Raffaelli Giacomo

Giacomo Raffaelli. Placca Musiva con Cardellino. Tecnica: Micromosaico con Bordo a Perline in Bronzo Dorato
Placca Musiva con Cardellino. Tecnica: Micromosaico con Bordo a Perline in Bronzo Dorato

Biografia

Giacomo Raffaelli (Roma, 1753 – 1836) nasce da una famiglia romana di fornaciai, che producevano tessere in pasta vitrea per i mosaici, da destinare prevalentemente al Vaticano. Morto il padre Paolo, l’impresa viene gestita dai tre figli ed in particolare da Giacomo, il primogenito.

La bottega si sposta prima in piazza San Sebastianello, vicino piazza di Spagna e, dopo trentanni, in via del Babuino, mantenendo sempre altissima la qualità del materiale ed innovando costantemente la tecnica di cottura e di taglio delle piccole tessere vitree, per dare vita al cosiddetto micromosaico.

A questo punto, Giacomo Raffaelli stesso inizia a lavorare come mosaicista, sfruttando la grande proprietà illusionistica delle tesserine per realizzare paesaggi, piccole e delicate nature morte e scene decorative con soggetti mitologici o religiosi.

La Bottega Raffaelli

L’attività del mosaicista viene apprezzata non solo a Roma, ma in tutta Italia e in Europa, data la grande abilità nel costruire minute decorazioni a microtessere da incastonare in collane, bracciali, tabacchiere e ciondoli di ogni tipo, apprezzatissimi dalla nobiltà e dai viaggiatori del grand tour di passaggio a Roma, per i quali una meta obbligata era proprio la Bottega Raffaelli.

La prima opera viene esposta da Giacomo Raffaelli nella vetrina del suo negozio in piazza di Spagna, nel 1775. I suoi soggetti prediletti sono uccellini circondati da cornici eleganti in stile classico, ma anche scenette mitologiche, oggi conservate nei più importanti musei del mondo, dal British Museum di Londra al Museo Napoleonico a Roma.

La scuola di mosaico a Milano

La grande sapienza esecutiva del mosaicista romano raggiunge anche Milano, dove fonda una scuola di mosaico nel 1804, collegata all’Accademia di Brera, per volere del governo napoleonico. Rimane nella città lombarda fino al 1820 per portare avanti l’attività di insegnante e artigiano, diffondendo anche a Milano la minuta tecnica del micromosaico.

Nel 1807 Giacomo Raffaelli viene incaricato di realizzare una copia a mosaico dell’Ultima cena di Leonardo, che esegue con la collaborazione del figlio Vincenzo. Destinato al Louvre, il grande mosaico è stato poi richiesto dagli Asburgo ed oggi si trova ancora a Vienna.

Gli ultimi anni a Roma: il coronamento del successo

Nel 1815, terminati i suoi incarichi a Milano, il mosaicista rientra a Roma. Inizia a gestire la sua bottega, spostatasi in via del Babuino, insieme al figlio, portando avanti con successo l’attività di famiglia.

I suoi preziosi mosaici vengono richiesti in tutto il mondo, in particolare dallo zar di Russia che lo nomina consigliere artistico. Diversi mosaici di Giacomo Raffaelli si trovano infatti oggi all’Ermitage di San Pietroburgo.

Nei suoi ultimi anni a Roma, l’artista si impegna nel restauro dei mosaici di San Paolo fuori le mura, rovinati dall’incendio del 1823. Viene poi nominato Accademico di San Luca, coronamento della sua fulgida carriera di mosaicista. Muore a Roma nel 1836, lasciando la gestione della bottega ai figli, capostipiti di una generazione che darà i natali ad artisti come Attilio Simonetti (1843-1925).

Giacomo Raffaelli: l’arte del mosaico di gusto neoclassico

Il micromosaico, o mosaico filato, è il finissimo prodotto artigianale di Giacomo Raffaelli. Attraverso l’accostamento di piccole tessere, l’artista realizza capolavori di minuzia artigianale, da destinare a decorazioni domestiche, come dimostra il micromosaico sopra uno dei camini di Palazzo Corsi Tornabuoni a Firenze.

Ma Giacomo Raffaelli inizia con la creazione di piccole immagini da incastonare in gioielli e oggettini, spesso decorati con cardellini, diversi tipi di animali e nature morte. Nel 1778, realizza la placchetta con le Colombe di Plinio, oggi al British Museum.

Si tratta di un’immagine tratta da una descrizione di Plinio il Vecchio di un mosaico realizzato nel II secolo a.C. dal mosaicista di Pergamo Soso, in età ellenistica. L’iconografia delle colombe, con la sua grande carica di richiamo al classicismo, è diffusissima tra Settecento ed Ottocento tra i collezionisti europei e per questo porta Giacomo Raffaelli ad ottenere un immediato successo.

Insieme alla grande riproduzione a mosaico del Cenacolo leonardesco, il mosaicista porta a termine diverse imprese decorative di ville e palazzi, incastonando le sue preziose tessere in cornici, placche, tavoli, sopra camini, gioielli.

Dopo il rientro a Roma da Milano, la sua bottega si occupa anche della realizzazione di monumenti lapidei decorati a mosaico, statue di bronzo e inserti di marmo, tenendo sempre presente l’equilibrio compositivo dei mosaici classici.

Il suo naturalismo d’insieme, rielaborato per catturare il gusto moderno, si riflette nelle piccole vedute di Tivoli, ma anche nelle delicatissime grottesche che circondano con eleganza i mosaici di animali.

Le micro tessere permettono a Giacomo Raffaelli e alla sua bottega di mantenere sempre un elaborato impianto decorativo caratterizzato dalla finissima resa chiaroscurale, come ben si nota dai panneggi degli apostoli del Cenacolo.

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