Reyna de Manescau Antonio

Antonio Reyna de Manescau. Venezia. Tecnica: Olio su tela su compensato.
Venezia. Tecnica: Olio su tela su compensato.

Biografia

Antonio Reyna de Manescau (Coin, 1859 – Roma, 1937) nato in Spagna, studia presso l’Accademia di Belle Arti di Malaga. Inizia ad esporre intorno agli anni Ottanta dell’Ottocento, ottenendo un immediato successo nella sua città natale.

Si specializza sin da subito nei soggetti costumbristi che lo rendono talmente apprezzato dalla critica da ottenere, nel 1882, una borsa di studio da parte della Deputazione di Malaga.

Grazie a questi finanziamenti, Antonio Reyna de Manescau può perfezionarsi in Italia. Nella prima metà degli anni Ottanta, si trova dunque a Roma, dove entra subito in contatto con la comunità di artisti spagnoli.

Il trasferimento a Roma

Nella seconda metà dell’Ottocento erano giunti a Roma numerosi artisti spagnoli che si erano nutriti della sfavillante e ricchissima pittura di Mariano Fortuny (1838-1874). Tra questi, emerge sicuramente la figura di José Villegas Cordero (1844-1921).

Il suo stile fresco e prorompente, che unisce costumbrismo ad orientalismo, si rivela fondamentale per la formazione di Antonio Reyna de Manescau, che in questo modo si affaccia a soggetti orientalisti e alla pittura alla moda graditissima al mercato del tempo.

A Roma, il pittore spagnolo, frequenta il Caffè Greco e sposa una famosa cantante lirica. Ottiene in questo modo subito un notevole successo, anche grazie alle numerose conoscenze della consorte, che gli procurano prestigiose commissioni.

Soggiorno a Venezia

Nel 1885, Antonio Reyna de Manescau decide di passare un periodo a Venezia, dove frequenta la cerchia di artisti spagnoli del Caffè Florian. Inaugura un vedutismo luminoso e vibrante, spesso popolato da personaggi in costume, sullo sfondo di calli, ponti e canali di una Venezia accesa da una luce intensa che assimila le opere del pittore spagnolo a quelle veneziane del coetaneo Rubens Santoro (1859-1942).

Una tavolozza variegata e ricchissima si spiega negli oli e negli acquarelli, con scintillii, riflessi vibranti delle acque, sontuosi e smaglianti stoffe dei vestiti che riverberano la luminosità, attraverso una pennellata finissima e carica di bagliori.

A questo punto, soprannominato “el pintor de Venecia” dagli spagnoli, diventa talmente famoso da firmare un contratto con la Maison Goupil a Praigi e produrre per lei undici, luminosissime vedute, poi passate al mercato americano.

In questo, dunque, risulta erede e continuatore del linguaggio di Martin Rico (1833-1908), pittore spagnolo presente a Venezia del 1873 e compagno di viaggio e di sperimentazione di Fortuny. La Venezia splendente di Rico ritorna nelle composizioni sfavillanti di Antonio Reyna de Manescau, che continua a dipingere fino a Novecento inoltrato a muore a Roma nel 1937.

Antonio Reyna de Manescau: una Venezia scenografica e brillante

La fase spagnola e romana di Antonio Reyna de Manescau corrisponde con una pittura di costume, tipicamente legata al linguaggio di Fortuny. Questa caratteristica si manifesta ancor di più con il trasferimento a Roma e il contatto con la colonia di artisti spagnoli residenti in città. Ballerine di flamenco e scene di interni fanno parte del suo primo repertorio.

In seguito Villegas lo introduce anche alla pittura orientalista, di cui abbiamo esempio in alcuni acquarelli come Mercanti arabi e Il mercante di vasi che presentano un cromatismo acceso e variegato.

Vedutismo pregiato e splendente

La sua pittura di genere sontuosa ed elegante, adatta al mercato internazionale si trasforma poi in un vedutismo pregiato e splendente, quando l’autore si stabilisce a Venezia. Il tocco di Reyna si fa raffinata e sottile, ogni pennellata è vibrante e carica di luce. La natura e le architetture della laguna si trasformano in preziosissimi scrigni luminosi, in cui ogni dettaglio acquisisce importanza.

Numerose sono le Vedute di Venezia prodotte in questi anni, anche al suo rientro a Roma. Ne sono esempio Canale di Venezia, Piazza san Marco, Chiesa di Santa Maria del Rosario, Santa Maria della Salute, La Giudecca, Scena veneziana.

Alla Mostra Internazionale di Roma del 1911 partecipa invece con due dipinti di memoria spagnola, Pergolato in Andalusia e Entrata ad un mulino (Andalusia).

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