solitudine, mentre nel 1899, viene premiato alla Mostra d’Arte Sacra di Torino, dove espone il trittico Ritorno dall’Egitto. Questo soggetto sacro, ne accompagna altri realizzati nello stesso periodo, come il Cristo e la Maddalena conservato al Mart di Rovereto.

In questi anni, la passione per la musica si unisce alla realizzazione di soggetti allegorici, come Agnellino smarrito, del 1900. Allo stesso anno risale la sua partecipazione all’Esposizione Artistica di Verona, dove presenta Vecchiaia laboriosa, Timore e Studio e lavoro.
L’ultima mostra cui partecipa è quella milanese per il Traforo del Sempione del 1906, in cui espone Zappatrici, Consummatum est e Poesia della montagna.

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