Enrico Sartori

Enrico Sartori. Istruzioni della cavalleria di Monferrato nella piazza d’Armi di Parma (dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Istruzioni della cavalleria di Monferrato nella piazza d’armi di Parma (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Enrico Sartori (Parma, 1831 – 1888) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Parma, che frequenta a partire dal 1844. Entrato nella Scuola di Paesaggio, è allievo di Giuseppe Boccaccio (1790-1852). Sin da subito, ottiene grandi risultati, fino alla menzione onorevole tra i premiati di prima classe e quindi la vittoria del pensionato nel 1858, che gli permette di completare la sua formazione a Roma.

Terminati gli studi l’anno successivo, Enrico Sartori può recarsi con libertà a dipingere en plein air in aperta campagna, come aveva sempre voluto anche durante gli anni accademici. Pur rimanendo fedele ad un’idea classicista di paesaggio, piano piano sembra anche aderire, con parsimonia, agli stilemi veristi.

Ma in ogni caso, il suo linguaggio rimane arioso ed equilibrato, molto più legato alle caratteristiche classiciste che alle istanze naturalistiche. Per tutta la sua carriera, porta avanti un’idea di veduta agreste ordinata e luminosa, in cui ogni elemento sembra rispondere ad un criterio di serena tranquillità.

Le Guerre d’indipendenza

Dopo la sua partecipazione alle Guerre d’indipendenza, l’autore si dedica anche a paesaggi e vedute a soggetto militare, che sembrano adottare sempre di più le modalità di sintesi e di narrazione di Giovanni Fattori (1825-1908), soprattutto nelle descrizioni del campo di battaglia o di accampamenti militari popolati da soldati e cavalli, resi, adesso, con armoniosa vitalità e verismo.

Un’intensa attività espositiva tra Parma, Firenze e Torino

Dagli anni Cinquanta, partecipa alle Esposizioni dell’Incoraggiamento a Parma, mentre del 1863 è presente con regolarità alle Promotrici fiorentine e torinesi, dove ottiene un notevole successo di critica, grazie ai suoi paesaggi che esprimono l’incontro tra una visione delicata e tradizionale e i nuovi progressi realisti.

Infatti, nelle ultime tele, Enrico Sartori sembra abbandonare progressivamente il minuzioso descrittivismo classicista, per dare spazio ad una visione più sciolta, costruita attraverso pennellate via via più spontanee e larghe.

Ciononostante, manterrà costante quell’ordine scenografico di impianto classico, appreso negli anni accademici. Presente alle esposizioni fino al 1887, muore l’anno successivo a Parma, a cinquantasette anni.

Enrico Sartori: dal paesaggio tradizionale agli accenti veristi delle composizioni militari

Grazie alla tela Pontaccio di Valera, conservato alla Galleria Nazionale di Parma, Enrico Sartori ottiene il pensionato a Roma, dove può confrontarsi sia con il paesaggio tradizionale, sia con le istanze veriste.

Se inizialmente mostra una propensione verso il classicismo della veduta dorata ed ampia, introdotta da quinte scenografiche, in seguito si getta vivamente nelle sessioni di pittura en plein air che svolge nella campagna parmense prima e in quella romana poi.

Tra le prime opere esposte a Parma negli anni Cinquanta vi sono le vedute Parma vista dalla Baganza, Interno del già convento di S. Caterina in Parma, Veduta esterna dell’Arcadia nel giardino di Parma, Interno di un mulino sul fiume Po.

Una maggiore scioltezza cromatica già si nota nella Casa rustica presentata all’Esposizione di Firenze del 1863, e in Lavori campestri dal vero, di due anni dopo. Ma le prime vere concessioni ad un sintetismo sincero si notano nel dipinto militare Accampamento preso dal vero presso Parma nel mese di luglio 1866, presentato a Firenze nel 1867.

All’Esposizione Nazionale di Parma del 1870, Enrico Sartori presenta con grande successo ben nove dipinti, tra i più rappresentativi della sua produzione: Strada maestra San Michele in Parma, Carnevale 1870, Manovra dei Lanceri Novara nella pizza d’Armi di Parma, Ritratto di Russia, Mercato dei bozzoli nel cortile della Pilotta a Parma, La raccolta del fieno, Fiera di bestiami nel Campo di Marte a Parma, Veduta del Ceno presso Varsi e Veduta presa dal torrente Parma.

Nel corso degli anni Settanta, compaiono tra Firenze e Torino numerosi dipinti di battaglia tratti dalla sua esperienza durante le guerre d’indipendenza, sicuramente influenzati dal verismo di Giovanni Fattori, conosciuto proprio durante l’esposizione di Parma del 1870.

Me permangono anche paesaggi tratti dal vero, che conservano, però, un’impostazione armoniosa e serena. Tra di essi vi sono Evoluzioni di una brigata d’artiglieria da campagna nella valle del Taro, Le colline di Salso Maggiore, Manovra di sciabola, L’andata al mercato e Istruzione militare.

All’Esposizione Nazionale di Torino del 1880, presenta ancora un dipinto militare, Passeggiata di cavalleria Monferrato presso Parma. Manovre tattiche viene presentato a Torino nel 1884, Istruzione di cavalleria a Firenze nel 1886 e Bersaglio di cavalleria nei dintorni di Parma alla sua ultima esposizione prima della morte, la Nazionale di Venezia del 1887.

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