Rossi Luigi

Luigi Rossi. Riposo. Tecnica: Olio su tela, 70 x 44 cm
Riposo. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Luigi Rossi (Lugano, 1853 – Biolda, 1923) nel 1856 si trasferisce con la famiglia da Lugano a Milano. Precocemente si avvicina al disegno e alla pittura, per cui, adolescente si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Brera. Ha come insegnante Giuseppe Bertini (1825-1898) e come compagni di corso Eugenio Gignous (1850-1906) e Cesare Tallone (1853-1919).

Fondamentale per Luigi Rossi è l’incontro con la pittura di genere di Gerolamo Induno (1825-1890). Esordisce proprio seguendo il filone del pittore milanese, coniugando facilmente tematiche leggere e disimpegnate con un linguaggio di forte impronta verista.

Tra Parigi e Milano

Dopo un breve soggiorno parigino, dove si dedica all’illustrazione, rientra a Milano. Gli anni Ottanta rappresentano per il pittore l’approdo ad un più sincero verismo non solo stilistico ma anche tematico. Inoltre, il susseguirsi di numerosi soggiorni nelle valli ticinesi porta Luigi Rossi a dedicarsi ad una pittura di paesaggio mossa da uno spiccato lirismo.

La vita contadina, il ritmo stagionale, il lavoro della terra sono soggetti ricorrenti nella produzione di questo periodo. Ma al paesaggio e alle scene di vita quotidiana si affiancano, nella vita milanese, intensi ritratti di forte gusto scapigliato.

A questo proposito, molto amico di Luigi Conconi (1852-1917), artista scapigliato, mette in atto le sue conoscenze di disegnatore e collabora con lui all’illustrazione degli Amori pastorali di Dafni e Cloe di Longo Sofista. La vicinanza a Conconi conduce, inoltre, Luigi Rossi a trasformare il suo realismo della prima fase in un simbolismo ricco di atmosfere sospese e pervase da una luce intensa.

Questo avviene anche grazie all’influenza dello scrittore Gian Pietro Lucini, che scrive una serie di poesie dedicate ai dipinti del pittore di Lugano, ricche di riferimenti simbolisti.

Un’intensa attività espositiva

Luigi Rossi esordisce alla Promotrice di Torino negli anni Settanta, per poi continuare ad esporre a Torino, Genova e Milano per gran parte della sua carriera. Al 1895 risale il suo esordio alla I Biennale di Venezia, cui partecipa regolarmente fino al 1922, anno prima della sua morte.

Tra gli anni Novanta e i primi del Novecento, il gusto simbolista di Luigi Rossi di coniuga felicemente alle atmosfere liberty. Ma verso gli anni Dieci, si rivolge soprattutto al paesaggio, rimasto uno dei suoi generi prediletti fin dagli esordi. Proprio per questo motivo, decide di acquistare una casa a Biolda, nel Canton Ticino.

La dimora diventa il luogo in cui passare la maturità artistica e personale insieme alla famiglia, coltivando una pittura di paesaggio raffinata, dai toni trasognati e poetici. Nel 1921, tiene una personale presso la Galleria Pesaro di Milano, ottenendo il suo ultimo, grandioso successo di critica e di pubblico. Muore a Biolda, nel 1923, a settantanni.

Luigi Rossi: i primi anni tra pittura di genere e verismo

L’esordio torinese di Luigi Rossi risale al 1870 e prevede la presentazione del dipinto di paesaggio Animali al pascolo. Uno spiccato verismo traspare da questa prima opera, come poi avverrà anche nei dipinti di genere di intonazione induniana, In assenza dei padroni del 1871, Una disgrazia del 1874 e Il fratellino ammalato del 1876.

A questo filone appartiene la gran parte dei dipinti degli anni Settanta, decennio in cui Luigi Rossi coniuga realismo a pittura di genere. Sempre nel 1876, presenta a Firenze Lettura e Giochi infantili e a Genova La caccia, Distrazione e All’ombra.

Dagli anni Ottanta, il pittore sembra prediligere il paesaggio lombardo e svizzero, scelta forse dovuta alle sue continue gite nel Canton Ticino, luogo amato sin dalla tenera età.

Alla Mostra di Torino del 1880, infatti, presenta Impressioni dal vero e Lago di Como. Al paesaggio si uniscono scene di vita quotidiana sempre tratte da questi luoghi, come Massaia, Tempo piovoso, Ai campi, La veglia, Aprile e Sala del contadino, risalenti tutti alla prima metà degli anni Ottanta.

La Scapigliatura e il Simbolismo

Gli anni Ottanta terminano con un crescente interesse di Luigi Rossi nei confronti del ritratto. Il gusto scapigliato entra prorompente nella sua poetica, assieme ad alcuni riferimenti simbolici che si fanno sempre più cospicui, grazie alla vicinanza a Conconi. La sua pittura si fa sfilacciata e ricca di una carica luministica quasi ultraterrena, in cui le figure sembrano unirsi alla densa aria circostante.

A questo punto, anche il paesaggio si riempie di atmosfere allegoriche ed idilliache, tralasciando gradualmente il verismo più puro. Piccole madri ed Idillio, presentati a Torino nel 1886, stanno a rappresentare questa inversione di rotta che si compie definitivamente negli anni Novanta.

La critica e il pubblico apprezza ampiamente la poetica vibrante e sospesa di Luigi Rossi, tanto che viene chiamato ad esporre non soltanto in Italia, ma anche nella sua amata Svizzera, dove ottiene un successo strepitoso.

In autunno e Temporale in montagna compaiono all’Internazionale di Roma del 1893, mentre con La scuola del dolore e Un bel mattino partecipa alla I Biennale di Venezia del 1895. Nel 1903 vi espone Ritratto di signora, riproposto alla Mostra di Milano per il Sempione del 1906, insieme ai dipinti di gusto liberty Le future madri e I primi raggi.

È ancora alla Biennale di Venezia nel 1912 con Cerere e Plein air, nel 1914 con La valle e Le ranette e nel 1922 con Le castagne. Al 1921 risale la sua personale alla Galleria Pesaro, in cui presenta più di cento opere che riassumono le diverse fasi della sua carriera, tra cui Il mosto, Autunno, Segno di giovinezza, Il fieno, Mietitura, Riflessi rossi, Bosco d’autunno, Balie, Bambini alla spiaggia, Lettura serale, L’alveare, La culla e Alba in montagna.

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