Oscar Saccorotti

Oscar Saccorotti. Silvana, 1939. Tecnica: Olio su tela, 60 x 46 cm
Silvana, 1939. Tecnica: Olio su tela, 60 x 46 cm

Biografia

Oscar Saccorotti (Roma, 1898 – Meglio, 1986), cresciuto tra Roma, Vicenza e Udine, in questa città inizia a lavorare, negli anni Dieci, come garzone nella bottega di un decoratore murale. Poco prima della guerra, si trasferisce con la famiglia a Genova.

Molto versato nella costruzione di giocattoli e anche nella progettazione architettonica e decorativa, insieme al fratello Fausto si occupa di arredamento d’interni. Nel 1917, anno in cui esordisce come pittore a Genova, si arruola e parte per il fronte, da cui ritorna nel 1919, quando riprende a dedicarsi alla pittura e all’architettura.

Alle soglie degli anni Venti, Oscar Saccorotti a Genova stringe amicizia con Francesco Messina (1900-1995) e collabora attivamente con l’architetto Gino Coppedè (1866-1927). Dal punto di vista stilistico, si avvicina agli stilemi di Novecento, rappresentando il rinnovamento della pittura ligure negli anni Venti.

Una ricca attività espositiva

Se inizialmente il pittore si orienta sulla solidità spaziale di vertiginose vedute prospettiche di interni e di paesaggi e marine liguri, offrendo una visione geometrica e raffinata, in un secondo momento si indirizza verso un linguaggio nettamene più poetico e lirico, basato su tonalità chiare e su un espressionismo vivace e personale.

I dipinti di figura, intimi ed espressivi, caratterizzano gran parte della produzione di Oscar Saccorotti, insieme ai paesaggi e alle nature morte. Opere che compaiono nelle numerosissime esposizioni italiane cui prende parte regolarmente l’autore: dal 1917, alle mostre genovesi, ma a partire dagli anni Trenta è presente anche alla Biennale di Venezia e alle Quadriennali romane.

Pittore riflessivo e profondo, spazia dalle composizioni figurative alle nature morte, a poetici paesaggi dell’anima che riflettono l’amore per la Liguria, sua regione d’adozione.

Ciò che contraddistingue la sua produzione è un cromatismo mosso ed emozionante, che, tra gli anni Venti e Trenta non manca di aderire ai ritorni alla tradizione di Novecento, indagando soprattutto l’energia coloristica del Rinascimento e del Seicento, passando per Felice Casorati (1883-1963).

Nel 1967 è presente alla Mostra “Arte Moderna in Italia 1915-1935” organizzata da Ragghianti in Palazzo Strozzi a Firenze. Muore a Megli, vicino Genova, nel 1986, ad ottantotto anni.

Oscar Saccorotti: un cromatismo aggraziato ed espressivo, tra figure, paesaggi e nature morte

Nei primi anni di produzione, Oscar Saccorotti partecipa soprattutto alle mostre genovesi, a partire a dal 1917. Vi presenta diverse opere che rappresentano il primo decennio della sua produzione, tra cui alcuni paesaggi, impressioni e nature morte come Boccadasse, Sera, Lo specchio, Mattino d’argento, Bimbi.

Questi dipinti fanno trasparire sia il profondo legame del pittore con l’architettura, data l’attenzione alla resa prospettica e spaziale, sia un aggraziato approccio con la materia pittorica, stesa in maniera delicata e personale, unendo alcuni stilemi del ritorno all’ordine ad un’interpretazione espressionista del colore.

Il classicismo di alcune composizioni di figura, riscontrabile soprattutto negli anni Trenta, si unisce, infatti, ad una trattazione mossa e vibrante del cromatismo, come si nota nell’Interno esposto alla Mostra Regionale Ligure del 1929.

L’anno successivo, con Signora bionda partecipa alla sua prima Biennale di Venezia, mentre all’edizione del 1932 invia Fiori, Pesci, Il figlio del giardiniere e Uccelli. Al 1934 risale uno dei dipinti più significativi di Oscar Saccorotti, molto vicino alla fase simbolista casoratiana, Figura dormiente (Primavera), esposta alla Sindacale di Belle Arti di Genova, insieme a Natura morta e L’ortolano.

Nel 1935 è a Roma per la Quadriennale, in cui espone Uccelli, Natura morta e Paesaggio. Da questo momento in poi, il linguaggio del pittore sembra orientarsi sempre di più verso un lirico impressionismo, modulato su personali sensazioni che si leggono soprattutto nei paesaggi e nelle nature morte che riempiono tutti gli anni Trenta e Quaranta.

Uccelli, Silvana, Paesaggio, Fiori vengono esposti alla Quadriennale del 1939. Mattino, dipinto dai richiami profondamente classici, compare alla Sindacale di Milano del 1941, mentre Funghi e Lepre e fagiano risalgono al Premio Bergamo dell’anno successivo. Il muratore e Natura morta, della Quadriennale romana del 1943, sono le ultime opere prima dell’interruzione dovuta al conflitto.

Il dopoguerra è segnato dalla persistenza di alcune tematiche predilette, come le nature morte e i paesaggi, sempre più impostati su note personali ed intime, con un cromatismo via via più delicato e chiaro, come mostrano le ultime opere presentate alla mostra di Palazzo Strozzi del 1967, Controluce, Fiori, Giardino sotto la neve.

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