Rambaldi Emanuele

Emanuele Rambaldi. Il Tavolo del Capitano. Tecnica: Olio su tela
Il Tavolo del Capitano. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Emanuele Rambaldi (Pieve di Teco, 1903 – Savona, 1968), nato in un paesino della provincia di Imola, trascorre l’infanzia e l’adolescenza a Chiavari, dove inizia a studiare pittura da autodidatta.

Intorno agli anni Venti, la sua pittura è influenzata senz’altro dagli sviluppi meccanici e aeropittorici del secondo Futurismo, guardando in particolare a Fillia (1904-1936) e a Farfa (1879-1964).

L’orientamento pittorico di Emanuele Rambaldi, però, si inserisce sempre in un contesto personalissimo che, in questo caso, sembra unire sapientemente alcuni elementi del Futurismo alle espressioni infuocate e appassionate della pittura fauve.

Il “Gruppo d’Azione d’Arte” a Chiavari

Terminata la primissima fase futurista, il pittore si addentra nel ritorno all’ordine. È infatti il primo ligure che entra a far parte del gruppo Novecento di Margherita Sarfatti. L’approccio di Rambaldi, come accennato in precedenza, rimane comunque molto individuale.

Non resta fermo ad una mera rielaborazione della tradizione antica, ma si inoltra in un temperato realismo magico che lo avvicina ad Ubaldo Oppi (1889-1942) e che inserisce soprattutto nei ritratti e nelle numerose nature morte.

Nella sua Chiavari, il pittore, insieme ad altri artisti locali, fonda il “Gruppo d’Azione d’Arte”, un movimento teso a sottolineare gli ultimi sviluppi della moderna pittura ligure.

L’intensa attività espositiva e la ceramica

Numerose sono le esposizioni a cui partecipa Emanuele Rambaldi nel corso della sua carriera, a partire dalle mostre della Società di Belle Arti di Genova, fino ad arrivare alla Biennale di Venezia, cui prende parte per la prima volta nel 1928.

È presente poi alle Quadriennali romane, a diverse mostre del Sindacato Regionale Fascista, da quello ligure a quello campano, per giungere poi al Premio Bergamo del 1942.

Fino agli anni Trenta, la sua pittura rimane profondamente legata alla solennità silenziosa e “magica” di Novecento, ma il raggiungimento della piena maturità dagli anni Quaranta in poi, lo vede interprete di un post impressionismo caratterizzato da una pennellata molto presente e da un cromatismo sintetico e acceso.

Nel frattempo, Emanuele Rambaldi si occupa anche di ceramica, medium cui si avvicina nel 1927, quando inizia a collaborare con la manifattura Fenice ad Albisola Capo. Nel decennio successivo, lavora come pittore all’I.L.C.A. (Industria per la Lavorazione di Ceramiche e Affini) di Nervi, realizzando soprattutto la coloritura di alcune sculture di Arturo Martini (1889-1947).

Dal 1933 passa a collaborare con la manifattura di ceramiche artistiche “La Casa dell’Arte” sempre ad Albisola Capo. A questo punto, la sua partecipazione alle esposizioni non consiste soltanto nella presentazione di opere pittoriche, ma anche di ceramiche, come si nota dalla Triennale di Milano del 1933.

Nel dopoguerra, mentre dal punto di vista pittorico è a metà tra Impressionismo ed Espressionismo, la produzione in ceramica giunge ad elaborazioni astratte ed informali, molto legate anche agli sviluppi dell’arte Nucleare.

Negli anni Sessanta, si occupa ormai prevalentemente di ceramica, abbandonando piano piano la pittura. Muore a Savona nel 1968, a sessantacinque anni.

Emanuele Rambaldi: dal Futurismo a Novecento

Le prime espressioni pittoriche di Emanuele Rambaldi sono sicuramente legate al secondo Futurismo, come si nota dal dipinto Tabarin, risalente al 1920.

Ma già due anni dopo, con i suoi paesaggi, le sue nature morte e i suoi ritratti, risulta inoltrato nella pittura ordinata ed equilibrata di Novecento, con un’accezione sospesa e, a tratti misteriosa, a tratti semplice e pura.

Tra le prime espressioni in seno a Novecento vi sono alcuni paesaggi e marine presentati alle Mostre genovesi, come Notturno e Controluce, ma anche diverse nature morte come La brocca verde e La cena del povero, del 1926.

Nel 1928, prende parte per la prima volta alla Biennale di Venezia con Paesaggio a Chiavari, mentre l’anno successivo espone sei opere alla Mostra d’Arte Regionale Ligure: Paesaggio a Lavagna, Figura con frutta, Il tavolo del capitano, Chiesetta ligure, Rosetta e Natura morta.

Sempre nel 1929, Emanuele Rambaldi tiene la sua prima personale presso la Mostra di Belle Arti di Genova, presentando alcune delle sue opere più significative della prima fase, tra cui Dopo il tramonto – Lunigiana, Frutta, Fiori, La cena d’Arlecchino, Montanaro e Orti a Chiavari.

Figura bionda e Mattinata grigia compaiono alla Biennale di Venezia del 1930, mentre La cava di pietra, Figura che legge e Giornata grigia a Chiavari alla Quadriennale di Roma del 1931.

Un personale post impressionismo

Paesaggi, nature morte e figure silenziose ed equilibrate continuano a comparire alle esposizioni degli anni Trenta, quando il pittore inizia ad inoltrarsi verso un pacato post impressionismo, come già si nota dalle opere presentate alla Biennale del 1932 Canzone marina, Liguria, La casa del giardiniere, Giornata invernale a Lavagna e Fiori in controluce.

Partecipa alla Quadriennale romana del 1935 con Paesaggio – Pieve di Teco, L’anitra e Figura e a quella del 1939 con Rosetta, Fiori e frutta e Bosco di ulivi. Una delicata Natura morta con la Maternità di Utamaro compare al Premio Bergamo del 1942, insieme a Mattino d’estate e Paesaggio a Pareto.

Il suo tratto, che mantiene fino alla fine quella armonia degli anni Venti e Trenta, si inoltra, verso gli ultimi anni, in una pittura sciolta e libera, in cui la pennellata assume consistenza quasi materica, come si nota da alcuni paesaggi degli anni Cinquanta.

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