Rescalli Don Angelo

Don Angelo Rescalli. Calma Notturna, Ferrera Moncenisio. Tecnica: Olio su tavola
Calma Notturna, Ferrera Moncenisio. Tecnica: Olio su tavola. Firmato e datato in basso a sinistra “Don Angelo Rescalli 1930”

Biografia

Don Angelo Rescalli (Azzanello, 1884 – Susa, 1956), nato in un paesino nella provincia cremonese, nel 1897, a 13 anni, entra nel Seminario Vescovile di Cremona. Negli anni di studio, nasce in Angelo Rescalli la passione per la pittura, coltivata sin da subito da autodidatta.

Nel 1909 viene ordinato presbitero ed inviato ad Olmeneta, molto vicino al suo luogo di nascita. È invece durante la prima guerra mondiale che viene trasferito in Liguria. Nel 1916 diventa cappellano a San Remo. Tenta, per qualche tempo, di rientrare a Cremona, ma alla fine decide di rimanere in Liguria.

La pittura tra la Liguria e la Val di Susa

È proprio qui la sua attività pittorica prende veramente piede, grazie soprattutto alla protezione della Baronessa Matilde Van Eys. Quest’ultima, infatti, intenzionata ad incoraggiare la carriera artistica di Don Angelo Rescalli, gli dona una casa sul mare dove può dedicarsi solamente alla pittura.

A questo punto, si rivela piano piano il genere prediletto dal pittore, il paesaggio. Ma i luoghi che ritrae non sono solo quelli della costa ligure, ma anche i territori della Val di Susa. Un’altra contessa, Modesta Dell’Oro Hermill, amica della prima, gli mette a disposizione la sua casa a Susa. Qui, Don Angelo Rescalli fa costruire una pagoda che funzionerà da studio di pittura.

Il successo è immediato: pur non avendo frequentato nessuna scuola o accademia, Don Angelo Rescalli si avvicina quasi naturalmente al Divisionismo. Non solo dal punto di vista tecnico della divisione del colore, ma anche per le atmosfere simboliche e melanconiche che pervadono i suoi dipinti.

Tra attività religiosa e pittorica

Il suo mestiere di sacerdote permette a Don Angelo Rescalli di infondere nei suoi dipinti una sensazione di spiritualità che emerge soprattutto dagli studi e dagli oli che ritraggono chiesette della Val di Susa o della Lombardia. Trova subito la fiducia e la stima di Luigi Cadorna e di Umberto II che diviene uno dei suoi principali committenti.

I suoi dipinti dalle tinte chiare e delicate, che spesso sfociano in toni spenti e malinconici descrivono albe, tramonti, notturni di grandissima qualità ed intensità emotiva. Partecipa alle esposizioni genovesi, milanesi e torinesi, ma anche alle Biennali di Venezia e a mostre a Londra, Chicago, Zurigo.

Alla fine degli anni Trenta si trasferisce a Roma, ma gli eventi bellici lo portano precipitosamente a rientrare a Susa, dove partecipa attivamente alla Resistenza.

Il dopoguerra segna per Don Angelo Rescalli un momento di crisi umana e professionale, tanto da allontanarlo gradualmente dall’attività pittorica. Una malattia, inoltre, lo accompagna fino alla morte avvenuta nel 1956 a Susa, all’età di settantadue anni.

Don Angelo Rescalli: un Divisionismo “spirituale” e delicato

Le prime opere di Don Angelo Rescalli compaiono alla Promotrice genovese del 1924, Gregge a riposo e Lavacro lunare. Già da queste opere si percepisce la tendenza del pittore nella predilezione di scene silenziose e quasi misteriose, ricche di elementi simbolici che richiamano effettivamente la sua attività principale, quella di umile sacerdote.

Un divisionismo composto e delicato viene scelto da Don Angelo Rescalli per rappresentare i luoghi che ama: la Val di Susa, i paesini e le chiesette del Piemonte, della Liguria e della Lombardia. Una spiritualità serena e calma entra nei suoi dipinti, spesso oli su tavola di grande suggestione.

Nel 1925, presso la Galleria Pesaro, viene allestita una sua personale, che conta una serie di cinquantaquattro opere. Tra di esse vi sono emozionanti paesaggi come Tramonto, Da Gressoney, Casette a Bard – Susa, Notte d’argento, Il convento, Catena del Monte Rosa, La chiesina della Losa – Susa, Ultime Preci, Mattino d’ottobre, Ora mistica e Notturno in Val di Susa.

Si tratta di dipinti denotati da un attentissimo studio delle ombre e delle luci, accostate pur prediligendo tonalità spente, crepuscolari. Le poche figure che popolano i paesaggi sono poco caratterizzate, tutte intente nella preghiera intima e nelle attività lavorative silenziose.

Nel 1926, Don Angelo Rescalli partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia con il significativo e mistico dipinto Pax. Al 1930 risale invece la sua seconda partecipazione, alla rassegna lagunare, in cui espone i bellissimi Calma notturna – Ferrera Moncenisio e La Cappella di S. Eldrado a Novalesa (Susa). Il primo dipinto in particolare, caratterizzato dall’assenza umana, è pervaso dalla spiritualità del campanile che svetta umile e silenzioso tra le montagne.

Il vicolo e Il muricciolo compaiono alla Sindacale fascista genovese del 1933 e Montagna di Val di Susa e La chiesa di Giaglione a quella del 1935. L’ultima sua importante partecipazione risale al 1943, quando alla IV Quadriennale romana presenta La valletta.

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