Santoro Rubens

Rubens Santoro. Canale Marin, Venezia (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a destra
Canale Marin, Venezia (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela. Firma in basso a destra

Biografia

Rubens Santoro (Mongrassano, 1859 – Napoli, 1942) ben presto si trasferisce con la famiglia dalla Calabria a Napoli e viene iscritto al Real Istituto di Belle Arti. Qui segue per un breve periodo le lezioni di Domenico Morelli (1826-1901).

Ben presto la sua presenza in Accademia viene meno, preferisce recarsi nei dintorni di Napoli come Castellamare o Torre Annunziata per trarre impressioni dal vero. Ecco che ne scaturiscono opere che sin da subito uniscono due gusti.

L’adesione incondizionata al vero da una parte e la piacevolezza e leggerezza dei temi e della pennellata dall’altra. Queste tele colpiscono ben presto il pittore spagnolo di passaggio a Napoli nel 1874, Mariano Fortuny (1838-1874). A lui Rubens Santoro si lega particolarmente, traendone ispirazione soprattutto nella resa della luce.

Compie diversi soggiorni a Venezia, dove ottiene un immediato successo al pari di altre capitali europee come Londra o Parigi. In questa città viene notato dal mercante d’arte Adolphe Goupil.
Rubens Santoro piace al mercato nazionale ed internazionale, non ha problemi ad affermarsi, infatti partecipa ad esposizioni italiane tanto quanto ad esposizioni mondiali.

Espone a Chicago del 1893, a San Pietroburgo del 1898 e Buenos Ayres del 1910. Nel 1902, viene nominato professore onorario dall’Istituto di Belle Arti di Napoli e negli stessi anni si lega particolarmente al pittore Luca Postiglione (1876-1936).
Con lui condivide la vitalità di una pittura piacevole e legata al folklore partenopeo. Muore a Napoli nel 1942 a 83 anni.

Rubens Santoro. Impressioni dal vero

Quando Rubens Santoro, ancora giovane, decide di abbandonare l’Accademia e quindi i corsi di Morelli preferendo a questi l’insegnamento della natura, ottiene l’apprezzamento di Mariano Fortuny.

L’artista infatti loda il coraggio del ragazzo che è stato in grado di uscire dalle costrizioni accademiche per abbandonarsi allo studio dal vero, all’aria aperta.

In effetti, la principale ispirazione e maestra di Rubens Santoro è la natura del mezzogiorno, con i suoi variopinti colori e con la sua luce potente. Non è un caso che il pittore esordisca alla Promotrice napoletana del 1874, anno in cui è in stretto contatto con Fortuny.

Il maestro spagnolo lascerà un’impronta indelebile nelle espressioni di tutta una schiera di pittori napoletani che hanno avuto contatti con lui. Santoro è esattamente uno di questi pittori: nel 1874 presenta tre dipinti, Un balcone, Un’impressione, Una fanciulla che ride.

Pervasi da un sentore di realtà accompagnato da una leggerezza inaspettata che tende a superare l’austerità della Scuola di Resina, ne mantengono l’adesione al vero.
Una fanciulla che ride viene acquistato dal suo maestro Morelli che loda il lavoro per la sua eleganza e leggiadria naturali.

L’importanza di Fortuny

Fortuny, pittore caratterizzato dall’uso di una gamma cromatica vivacissima e luminosissima, è stato considerato dai realisti come Adriano Cecioni (1836-1886) solamente un artista alla moda.
In realtà Fortuny è un pittore colto, un collezionista di antichità e di pittura orientale, in particolare giapponese.

Da essa trae l’elemento più importante, una sostanziale assenza di profondità in favore di una resa bidimensionale della composizione pittorica.
La pennellata picchiettata, spesso sfaldata, non rinuncia mai ad un sempre presente sostrato di naturalismo reso nel chiarore della luce, quasi assenti le ombre.

Questo tipo di pittura così diversa da quella italiana incuriosisce e affascina pittori come Rubens Santoro che sceglie tagli contingenti, fotografici, estremamente moderni. La luce e i toni chiari emergono vivacemente da tele come in Maiori sulla costa di Amalfi o Marina alla Chiaolilla in Procida.

L’opera Al sole realizzata a Resina ed esposta a Brera nel 1878 ottiene un immediato successo per lo studio intenso e vero della luce.

Il successo

Negli anni Settanta Rubens Santoro si sposta in Veneto dando sfogo alla sua pittura di luce, potendo ritrarre le marine veneziane pervase da una chiara luminosità. Ne sono un esempio Botteghe veneziane, Un canale a Venezia o Ricordo di Venezia.

Nel corso della sua carriera è presente a diverse esposizioni nazionali come la Promotrice napoletana o le mostre di Brera.
Non è difficile trovare suoi dipinti anche all’interno di esposizioni europee: partecipa all’Esposizione Universale di Parigi del 1878, presentando La grotta degli zingari.

Nel 1880 prende parte all’Esposizione Nazionale di Belle Arti di Torino con numerose opere tra cui Giovinezza e Vecchiezza, l’una una sorta di pendant dell’altra.

La Giovinezza è una fanciulla bella e seducente, pervasa da una forte luce e circondata da una profusione di fiori.
La Vecchiezza, una povera signora anziana seduta ai piedi di un muro scrostato e anch’esso in rovina, simbolo di decadenza, solitudine, abbandono.

Il contrasto è fortissimo e il realismo lo è altrettanto. I due dipinti colpiscono gli osservatori, compreso il re Umberto, che dopo averli ammirati, si fa presentare il pittore per complimentarsi con lui. La regina Margherita acquisterà poi Giovinezza, quadro grazie a cui Rubens Santoro vince anche un premio della giuria.

Poco dopo Rubens Santoro si reca a Parigi dove il mercante d’arte Steward diventa suo estimatore e collezionista.
Da Parigi a Londra, Santoro ottiene sempre più successo e lodi anche dal mercante Colnaghi che commissiona al pittore diverse tele. Ne compra altrettante del periodo giovanile, per ampliare la sua collezione di arte italiana.

Negli ultimi anni l’artista si dedica anche alla ritrattistica, sempre seguendo la stessa impronta luminosa e leggera dei paesaggi e delle marine. Continua a ricevere premi e medaglie alle esposizioni nazionali e internazionali.

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