Rosso Medardo

Medardo Rosso. Aetas aurea, 1886
Aetas aurea, 1886

Biografia

Medardo Rosso (Torino, 1858 – Milano, 1928) si trasferisce insieme alla famiglia a Milano nel 1870. Dal 1875 al 1879, date le sue evidenti doti artistiche dimostrate durante gli anni del collegio, frequenta l’Accademia di Brera.
Tra il 1879 e il 1881 interrompe gli studi per svolgere il servizio militare, ma rientrato in Accademia nel 1882, partecipa all’Esposizione annuale accademica.

Un artista insofferente agli ambienti accademici

Pur avendo esordito all’interno dell’ambito accademico, Medardo Rosso mostra sin da subito una forte insofferenza nei confronti dell’istituzione, tanto che nel 1883 ne viene espulso. I suoi eccessi antiaccademici non sono dati soltanto dall’insofferenza nei confronti delle regole, ma anche dall’approdo ad una scultura nuova.

A partire dall’inserimento di oggetti reali all’interno delle sue opere, per finire con una trattazione realistica e sofferente della materia, Medardo Rosso può essere considerato l’iniziatore di una scultura rivoluzionaria.

Nella metà degli anni Ottanta si nota la prima maturazione della scultura di Medardo Rosso. Passa dal verismo sociale ad un plasticismo mosso e vibrante, incentrato prima di tutto sullo studio del passaggio del tempo e sugli effetti della luce sulla materia.

Nel 1884 subisce la perdita della madre, che viene quasi sostituita dal matrimonio con Giuditta Pozzi, da cui avrà l’unico figlio, Francesco Evviva Ribelle. Purtroppo la personalità turbolenta e insofferente di Medardo Rosso lo porta al divorzio soltanto nel 1889.

Medardo Rosso: i primi contatti con Parigi

Sin dalla metà degli anni Ottanta, Medardo Rosso inizia ad intraprendere rapporti con l’estero. Visita prima Vienna e poi Parigi, che diventerà una sorta di città d’adozione. Nel 1886 compie il suo primo, lungo soggiorno nella città francese, esponendo al Salon des Indépendants ed ottenendo anche lodi da parte della critica.

Parigi gli permette di aggiornarsi alle più recenti novità artistiche internazionali e di rendere ancora più maturo e personale il suo linguaggio. Rientrato a Milano realizza diverse sculture di carattere scapigliato per la tematica e per la resa così dissolta nello spazio e nel tempo.

Quando nel 1887 partecipa all’Esposizione Internazionale di Venezia, le sue sculture legate alla realtà quotidiana e rese attraverso una trattazione così inusuale suscitano aspri commenti da parte della critica italiana. Nel 1888 partecipa all’Italian Exhibition di Londra e l’anno successivo si trasferisce definitivamente a Parigi, ormai soffocato dal gretto e retrogrado ambiente culturale italiano.

Il definitivo trasferimento a Parigi

Medardo Rosso resterà nella città francese per ben ventisei anni, addentrandosi immediatamente nel clima artistico della città. Stringe amicizia con Emile Zola e con il mercante e collezionista Henri Rouart. Soprattutto, instaura un duraturo ma travagliato rapporto con Auguste Rodin (1840-1917).

Il periodo parigino, ricco di scambi e contatti, è quello più produttivo e significativo per la sua poetica. Sviluppa a pieno il suo linguaggio, analizzando le emozioni umane: la risata, il pianto, il dramma e la gioia, insieme al tempo e allo spazio sono i principali oggetti d’indagine.

Il primo periodo non è facile dal punto di vista economico, ma poi, i contatti con collezionisti e pittori impressionisti gli permettono di entrare nel mercato parigino. Bronzo, cera e gesso sono i suoi materiali prediletti, con cui riesce ad esporre in una personale a Parigi per la prima volta nel 1893.

Il ritorno nel circuito espositivo italiano

All’inizio del Novecento, dopo l’aspra polemica artistica iniziata con Rodin, comincia ad essere isolato dalle esposizioni ufficiali. Conosciuta la scrittrice Etha Fles e intrapresa una relazione sentimentale con lei, si rivolge anche al circuito tedesco. Esponendo alla Secessione di Vienna nel 1903, viene notato anche da Ardengo Soffici che riesce a farlo rientrare nelle esposizioni italiane.

Negli anni Venti, anche Margherita Sarfatti lo fa esporre con Novecento nel 1926. Finalmente, la portata dell’artista è riconosciuta anche in Italia. Dopo aver esposto a New York, muore a Milano nel 1928.

Medardo Rosso: un ribelle scapigliato

Secondo le parole di Corrado Maltese, «Medardo Rosso non soltanto portò alle conseguenze estreme il luminismo e il ribellismo della Scapigliatura, ma costituì anche il solo valido anello di congiunzione (ma per contrasto) tra l’impressionismo francese e i movimenti artistici italiani».

All’Esposizione di Brera del 1882 presenta una serie di opere di carattere verista, come Il bersagliere, El locch, El cantant a spass, Lo scaccino. La pipa del Locch è vera, dunque il riferimento alla realtà non è solo mimetico, ma anche tangibile, in modo assolutamente rivoluzionario.

Come rivoluzionaria è la sua protesta accademica, fatta sottoscrivere ai compagni, contro lo studio dell’anatomia dai manichini e a favore dell’introduzione di modelli umani. Quindi, già molto giovane, Medardo Rosso dimostra tutta la sua portata di ribelle, contro le istituzioni e contro ogni tipo di foggia reazionaria.

All’Esposizione di Belle Arti di Roma del 1883 invia In esplorazione, A zonzo e Dopo una scappata, soggetti della quotidianità proletaria, di una Milano povera e dedita all’arte dell’arrangiarsi. Più che di verismo sociale, però, in questi primi anni di Medardo Rosso, si può parlare di una profonda autonomia del linguaggio.

Accanto al verismo dei temi, infatti, si inserisce una riflessione acutissima sulla materia. Il gesso, la cera e il bronzo gli permettono di studiare la scultura nello spazio che la circonda. Come i pittori scapigliati, tende ad eliminare i contorni in favore di uno sfumato tra figura e ambiente, in una innovativa resa che unisce spazio e materia.

La luce, posata su superfici vibranti e non finite, fa emergere i tratti delle figure dall’ombra. Dopo il primo soggiorno a Parigi espone nel 1887 a Venezia E la fuss grappa, Portinaia, Fine, Carne altrui, Amor materno e di nuovo Cantante a spasso.

La materia plastica, come un groviglio senza uniformità, presenta figure gioiose o sofferenti, tratte dalla realtà che ha tutti i giorni sotto gli occhi.

L’unione tra spazio e materia

A Parigi si sviluppa ancora di più la tendenza di Medardo Rosso a non vedere la scultura come un’entità separata dallo spazio. Tutto è visto come una fugace impressione che viene rapidamente ricreata nella materia che si muove nello spazio circostante. La luce diviene l’elemento principe in opere realizzate a Parigi come Bambina che rideGrande risata.

Appartengono agli anni Novanta opere come Ragazzo ebreo, Birichino e il bellissimo Uomo che legge, che suscita immediatamente le lodi della critica. Nel Novecento Medardo Rosso ha una completa riabilitazione anche in Italia. Nel 1911 espone a Roma Ragazza ridente, Verso sera sul boulevard, Ragazzo malato e Ecce puer.

Ha poi una personale alla Biennale di Venezia del 1914, in cui espone venti opere tra cui Bimbo al sole, La signora X, Il signor X, Monello, L’infermo all’ospedale, Bambino lattante, Aetas Aurea, Bambino presso l’asilo del Boccone di pane.

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