Rivalta Augusto

Augusto Rivalta. Fauno e Baccante. Scultura in marmo
Fauno e Baccante. Scultura in marmo

Biografia

Augusto Rivalta (Alessandria, 1837 – Firenze, 1925) si trasferisce da Alessandria a Genova per frequentare l’Accademia Linguistica, dove inizia a studiare disegno e scultura. Nel 1857, si trasferisce a Firenze per perfezionarsi, ma coinvolto nel fervore dei moti rivoluzionari, ritorna a Genova per arruolarsi nel corpo dei Carabinieri e partecipare alla guerra del 1859.

Dopo la pace di Villafranca, rientra a Firenze con una grave ferita alla spalla. Ciononostante, continua a studiare scultura nello studio di Giovanni Duprè (1817-1882), che risulta una figura fondamentale per la sua formazione, soprattutto per quanto riguarda l’indirizzo naturalista.

Un crescente successo

Nel 1861, partecipa al concorso per la realizzazione del Monumento a Cavour per Torino. Vince, ma considerato troppo giovane per gravarsi di questo prestigioso impegno, l’incarico viene affidato al suo maestro Duprè. Oggi, il Cavour di Augusto Rivalta si trova comunque nel cortile della sede fiorentina della Banca d’Italia.

Nello stesso anno, lo scultore esordisce all’Esposizione di Firenze con un gruppo dedicato ad una sua memoria viva e drammatica della Guerra d’indipendenza. Il successo di quest’opera lo porta ad una crescente fama e ad una cospicua produzione per tutto il corso degli anni Settanta e Ottanta e Novanta dell’Ottocento.

Partecipa alle promotrici torinesi e fiorentine, ma anche alla Biennale di Venezia del 1899 e del 1903, mentre la sua ultima mostra importante, cui prende parte ormai ottantacinquenne è la Fiorentina Primaverile del 1922.

La varietà dei soggetti

I soggetti di Augusto Rivalta spaziano dalla scultura di genere, caratterizzata da piacevoli ideazioni cariche di fantasia, ai soggetti di guerra, alla dimensione monumentale, ritrattistica e funeraria. Tutta la sua produzione risulta contraddistinta da uno spiccato verismo.

Così scrive De Gubernatis nel Dizionario degli artisti italiani viventi: «Forte e potente modellatore, il Rivalta è, senza dubbio, uno dei più arditi e valorosi scultori dell’età nostra. Sotto la mano maestra del simpatico artista la creta si anima, si fa carne, si fa stoffa, e si piega a tutte le esigenze dell’arte».

Il naturalismo si accompagna allo studio dell’antico, come si nota anche da alcuni soggetti in cui lo scultore rielabora temi mitologici e classici, sempre con la consueta abilità nell’inserire il guizzo espressivo, il movimento dei corpi, la verità della carne, che lo avvicina, in qualche caso, anche alle modalità di Adriano Cecioni (1836-1886).

Gli ultimi successi giungono dall’Internazionale di San Francisco del 1915 e dalle numerose opere monumentali che realizza nei primi due decenni del Novecento. Attivo fino ai primi anni Venti, Augusto Rivalta muore a Firenze nel 1925, alla veneranda età di ottantotto anni.

Augusto Rivalta: la scultura tra verismo e slancio espressivo

Dopo la partecipazione al concorso per il Monumento a Cavour, Augusto Rivalta, nel 1861, espone a Firenze l’opera che dà inizio alla sua carriera, il gruppo in gesso Lo zuavo ferito, memoria della guerra del 1859 a cui lui stesso ha partecipato. Insieme, presenta anche un soggetto classico, la Clizia morente.

Nel 1864, alla Promotrice di Napoli presenta il ritratto di Giambattista Niccolini, conservato alla Galleria Nazionale di Roma, mentre nel 1867, a Genova, espone uno dei suoi soggetti più famosi, il Bambino che scherza con una capra, in cui le fattezze classiche del bambino, somigliante ad un tenero putto, si uniscono ad una spiccata resa naturalistica delle pose e dell’aspetto selvatico e vitale della capretta.

Dopo un periodo di pausa negli anni Settanta, dovuto all’impegno di insegnante presso l’Accademia di Firenze, lo scultore riprende ad esporre alla Mostra di Torino del 1880, dove compare l’emblematico e piacevole Gioco della trottola, brillante composizione di genere che non cade mai nel gusto aneddotico.

Insieme a quest’opera, Augusto Rivalta presenta anche il Ritratto della sig. Ghiglioni in atto di pregare sulla tomba del marito, modello di monumento sepolcrale in gesso. Poco tempo dopo, nel 1883, vince il concorso per la realizzazione del Monumento a Vittorio Emanuele II a Livorno, città per cui esegue anche il Monumento a Garibaldi nel 1889, il cui modello viene presentato alla Nazionale di Venezia del 1887.

Monumenti e piccoli gruppi a soggetto mitologico

Nel 1896, lo scultore alessandrino prende parte alla Mostra dell’Arte e dei Fiori di Firenze con due soggetti mitologici, Ercole ed un centauro e Centauri e nel 1889 partecipa alla sua prima Biennale di Venezia con Un fauno e una baccante. Alla Biennale del 1903, si presenta ancora con il tema classicheggiante In Arcadia. All’anno successivo risale Baccanale, conservato al Museo di Lima.

Il Monumento a Garibaldi di Sampierdarena viene realizzato da Augusto Rivalta nel corso del 1905 e nel 1910 si occupa dell’allegoria della Forza per il Monumento a Vittorio Emanuele II a Roma. Nel frattempo, partecipa all’Esposizione di Milano per il Traforo del Sempione con Fauno danzante, Gruppo di fauni danzanti e Baccante danzante.

Al 1922 risale la sua ultima esposizione: alla Fiorentina Primaverile presenta Ercole che abbatte il centauro, La sacra famiglia e La prima morte.

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