" /> Attilio Pusterla, Pittore | Acquisto Opere, Biografia, Quotazione Gratuita

Pusterla Attilio

Attilio Pusterla. In Vettura (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
In Vettura (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Attilio Pusterla (Milano, 1862 – Woodcliff, 1941) nasce da una famiglia molto umile di Milano. Dimostrate ottime doti artistiche, inizia a frequentare l’Accademia di Brera a partire dal 1879. Vi conosce Emilio Longoni (1859-1932), Angelo Morbelli (1853-1919), Gaetano Previati (1852-1920), Giovanni Sottocornola (1855-1917) e Giovanni Segantini (1858-1899).

Esordisce nel 1883 all’Esposizione Internazionale di Roma con due dipinti di paesaggio, ancora molto legati al lirismo naturalistico di Filippo Carcano (1840-1914), anch’egli conosciuto a Brera. Ben presto, però Attilio Pusterla inizia a dedicarsi completamente a tematiche che riguardano la questione sociale.

Si interessa agli ultimi, agli anziani, ai diseredati, ai temi caldi del lavoro e si rivolge anche alla descrizione della vita quotidiana. Naturalmente, il linguaggio adottato è quello divisionista: lunghi filamenti di olio o Attilio Pusterla che rendono alla perfezione le scene di profonda denuncia sociale presentate dall’autore.

Purtroppo, sono poche le opere che di lui ci sono pervenute, perché sottoposte, nel corso degli anni, ad una progressiva dispersione. Inoltre, anche in vita, Attilio Pusterla non ha ottenuto immediato e facile successo, forse proprio a causa della carica di forte protesta socialista presente in gran parte dei suoi dipinti.

Il legame con Vittore Grubicy

All’inizio degli anni Ottanta, è ospite di Achille Tominetti (1848-1917) a Miazzina. Qui conosce Vittore Grubicy de Dragon (1851-1920) che è uno dei pochi a riconoscere subito il valore dei dipinti di denuncia del pittore. Li fa esporre, infatti, diverse volte nella vetrina della Galleria gestita dal fratello Alberto Grubicy.

Nel frattempo continua a partecipare alle esposizioni braidensi, alla Triennale di Milano e alle Promotrici torinesi, con dipinti forti e schietti che spesso suscitano dubbi non solo nei conservatori, ma anche negli ambienti di sinistra.

A volte, al Divisionismo si sostituisce una pennellata più piena in grado di dare peso alle volumetrie e pienezza a scene dalle prospettive profonde e affollate. Espone poi a Firenze, alla Biennale di Venezia del 1895 e alla Festa dell’Arte e dei Fiori del 1896. Le sue opere continuano a subire dure critiche per la crudezza dei temi rappresentati.

Il trasferimento in America

Nel 1893, Attilio Pusterla compie un viaggio in America, insieme a Longoni, Previati e Luigi Conconi (1852-1917), per visitare l’Esposizione Internazionale di Chicago. Rientrato in Italia, per l’ennesima volta fallisce agli occhi della critica, nonostante l’indiscutibile valore della sua pittura e del suo risvolto socio-politico.

Ormai profondamente deluso, espone per l’ultima volta in Italia nel 1897 e poi decide di partire per l’America per stabilirvisi definitivamente. Viene spinto a questa decisione soprattutto dalla dura repressione operata da Bava Beccaris contro i moti dei lavoratori milanesi, nel 1898.

Giunto a New York nel 1899, continua a dipingere iscrivendosi al Work Project Administration che fa parte del piano Deal di Roosvelt: realizza una serie di grandi tele destinate a luoghi pubblici. Nel frattempo, si dedica a diversi dipinti di paesaggio di matrice realista, sulla scia dell’arte americana del tempo. Muore a Woodcliff nel 1941.

Attilio Pusterla: il Divisionismo e la questione sociale

Come accennato, l’esordio di Attilio Pusterla avviene alla Mostra Nazionale di Roma del 1883. Vi presenta Effetto di sole e Motterone (Lago Maggiore). Alla Promotrice di Torino del 1885 è presente con il paesaggio Pescarenico e con le tele di narrazione quotidiana A predica, Capriccio e Venerdì Santo.

Il vero volto della poetica del pittore si manifesta, però, solo alla Annuale di Brera del 1886, in cui espone la famosa tela Le cucine economiche di Porta Nuova. Si tratta del primo dipinto a sfondo sociale di Attilio Pusterla: il taglio è modernissimo e presente una grande profondità che ospita miriadi di poveri che pranzano alla mensa.

È un dipinto di denuncia che suscita dure critiche per la sua schiettezza. Nello stesso anno espone a Torino La questua dei poveri e Dopo la predica e a Firenze gli stessi dipinti con l’aggiunta di Vecchio pescatore. La stessa triade viene presentata anche alla Nazionale di Venezia del 1887.

Nel 1891 partecipa con poco successo alla Triennale di Milano, nonostante il dipinto sia di grande impatto espressivo, La cura del sangue. Nell’ambito della sua militanza socialista, in questo periodo collabora con illustrazioni ad alcuni organi di stampa di sinistra e forse questo non lo aiuta per l’approvazione da parte della critica.

Compie l’ultimo sforzo nel 1895, quando alla Biennale di Venezia espone Riflessioni dolorose e nel 1896, quando si presenta alla Festa dell’Arte e dei Fiori di Firenze con Alle cucine economiche italiane. Non ottiene il successo sperato e, a questo punto, angustiato, parte per l’America. Risale a questo periodo Paesaggio sull’Hudson con lo sfondo di Manhattan.

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