Reggiani Mauro

Mauro Reggiani. Natura Morta. Tecnica: Olio su tela, 50 x 39 cm
Natura Morta. Tecnica: Olio su tela, 50 x 39 cm

Biografia

Mauro Reggiani (Nonantola, 1897 – Milano, 1980) si forma presso l’Istituto di Belle Arti di Modena, per poi passare all’Accademia di Belle Arti di Firenze, dove conosce lo scultore Marino Marini (1901-1980).

Conosciuto Giuseppe Graziosi (1879-1942), che nel 1915 aveva ottenuto la cattedra di scultura all’Accademia di Brera, Mauro Reggiani viene introdotto nell’ambiente culturale milanese.

A questo punto, decide di trasferirsi definitivamente a Milano, dove entra immediatamente in contatto con gli artisti che gravitano attorno a Novecento. In particolare si lega ad Achille Funi (1890-1972) e a Piero Marussig (1879-1937).

Dunque, se nei primi tempi, la pittura di Mauro Reggiani è ancora affine alla tradizione ottocentesca del paesaggio e della figura, con l’arrivo a Milano, entra pienamente nei canoni del ritorno all’ordine novecentista, almeno fino agli anni Trenta. Partecipa alle più importanti mostre di Novecento e alle Biennali veneziane a partire dal 1926.

Il viaggio a Parigi e la svolta stilistica

Nel 1930 è a Parigi, viaggio che lo apre alla conoscenza delle tendenze europee d’avanguardia, come il Dada e soprattutto l’Astrattismo kandinskijano. Rientrato in Italia, comincia a dedicarsi quasi esclusivamente alla natura morta, operando un cambiamento in senso cézanniano, occupandosi prevalentemente della trattazione geometrica dello spazio e dello studio del colore puro.

Passa l’estate del 1932 a Bocca di Magra insieme ad Atanasio Soldati (1896-1953) e a Gino Ghiringhelli (1898-1964), con i quali inizia a formulare il passaggio alla pittura astratta, che dalla metà degli anni Trenta in poi, li accomuna.

Nel 1934, Mauro Reggiani partecipa alla prima mostra astrattista italiana alla Galleria del Milione a Milano, firmando, insieme a Ghiringhelli e ad Oreste Bogliardi (1900-1968) la Dichiarazione degli espositori.

Abstracion-Création

Poco dopo, entra nel gruppo Abstracion-Création, di base a Parigi, insieme agli amici Bogliardi e Ghiringhelli, ma anche Osvaldo Licini (1894-1958), Fausto Melotti (1901-1986) e Lucio Fontana (1899-1968).

Tra gli anni Trenta e Quaranta, si lega agli astrattisti comaschi ed in particolare all’architetto Alberto Sartoris (1901-1998). Se inizialmente l’artista si fa interprete di un astrattismo ancora debitore delle linee cubiste, dalla metà degli anni Trenta in poi, i suoi modelli sono i costruttivisti russi e il neoplasticismo di Piet Mondrian (1872-1944) e di Theo Van Doesburg (1883-1931).

Tutto avviene in concomitanza con la pubblicazione del Manifesto sull’astrattismo Kn di Carlo Belli e con l’indirizzo completamente astrattista preso dalla Galleria Maria Cernuschi Ghiringhelli.

Alla fine degli anni Trenta, Mauro Reggiani vive un periodo di crisi e torna per qualche tempo al figurativo, ma nel dopoguerra la sua scelta astrattista ritorna e permane per molti altri decenni.

Forme geometriche, prive di qualsiasi intento simbolico, costruiscono tutti i suoi dipinti e le sue Composizioni numerate che compaiono, dal 1957 al 1966, soprattutto alla Galleria del Grattacielo di Milano.

Fino agli anni Settanta, è protagonista di diverse personali, anche alla Biennale di Venezia e alla Galleria Civica di Torino. Muore a Milano nel 1980, ad ottantatré anni.

Mauro Reggiani: gli esordi in seno a Novecento

La formazione di Mauro Reggiani attraversa tutte le tappe della tradizione: in Accademia si avvicina ai modelli figurativi del tardo Ottocento, che porta avanti fino agli anni Venti, con dipinti quali Nonna Regina sul letto di morte.

Ma, giunto a Milano, il pittore viene accolto in pieno dal clima di ritorno all’ordine, per cui partecipa, nel 1926 alla sua prima Biennale di Venezia con una Natura morta che rispetta tutti gli stilemi auspicati da Novecento.

Nel 1928, vi espone ancora una Natura morta e un Paesaggio, mentre nel 1930 Il Guerro, La fiera di Castelvetro, Testa di donna e Paesaggio. All’edizione del 1932 presenta, invece, Natura morta, Paesaggio, Albero, Casolare, Viottolo e Studio di testa. Sono sostanzialmente le ultime prove figurative di Mauro Reggiani, prima del suo decisivo viaggio a Parigi che lo apre a nuovi orizzonti astratti.

Già vivo era il suo interesse nei confronti della natura geometrica di Cézanne, che, all’inizio degli anni Venti, viene portata alle estreme conseguenze, fino alla svolta neocubista e poi pienamente astrattista.

L’astrattismo geometrico

La Galleria del Milione di Milano, prima della sua attenzione al figurativo della fine degli anni Trenta, è il luogo che spinge più di tutti la diffusione della poetica dei primi astrattisti milanesi, tra cui Mauro Reggiani.

Nel 1934, proprio presso la Galleria, tiene una personale in cui espone diciassette opere astratte, tra cui diverse variazioni di Composizioni identificate da una numerazione crescente, e una serie di acqueforti chiamate R.1, R.2, R.3 e R.4.

Altre formulazioni geometriche, rigorose, rarefatte ed essenziali compaiono alla Quadriennale di Roma del 1935, mentre nel 1936, alla Galleria del Milione tiene un’altra, consistente personale di quaranta opere sia astratte che figurative, tra cui Composizione n.5, Marina, Composizione n.3, Bocca di Magra, Composizione n.4, Colline emiliane, Natura morta con tavolo, Composizione n.9 e Lancio della rete.

Ancora fino al 1940 partecipa a diverse collettive astrattiste alla Galleria del Milione, presentando numerose Composizioni e anche alcune Nature morte risalenti soprattutto al 1938, anno in cui entra in crisi e torna brevemente al figurativo prima della guerra.

L’astrattismo di Mauro Reggiani riprende pieno vigore negli anni Cinquanta e Sessanta, rispettando sempre la consueta severità compositiva, in cui la superficie bidimensionale viene riempita da forme geometriche che dialogano con linee e colori puri.

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