Rosso Mino

Mino Rosso. Famiglia Contadina (dettaglio). Scultura in bronzo
Famiglia Contadina (dettaglio). Scultura in bronzo

Biografia

Mino Rosso (Castagnole Monferrato, 1904 – Torino, 1963) non nasce subito come scultore, ma inizialmente si avvicina al Futurismo attraverso la pittura. Il suo riferimento principale, durante gli anni di studio, è Umberto Boccioni (1882-1916). Ed è proprio attraverso la sua figura che Mino Rosso inizia a praticare la scultura, cercando sempre una connessione tra corpo, movimento e ambiente circostante.

Il Gruppo dei Futuristi torinesi

Nel 1926, entra a far parte del Gruppo Futurista torinese, insieme a Fillia (1904-1936), Pippo Oriani (1909-1972) e Nicolaj Diulgheroff (1901-1982). Simultaneità, plasticismo costruttivo, sintetismo della figura e formalismo compatto e volumetrico sono le caratteristiche più evidenti della produzione scultorea di Mino Rosso.

Nel 1928, esordisce alla Mostra dei Trentatré Artisti Futuristi a Milano e da questo momento in poi, sarà regolarmente presente a tutte le più importanti rassegne italiane, tra cui la Biennale di Venezia, la Quadriennale di Roma, le Sindacali regionali e le collettive futuriste in tutto il mondo.

Il suo è un contributo anche legato agli sviluppi della scultura delle avanguardie internazionali. Si possono riscontrare infatti diverse affinità con il Cubismo dinamico e Costruttivista di Alexander Archipenko (1887-1964).

Ma, come evidenzia l’amico Fillia, il merito di Mino Rosso è quello di non essere rimasto legato all’arte primitiva e all’arte nera, ma di aver immerso le sue figure dinamiche nella modernità. «Creazione cioè di forme nuove, generate, come per la macchina, da elementi reali e naturali che, per la loro funzione, diventano un’altra realtà».

La dimensione fisica del corpo umano, così, si fonde non solo con l’atmosfera, ma anche con le sensazioni interne, creando una sorta di unione tra mondo sensibile e mondo intellegibile. Materia e lirismo sono le due parole chiave dell’arte di Mino Rosso, portate avanti sin dopo la conclusione della seconda guerra mondiale.

La sua attività scultorea si protrae fino agli anni Cinquanta, ma il nucleo fondamentale della sua produzione raggiunge il culmine del successo fino all’inizio degli anni Quaranta. Muore a Torino nel 1963, a cinquantanove anni.

Mino Rosso: la scultura futurista tra simultaneità e sintesi plastica

Tra le prime opere di Mino Rosso compare il Manichino, una scultura che potrebbe rappresentare il manifesto della poetica dell’autore, in una concentrazione tra linee eleganti e dinamiche e movimento aereo e fisico, in un passo di danza. L’opera è accompagnata da Maschera di Beethoven, Football e Donna e bambino.

Alla Sindacale torinese dell’anno successivo si presenta con Pittore futurista, Sciatrice e di nuovo Manichino, opere che mostrano la sua idea di dinamismo compatto e plastico, che unisce elementi boccioniani a quelli del post Cubismo.

Nel suo linguaggio sono comprese tutte quelle conquiste concettuali ed estetiche raggiunte nella formulazione dell’Arte Meccanica Futurista, in cui si parla di “organismi aerei spirituali” nella nuova concezione misterica della macchina, idee che naturalmente condivide con Oriani, Fillia e Diulgheroff.

L’anno successivo è a Milano con ben undici opere, tra cui Sport, Paesaggio simultaneo, Condottiero, L’uomo, la macchina e la natura – Simultaneità organizzata, Suonatore di fisarmonica, Lottatori, Nozze della materia e Ritratto di Sant’Elia.

La scultura sintetica e dai forti richiami al linguaggio di Archipenko Architettura femminile compare alla prima Biennale di Venezia di Mino Rosso, insieme a Autoritratto, Piani architettonici di una testa e Nudo. Due dipinti aeropittorici vengono esposti dall’artista alla Mostra di Aeropittura e Scenografia Futurista alla Galleria Pesaro di Milano del 1931: Aeroritratto del pilota e Elica ribelle.

Nello stesso anno, prende parte alla Quadriennale di Roma, con una serie di sculture del ciclo Complessi Plastici, di cui fanno parte Contadino all’osteria, Fuggiasco, Sciatore, Uomini e strumenti musicali e Figurina. Natura terrestre, Natura aerea e Donna che si specchia vengono invece proposti da Mino Rosso alla Sindacale torinese del 1932.

Alla Biennale dello stesso anno presenta due significative sculture, Maternità e La pianista in cui le linee sintetiche e veloci racchiudono una miriade di sensazioni plastiche, trattate in maniera lirica ed espressiva, pur mantenendo un equilibrio compositivo di grande raffinatezza.

Duce, complesso plastico compare alla Quadriennale del 1935, mentre alle ultime Sindacali torinesi del primi anni Quaranta presenta Guerrieri, Il coro, Le modelle degli antichi e Le amiche.

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