Romagnoli Giovanni

Giovanni Romagnoli. Sherazade (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Sherazade (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giovanni Romagnoli (Faenza, 1893 – Bologna, 1976) nato da una famiglia dell’agiata borghesia di Faenza, molto giovane si trasferisce a Bologna per seguire le sue doti pittoriche. Frequenta l’Accademia di Belle Arti, dove si diploma nel 1911, dopo aver frequentato i corsi di Domenico Ferri (1857-1940) e Augusto Majani (1867-1959).

La pittura di Giovanni Romagnoli si concentra subito sullo studio della figura, trattata con personalissima interpretazione e con particolare attenzione allo studio del colore e della resa plastica. Partecipa a diverse edizioni della Secessione romana, insieme agli amici pittori bolognesi come Garzia Fioresi (1888-1968).

Dopo la Prima guerra mondiale, riprende ad esporre alle mostre della Società Francesco Francia di Bologna dal 1917 al 1922, anno in partecipa alla Fiorentina Primaverile.

Giovanni Romagnoli, per tutto l’arco della sua produzione, si fa interprete di un personale post Impressionismo, in cui la figura è trattata con intensità e riferimenti costanti ai maestri del Rinascimento.

Il grande successo in America

La luminosità del cromatismo del pittore lo porta a realizzare figure costruite con tonalità chiare e vigorose allo stesso tempo, particolarissime nelle loro pose e atteggiamenti intimi e familiari. Grazie a questa pittura così sentita, Giovanni Romagnoli conquista il pubblico soprattutto americano.

Dopo aver vinto numerosi premi, come il Curlandese nel 1923, ottiene la cattedra di figura presso l’Accademia di Belle Arti di Modena. Dopodiché partecipa nel 1924 al Premio Carnegie di Pittsburgh, ottenendo grandiose recensioni dalla critica americana.

Da questo momento in poi, il suo successo oltreoceano è ormai assicurato: continua ad esporre a Pittsburgh fino al 1950, guadagnando sempre lodi e acquisti da parte dei collezionisti americani.

Nel 1949, viene anche chiamato ad affrescare una sala dell’Università di Pittsburgh. Giovanni Romagnoli decide significativamente di narrare per immagini la storia della prima donna laureata, Elena Lucrezia Cornaro Piscopia.

Diverse, a questo punto, sono le presenze del pittore alle Biennali di Venezia e alle Quadriennali romane, dove non espone soltanto dipinti, ma anche numerose sculture in cui la fondamentale protagonista è sempre la figura femminile.

Per molti anni, fino al 1963, prosegue l’attività di insegnante di Giovanni Romagnoli, che da Modena passa all’Accademia di Bologna, di cui diventerà persino direttore per due anni.

Sempre in seno a quel linguaggio personale in cui la pennellata risulta vibrante e corposa, il pittore dipinge fino agli anni Sessanta, ma in una dimensione piano piano più privata. Muore a Bologna nel 1976, a ottantatré anni.

Giovanni Romagnoli: donne aggraziate nel segno di un delicato post Impressionismo

Il segno impressionista e soave di Giovanni Romagnoli si nota sin dalle prime opere presentate alle Secessioni romane. A quella del 1914 invia una Natura morta dal sapore cézanniano ma dalla pennellata meno spigolosa e più aggraziata, seppur carica di colore.

Alla Secessione del 1915 si presenta con Concerto e Primavera, mentre a quella del 1916 con Donna in vestaglia e Figura di donna.
Le figure muliebri rappresentate sono sempre assorte nei loro pensieri, spesso confuse cromaticamente con l’intimo ambiente circostante e caratterizzate da morbidi passaggi tonali che sembrano unire la pittura veneta del Cinquecento all’Impressionismo.

Le forme risultano piene e soffici allo stesso tempo, come si nota dalle opere presentate alla Fiorentina Primaverile del 1922, Riflesso di sole, Armonia in tre toni, Bimbo convalescente, Penombra rosata, Trasparenze e opacità e Verdazzurro.

Nello stesso anno partecipa alla Biennale di Venezia con il delicato dipinto Dopo il bagno, presentato anche al Premio Carnegie di Pittsburgh, in cui ottiene il secondo posto.

Dopo il rapidissimo successo americano, Giovanni Romagnoli tiene una personale alla Biennale veneziana del 1924. Tra le diciannove opere esposte compaiono Bagnante, Violaciocche, Testa muliebre, Il sonno, Merlettaie, Toeletta, Penombra, Modella, Ballerine e Luce d’oro. Due anni dopo, è protagonista di una seconda personale al Carnegie di Pittsburgh, in cui presenta opere come Sorriso e Susanna e i vecchioni.

Anche alla Quadriennale di Roma del 1935 gli viene dedicata un’altra personale, questa volta comprensiva di ben trentacinque lavori, tra cui diverse sculture in terracotta come Acrobata, Io, Idolo, Zoraide, Ebe, Ritratto d’uomo, Frammento, Nudo e Vittoria.

Invece, tra gli oli, compaiono Estate, Rosa e Biondo, Venere, Fiordalisi e garofani, Giovane, Invernale, Betsabea, variazione sul motivo di Rembrandt e Penombra.

L’ultima apparizione importante di Giovanni Romagnoli risale alla Quadriennale romana del 1939, in cui espone alcune nature morte, Susanna e Ritratto di mia madre. Dopodiché, l’attività pittorica e scultorea lascia gradualmente il passo all’insegnamento.

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