Santomaso Giuseppe

Giuseppe Santomaso. Il Paniere, 1938. Tecnica: Olio su tela
Il Paniere, 1938. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Giuseppe Santomaso (Venezia, 1907 – 1990) dopo aver frequentato l’Accademia di Belle Arti di Venezia, si interessa ai maestri del Cinquecento veneto e li studia approfonditamente. Successivamente, entra in contatto con i pittori della Secessione di Ca’ Pesaro, che espongono alla Fondazione Bevilacqua La Masa, sotto il coordinamento di Nino Barbantini.

Tra questi autori vi sono Gino Rossi (1884-1947), Felice Casorati (1883-1963), Pio Semeghini (1878-1964) e Arturo Martini (1889-1947). Anche Giuseppe Santomaso inizia ad esporre a Ca’ Pesaro, sotto l’influenza di questi autori, a partire dal 1928.
Nei primi anni, si orienta verso un personale espressionismo fatto di linee mosse e vibranti e di un cromatismo vivido e gioioso.

I numerosi viaggi in Europa

Dopo aver tenuto la prima personale a Milano nel 1935, Giuseppe Santomaso comincia a compiere diversi viaggi di studio in Europa. Nel 1937 raggiunge l’Olanda e poi si sposta a Parigi, dove studia l’Espressionismo, ma soprattutto si interessa al Cubismo di Braque, rimanendo, però, sempre legato all’idea di tonalismo veneto.

Proprio a Parigi, il pittore comincia ad ottenere i primi successi che lo portano ad esporre a moltissime mostre italiane ed internazionali. Questo, dopo aver tenuto una personale di grande impatto presso la Galerie Rive Gauche nel 1939. All’inizio degli anni Quaranta decora ad affresco alcune sale dell’Università di Padova e poco dopo tiene una personale alla Galleria La Spiga di Milano.

Il Fronte Nuovo delle Arti

Si può affermare che Giuseppe Santomaso abbia operato un netto rinnovamento del linguaggio dell’arte italiana, soprattutto per quanto riguarda il percorso verso l’astrazione. In questo contesto di avanguardia, il primo ottobre 1946 firma il Manifesto della Nuova Secessione, poi diventato Fronte Nuovo delle Arti.

Il Manifesto viene firmato da una serie di artisti, tra cui Armando Pizzinato (1910-2004), Renato Birolli (1905-1959), Alberto Viani (1906-1989) ed Ennio Morlotti (1910-1992), tutti accumunati dalla stessa voglia di equipararsi, come italiani, alle esperienze artistiche europee legate al post cubismo, liberandosi definitivamente dell’influenza di Novecento.

Nel 1948, Giuseppe Santomaso partecipa per la prima volta alla Biennale di Venezia dove esporrà fino agli anni Ottanta, ma già all’inizio degli anni Quaranta aveva partecipato al Premio Bergamo e alle Quadriennali di Roma. È il periodo delle nature morte, che inevitabilmente poi procederà verso la dimensione astratta, o meglio verso l’ “astratto-concreto”, come lo ha definito in seguito Lionello Venturi.

Il Gruppo degli Otto

In effetti, ben preso il gruppo del Fronte si divide tra figurativo e astratto giungendo poi alla formazione del Gruppo degli Otto, di cui fanno parte anche Afro (1912-1976), Morlotti ed Emilio Vedova (1919-2006), oltre che Santomaso stesso.

Analizza il post cubismo, per poi passare alle astrazioni surrealiste che uniscono pittura e grafica, sulla scia di Miró. Negli anni Cinquanta partecipa a numerose mostre italiane ed internazionali, una tra tutte la Documenta di Kassel, in cui espone nel 1955, nel 1959 e nel 1964.

Premi e riconoscimenti si susseguono incessantemente per tutti gli anni Sessanta, quando ormai approda definitivamente all’informale, in cui la luce assume un ruolo fondamentale. Tra gli anni Settanta e Ottanta, continua la sua intensa attività espositiva, con alcune importanti personali ad Amburgo e New York. Muore a Venezia, nel 1990 a ottantatré anni.

Giuseppe Santomaso: dall’Espressionismo all’informale

Le prime esperienze pittoriche di Giuseppe Santomaso hanno a che fare con la secessione capesarina. Un espressionismo di matrice matissiana è presente nelle opere degli anni Venti e Trenta, quelle che rappresentano i suoi esordi.

Nel 1933 espone alla Sindacale fiorentina due dipinti orientati proprio verso queste prime sperimentazioni, Ritratto e Paesaggio. Ancora, alla Sindacale di Napoli del 1937 invia un Nudo dalle linee ininterrotte ed ondulate e sempre legate ad un cromatismo studiato e contrassegnato da graduali passaggi tonali.

Agli anni Quaranta risalgono gli ultimi dipinti figurativi dell’autore veneziano, come si può dedurre dalla fantasiosa ed espressionista Natura morta presentata al Premio Bergamo del 1941 e dalle tre Composizioni a quello successivo del 1942.

Dopo l’adesione al Fronte Nuovo delle Arti, Giuseppe Santomaso aderisce ad un astrattismo cubista che inizialmente si esplicita nel ciclo delle Finestre, per poi passare a composizioni fatte di linee e macchie di colore che si intersecano, formando vivaci paesaggi della mente.

Piccolo cantiere risale al 1952, Tramonto della città industriale al 1955, Vita segreta al 1958. L’anno precedente, il pittore aveva fatto un viaggio a New York per presenziare alla sua prima mostra statunitense, alla Borgenicht Gallery. Qui, ha l’occasione di entrare in contatto con i rappresentanti dell’Espressionismo astratto.

Da questo momento in poi, le sue tele diventano architetture di luce e linee che lo portano ad esporre in una personale allo Stedelijk Museum di Amsterdam nel 1960 e alla Biennale del Brasile del 1962. Negli anni Settanta, illustra con sette litografie il libro di poesie On Angle di Ezra Pound, affermandosi anche nel campo della grafica.

L’ultima grande antologica viene dedicata a Giuseppe Santomaso nel 1983, alla Borgenicht Gallery di New York, che racchiude gran parte dei suoi lavori, da quelli espressionisti alle delicate composizioni astratte e grafiche degli ultimi anni.

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