Righetti Guido

Guido Righetti. Antilopi Giganti. Scultura in bronzo
Antilopi Giganti. Scultura in bronzo

Biografia

Guido Righetti (Milano, 1875 – 1958) nasce da una famiglia borghese di Milano. In particolare, la madre è proprietaria dell’Eremo di San Salvatore, che successivamente verrà utilizzato dallo scultore come studio e luogo di ritiro.

Sin da bambino, porta avanti un precoce trasporto per il disegno, in particolare dedicato alla creazione di piccoli animali autoctoni o esotici, cui si interessa sin dalla sua prima visita allo Zoo di Milano. In seguito, inizia anche a frequentare il Museo di Storia Naturale, per studiare attentamente l’anatomia degli animali.

Già adolescente, comincia a modellare le prime sculture animalier, usando cera ed argilla, per poi specializzarsi nella lavorazione del bronzo. Non ha una formazione accademica, ma studia soprattutto da autodidatta, anche se ha come riferimento il lavoro impressionistico di Paolo Troubetzkoy (1866-1938), amico di famiglia.

L’Eremo di San Salvatore

Come accennato, Guido Righetti passa molto tempo nel convento di San Salvatore in Brianza, prima con la sua famiglia, soprattutto d’estate, poi dopo la decisione di lasciare Milano per il più tranquillo e meditativo ambiente agreste, trasforma il refettorio dell’Eremo nel suo laboratorio. Si reca a Milano saltuariamente, solo per visitare di tanto in tanto lo zoo.

La sua è una scultura esclusivamente animalier. In occasione della personale dell’artista alla Galleria Micheli di Milano nel 1930, il critico Gino Rocca ha definito la sua «un’arte sottile e affettuosa, minuta e gentile, casalinga e sincera anche quando si dedica ad animali esotici, anche quando potrebbe ricavare con il gioco del pollice sui rostri chiusi o tra le fauci divaricatela facile malia di un mistero lontano, di un ricordo pauroso e ingannatore».

Gli animali che rappresenta Guido Righetti sono dunque resi attraverso un verismo puro e diretto, anche quando, nel corso degli anni Venti e Trenta aderisce al gusto déco, soprattutto per quanto riguarda l’esecuzione di sculture pubbliche e donando ai suoi piccoli gruppi di animali un valore decorativo un gusto raffinato da oggetto d’arredo.

Uno scultore “asceta”

Il suo è un lavoro raffinato, in cui il bronzo viene modellato con il cesello per poi essere rifinito con le mani, lasciando la superficie degli animali vibrante e mossa. Elefanti, antilopi, scimmie, pecore, buoi e tigri popolano il suo atelier e le mostre cui partecipa, tra cui la Biennale di Venezia del 1914 o la Fiorentina Primaverile del 1922, in cui ha una sala personale.

Nel suo studio perso tra le colline intorno al lago di Como lavora instancabilmente ai suoi animali dal carattere decorativo, ottenendo sempre un grande successo tra i collezionisti. Con la Seconda guerra mondiale, però, comincia a non avere più richieste e a soffrire dal punto di vista economico.

Sappiamo poco della produzione del dopoguerra, che comunque continua ad essere dedicata alle sculture animalier. Muore a Milano nel 1958, all’età di ottantatré anni.

Guido Righetti: la scultura animalier

Lo scultore milanese Guido Righetti esordisce alla Biennale di Venezia del 1914 con la piccola opera bronzea Impressione dal vero. Si tratta di un piccolo gruppo animalier che segna proprio l’inizio dell’indirizzo che manterrà per tutta la sua carriera.

Nello stesso anno, partecipa anche alla Mostra braidense con la scultura di carattere esotico Scimmia Hamandryas. Dopo l’interruzione della Prima guerra mondiale, Guido Righetti riprende ad esporre nel 1918, presso la Federazione Artistica Lombarda, presentando Tigrotto, Antilope e Orso.

L’anno successivo, sempre presso la stessa rassegna milanese, espone Gazzelline e pigmee, Aguti del Brasile, Scimmie capuccine e Aquila sullo scoglio, che mostrano il crescente interesse dello scultore per gli animali di provenienza esotica.

Nel 1922 ha una sala personale presso la Fiorentina Primaverile, dove, attraverso le sue undici opere, ha modo di presentare i suoi sviluppi in senso déco. Vi espone Antilopi giganti, Gruppo di fenicotteri, Impressioni dal vero di animali, Bufalino d’Africa, Pellicani, Scimmie giapponesi, Giovane elefante africano, Giovane puma e Scimmia.

È del 1930 la sua personale presso la Galleria Micheli di Milano, in cui compaiono, tra le altre opere Gazzella egiziana, Canguri giganti e il dinamico gruppetto con La soffocazione – l’antilope e il giovane boa.

Tra le ultime esposizioni dell’artista, è da ricordare quella presso la Bottega d’Arte di Livorno del 1933, in cui espone tredici sculture e undici pastelli, ad esempio Scimmia leonina, La preda – falco pescatore, Marabù, Aspidi, La caccia al topo, Tigrotto – l’ora del pasto e un bassorilievo con Fenicotteri.

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