Rodolfo Castagnino

Rodolfo Castagnino. Torso. Scultura in bronzo
Torso. Scultura in bronzo

Biografia

Rodolfo Castagnino (Genova, 1893 – 1978), nato da una famiglia di intagliatori e scultori in legno, inizia a lavorare come artigiano. Si forma quindi da autodidatta, tra varie difficoltà, passando gradualmente dall’artigianato alla scultura vera e propria.

Il suo esordio avviene alla Promotrice di Genova del 1920, ma è dopo il suo trasferimento a Milano nel 1926, che definisce il suo indirizzo stilistico, avvicinandosi alla solennità del linguaggio di Novecento, ma adottando una chiave del tutto personale.

Un artista schivo e instancabile

Sin dalle prime sculture, si nota una forte tendenza all’arcaismo e ad una gestione sintetica ed essenziale dei volumi. Lavorando assiduamente nel silenzio del suo piccolo studio genovese, Rodolfo Castagnino porta avanti la sua ricerca scultorea, rimanendo un artista solitario. Nonostante il suo carattere schivo, che è comunque riuscito a attirare subito l’attenzione di artisti come Anselmo Bucci (1887-1955) e di critici come Orio Vergani, che sarà autore del testo in catalogo della personale alla Galleria Pesaro del 1933.

Descrivendo le sue sculture, parla di «ritmi raccolti» e di «toni di una musicalità pastorale» che non lasciano nessuno spazio agli intenti celebrativi o a tendenze magniloquenti. La sua, è una ricerca di carattere contemplativo e lirico, in cui ogni figura assume un valore di pura essenzialità e di pathos primitivista.

La semplicità formale si unisce ad un’intonazione plastica fatta di gravitas e misura. Ciò si nota in tutti i suoi soggetti più comuni: fanciulle nude, donne che lavorano, bambini e Madonne, tutti concentrati nei loro ruoli e nelle loro gestualità senza tempo.

Ogni eccesso è rifiutato in favore di un purismo delle forme che deriva dall’unione armonica delle masse e dell’introspezione dei personaggi, sempre raccolti in una serenità primitiva di grande solidità plastica e spaziale.

Il successo alle rassegne nazionali

Dopo la regolare partecipazione alle Promotrici genovesi per tutti gli anni Venti, nel decennio successivo Rodolfo Castagnino è presente alle più importanti rassegne nazionali. Dalla Biennale di Venezia, alla Quadriennale di Roma, alle Sindacali di Genova e La Spezia, ottiene un vasto successo di critica.

Su un numero di “Emporium” del 1937, dedicato ad un gruppo di artisti genovesi, lo scrittore ligure Enrico Terracini si esprime sull’operato dell’ormai affermato scultore. Di lui scrive: «il suo ritmo è misurato e sicuro l’equilibrio compositivo; la sua plastica si compendia in note brevi, in espressioni mirabili per la parsimonia dei mezzi usati.

Dal bronzo al legno, dal marmo alla terracotta, al gesso patinato, non vi è materia che non sia scolpita o plasmata dalle agili mani di questo autodidatta uscito da una famiglia di artigiani liguri, senz’essere sottilmente compenetrata da una ricchezza lirica».

Con questo indirizzo stilistico, forse ingentilito da una materia sempre più levigata e piena, Rodolfo Castagnino continua ad esporre fino agli anni Cinquanta. Nel dopoguerra, sperimenta la terracotta. Muore a Genova nel 1978, ad ottantacinque anni.

Rodolfo Castagnino: linee essenziali e pure, tra gravitas e primitivismo

Le prime opere esposte da Rodolfo Castagnini alle Promotrici genovesi degli anni Venti sono quasi tutte di legno intagliato. Nel 1921 espone Convalescente, Prime nubi e Vento in poppa, mentre nel 1922 Icaro, Lettrice e Fiore di selva.

Il sottile lirismo di quest’ultima scultura, porta il giovane artista a presentarla anche al suo esordio alla Biennale di Venezia nel 1926. Vi ritorna due anni dopo con Portatrice d’ardesia, mentre nel 1931, alla Quadriennale di Roma invia Testa di giovinetta in legno e Il giocattolo nuovo in bronzo.

Nello stesso anno, espone altre sculture in bronzo alla Sindacale di Genova, tra cui Il fiume e La perla. Due opere che accompagnano l’artista nella piena configurazione di una poetica matura, in cui ogni massa si coniuga armoniosamente con l’altra dando vita a figure arricchite da un aggraziato e delicato primitivismo.

Di nuovo a Venezia nel 1932, espone Il cappellino. Alla Sindacale fiorentina del 1933 compare una delle sue sculture in bronzo più rappresentative degli anni Trenta, il Bambino nudo. Le superfici scabre di questa delicata mezza figura di fanciullino accolgono una luce vibrante, così come avviene con altre opere coeve, esposte nella personale alla Galleria Pesaro, sempre del 1933.

La raccolta di opere scelte per questa mostra contiene alcune delle più liriche e significative composizioni di Rodolfo Castagnino, tra cui Riposo, La Palmira, La seminatrice, Faunetto, L’adolescenza, La pastora. Figure che raccontano gesti ripetuti e ritualità senza tempo, o volti sereni che richiamano la realtà, ma anche il modellato delle sculture arcaiche.

Tina in bronzo compare alla Quadriennale di Roma del 1935 e Nudo a quella del 1939. Per tutti gli anni Quaranta, con la sola interruzione dovuta alla guerra, Rodolfo Castagnino continua ad esporre a Genova opere come L’attesa, Danzatrice e Al sole.

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