Rietti Arturo

Arturo Rietti. Autoritratto, (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Autoritratto, (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Arturo Rietti (Trieste, 1863 – Padova, 1943), figlio di un mercante greco, subisce la morte del padre nel 1879. A questo punto, sedicenne, si trasferisce col fratello in Toscana e si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze. Qui, sente ancora il clima verista macchiaiolo, ma anche la svolta internazionale di Giuseppe De Nittis (1846-1884).

In seguito, si trasferisce all’accademia di Monaco, dove entra in contatto con il clima secessionista e liberty, pur rimanendo sempre attratto dall’impressionismo. Ma la sua formazione non si ferma quì: compie diversi soggiorni a Roma e soprattutto a Milano, dove frequenta lo studio di Paolo Troubetzkoy (1866-1938) e risente dell’influsso ancora presente della Scapigliatura.

Il pittore triestino si specializza subito nel genere del ritratto e più in generale nei dipinti di figura, quasi sempre trattati a pastello. Si sposta frequentemente tra la Toscana, Trieste e Monaco, viaggiatore instancabile e pittore sempre attivo, in cerca di suggestioni nuove e diverse.

Dopo aver ottenuto un grande successo all’Esposizione di Monaco del 1889, Arturo Rietti rientra a Trieste, ormai come pittore affermato a livello europeo. Non è un caso che nel 1897 venga subito invitato a partecipare alla Biennale di Venezia. I suoi ritratti sono immediatamente elogiati dalla critica per la stretta adesione alla personalità dell’effigiato, alla sua dimensione emotiva e psicologica.

Il successo e l’energica attività

Nel linguaggio del pittore triestino si ritrovano gli elementi evanescenti e il cromatismo vibrante e frastagliato della Scapigliatura, in particolare di Tranquillo Cremona (1837-1878), ma anche l’atmosfera sospesa e simbolista di Eugène Carrière (1849-1906). Così come i guizzi luminosi di Antonio Mancini (1852-1930) e le soluzioni espressive e compositive di carattere estetizzante di James Whistler (1834-1903).

Arturo Rietti espone con incessante energia in tutta Europa. In Italia, partecipa a diverse Biennali, alle Quadriennali romane e, nel 1925, tiene un’importante personale alla Galleria Pesaro di Milano (dove nel frattempo si è trasferito).

Mantiene poi un rapporto strettissimo con Trieste, dove è apprezzato profondamente da collezionisti, artisti e scrittori, in particolare Italo Svevo, che gli commissiona il ritratto della moglie.

Numerosi e intensi sono i ritratti che Arturo Rietti realizza per diverse personalità della cultura italiana, come D’Annunzio o Toscanini. La sua fama percorre tutto il primo Novecento, con il suo impressionismo vivido, gli accenti cromatici, i tocchi di pastello corsivi e sintetici, la pulsazione dell’animo umano che prorompe dalla tela.

Dipinge fino alla fine degli anni Trenta, per poi ritirarsi nella tranquillità di Padova, dove riesce a sfuggire anche alle persecuzioni razziali. Muore nella città veneta nel 1943 a ottant’anni.

Arturo Rietti: tra Scapigliatura e Impressionismo

Il linguaggio di Arturo Rietti si sviluppa sin da subito senza l’influenza di sviluppi contemporanei, ma sempre sotto l’egida dell’evanescente Scapigliatura lombarda. La sua pittura risulta personalissima, sempre caratterizzata da una nebulosità tenue e sottile che circonda i corpi e i volti dei personaggi ritratti.

Il pastello è il valido medium che utilizza per creare sospensione e attesa attorno ai volti, ma anche intensità psicologica e resa emotiva, che sia gioia, austerità o preoccupazione. Dopo il grande successo monacense del 1889, Arturo Rietti espone alla Biennale di Venezia del 1897 due Studi di testa, che in realtà sono stati elevati dalla critica a molto di più che due semplici studi preparatori.

Ritratti intensi ed evanescenti

L’umiltà dell’autore consiste proprio nella scelta di chiamarli Studi quando in realtà si tratterebbe di  ritratti finiti, sintetici sì, ma particolarmente vividi e ricchi di personalità. Altri tre Ritratti compaiono alla Biennale del 1905, mentre all’Esposizione di Milano del 1906 per il Traforo del Sempione compaiono ben quindici opere, in una sala personale.

Tra di esse, Ritratto della Signora B., Ritratto dello schermidore M. Tagliapietra, Studio della mia bambina, Bambino romano e Ritratto del maestro Consolo, tutti a pastello. Partecipa poi alla sua ultima Biennale nel 1910, presentandovi quattro Ritratti.

Dopo la Prima guerra mondiale, Arturo Rietti riprende ad esporre negli anni Venti. Risale al 1925 la sua personale alla Galleria Pesaro di Milano, in cui vengono mostrate quasi novanta opere che riassumono le principali tappe artistiche del pittore triestino, anche nel campo del paesaggio e della natura morta: Paesaggio napoletano, Rosa bianca, Marina triestina, Paesaggio fiorentino, Visione del Duomo di Milano, Bambola giapponese con fiori.

I ritratti più significativi sono invece Edoardo Ferravilla sul letto di morte, Mendicante triestina, Ventaglio rosso, Autoritratto – effetto di sera, Modella, Ritratto di Lino Pesaro, Ritratto del Duca Tommaso Gallarati Scotti, Il senatore Attilio Hortis, Violette, Contadina slovena, Ritratto del pittore Cattaneo e Ritratto della principessa Trivulzio della Somaglia.

Risale poi al 1931, quando ha ormai sessantotto anni, la sua partecipazione alla Quadriennale di Roma, in cui espone il ritratto ad olio di Cesare Pescarella. Dopodiché, comincia a ritirarsi e a partecipare di rado alle esposizioni nazionali.

Quotazioni Arturo Rietti

Quanto Vale il tuo Dipinto di questo Pittore triestino?

Fatti guidare dai nostri consulenti storici dell’arte per una Quotazione Gratuita della tua opera di Arturo Rietti.

Puoi contattarci sia caricando le immagini dell’opera direttamente nel form sottostante, oppure utilizzando i metodi di contatto in alto.

Il nostro Team di storici dell’Arte offre una valutazione qualificata anche in meno di 24 ore. Acquistiamo dipinti di questo artista.

Per una stima ragguagliata, è indispensabile avere le foto dell’opera con rispettive misure, della firma ed anche del retro.

Richiesta inviata correttamente.

Ti risponderemo nel più breve tempo possibile. Grazie

Errore! Richiesta non inviata.

Ti preghiamo di riprovare e in caso di errore di contattarci via mail scrivendo a info@valutazionearte.it

Hai un'opera di Arturo Rietti e vuoi venderla?

Risposte anche in 24 ore.

Chiedi una valutazione gratuita, professionale e veloce usando il modulo sottostante, oppure usando i contatti in alto.

Instruzioni: allegare tramite il seguente modulo foto nitide e dettagliate (anche del retro e della firma).

Indicare inoltre nel campo "messaggio" le misure dell'opera.

Non trattiamo stampe e litografie.

Carica immagini delle tue opere

Seleziona o trascina i file da caricare qui dentro

error: @ Copyright Berardi Galleria d\'Arte S.r.l.