Rutelli Mario

Mario Rutelli. La Lirica. Scultura in marmo
La Lirica. Scultura in marmo

Biografia

Mario Rutelli (Palermo, 1859 – 1941), nato da un’agiata famiglia palermitana, si avvicina alla scultura sin da piccolo, tanto che nei primi anni Settanta studia presso la Scuola di Plastica ornamentale, per poi passare, nel 1875, all’Accademia del Nudo.

Suo padre, imprenditore edile, ottiene l’appalto per la costruzione del Teatro Massimo di Palermo e Mario Rutelli viene assunto dall’impresa come scalpellino. Questa prima esperienza risulta fondamentale per la formazione dell’artista, che collabora all’esecuzione delle decorazioni del timpano della facciata e dei capitelli delle colonne del pronao.

Ma non sarà questo il solo impegno legato al Teatro Massimo: alla fine degli anni Settanta realizzerà anche una personificazione per la scala d’accesso. Terminata questa prima fase lavorativa, il giovane sculture si reca a Parigi, dove partecipa all’Esposizione Universale del 1878, per poi compiere un viaggio di studio in diverse città italiane, tra cui Venezia, Firenze e Siena e per poi stabilirsi definitivamente a Roma all’inizio degli anni Ottanta.

Tra Roma e Palermo

A Roma, entra nell’Accademia di Belle Arti, dove ha come maestri Giulio Monteverde (1837-1917) ed Ercole Rosa (1846-1893). Partecipa alla Mostra Nazionale di Roma del 1883, ma continua ad avere fitti rapporti con la sua città d’origine, tanto da tenere una personale alla Nazionale di Palermo del 1892, dove ottiene un notevole successo di critica.

Scultore raffinato e fantasioso, Mario Rutelli si destreggia con maestria tra un sostrato verista sempre presente e una profonda fedeltà al classicismo, come testimonia non solo con un formalismo plastico puro e solido, ma anche con la scelta dei temi, sempre molto legati alla mitologia e alla letteratura.

È, inoltre, difficile non riscontrare nella produzione dello scultore palermitano un costante riferimento al Quattrocento toscano, che si nota nella solennità di alcune rappresentazioni celebrative, molte delle quali popolano numerose piazze romane e palermitane.

Gli incarichi pubblici

In effetti, a partire dagli ultimi anni dell’Ottocento riceve diverse committenze da parte del Municipio di Palermo, che riesce a gestire bene anche grazie all’apertura, insieme al fratello, della fonderia Rutelli nella città siciliana.

Ma insieme alla scultura monumentale, Mario Rutelli si occupa di una serie di busti e ritratti muliebri di grande intensità, che hanno svelato una scultura più intima e privata, ma non per questo priva di quegli elementi fondanti il suo linguaggio, come l’eleganza delle pose, il guizzo espressivo quasi seicentesco e allo stesso tempo un plasticismo classicista che si trasforma anche in accenti liberty.

Nel 1903, ottiene la cattedra di scultura al Regio Istituto di belle arti di Palermo, ma nel frattempo, continua a realizzare monumenti e a partecipare ad esposizioni italiane ed internazionali. Dal 1909, collabora anche con la Zecca di Roma nella progettazione e fusione di medaglie celebrative.

A partire dal 1923, Mario Rutelli rientra a Roma, dove continua a lavorare intensamente a statue e ritratti di importanza fondamentale per la Capitale. Dal 1935, si ristabilisce a Palermo per passarvi gli ultimi anni e vi muore nel 1945, ad ottantasei anni.

Mario Rutelli: monumenti e ritratti, tra verismo, classicismo e liberty

Come accennato, tra i primi impegni pubblici del giovane Mario Rutelli vi è la decorazione di alcune porzioni della facciata del Teatro Massimo a Palermo. Nel 1877 esegue anche la personificazione della Lirica per lo scalone d’entrata dell’edificio.

L’anno successivo, espone a Parigi l’Amleto in marmo, che rivela ancora la sua fedeltà a modalità stilistiche pienamente ottocentesche, come l’adesione al vero, ma anche una certa attenzione all’eleganza formale e celebrativa, che peraltro, rimarrà in tutta la sua produzione.

Nel 1883, partecipa alla Mostra Nazionale di Roma con Ave Maria e con il gruppo dantesco Figlio or vedi l’anime di color cui vinse l’ira, conosciuto anche come Gli irosi e caratterizzato da figure manierate e fortemente espressive, che devono molto alla scultura del Seicento romano.

Al 1890 risale la realizzazione della quadriga con Il trionfo di Apelle ed Euterpe per la facciata del teatro Politeama, mentre nel 1892, sempre a Palermo, espone ben quindici opere alla Mostra Nazionale, tra cui Infanzia, Vanni Fucci, Sua Eccellenza Marchese di Torrearsa, Al mare, Cristo in croce, Leone.

Nel 1900 viene incaricato dell’esecuzione del Monumento a Nicola Spedalieri, poi eretto nel 1903 in piazza S. Andrea della Valle a Roma, mentre l’anno successivo, viene inaugurata una delle opere più conosciute di Mario Rutelli a Roma, la Fontana delle Naiadi in piazza Esedra. Nel frattempo, esegue l’elegantissimo Ritratto di Emma Gramatica.

La vita che esce dai rovi viene inviata all’Esposizione di Saint Louis del 1908, mentre nel 1911 esegue una Vittoria alata per il Vittoriano e nell’anno successivo espone L’anima benigna e L’anima prava alla Mostra degli Amatori e Cultori di Roma.

Degli anni Venti e Trenta sono una serie di opere dall’aspetto raffinato, tra cui alcuni busti di donna di ascendenza decorativa e liberty, come Donna con i pavoni, La caviglia snella e Maternità.

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