Savinio Alberto

Alberto Savinio. En visite. Tecnica: Olio su tela
En visite. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Alberto Savinio (Atene, 1891 – Roma, 1952) pseudonimo di Andrea De Chirico, nasce in Grecia da genitori italiani. Non si interessa subito alla pittura, ma passa prima per la musica e per la letteratura, due discipline cui comunque rimarrà sempre legato. Dopo la morte del padre, nel 1905 si trasferisce con la madre e il fratello Giorgio De Chirico (1888-1978) a Monaco di Baviera.

I numerosi stimoli culturali tra Milano, Parigi e Ferrara

Quando nel 1909 si trasferisce a Milano, secondo il fratello Giorgio, Alberto Savinio già è dedito al disegno e alla pittura. Ciò si acuisce ancor di più quando si trasferisce a Parigi nel 1910 ed entra in contatto con l’ambiente artistico raccolto attorno alla figura di Guillaume Apollinaire (1880-1918). Negli anni Dieci si dedica assiduamente alla scrittura: esordisce nel 1914 con Les chant de la Mimort.

Il suo esordio ufficiale pittorico invece, risale solo alla fine degli anni Venti, ma già nel 1916 a Ferrara entra in contatto con Carlo Carrà (1881-1966) e con Filippo De Pisis (1896-1956) con cui dà vita alla Metafisica.

Ancora solamente come critico e non come pittore, Alberto Savinio collabora alla rivista “Valori Plastici”. Vi pubblica numerosi saggi significativi, dedicati al senso del ritorno all’ordine e al problema della “mediterraneità” dell’arte italiana. Nel 1919 è a Roma, ma nella metà degli anni Venti raggiunge il fratello a Parigi. È qui che inizia davvero la sua attività pittorica.

Alberto Savinio: un italiano a Parigi

Nel 1927 Alberto Savinio tiene la sua prima personale a Parigi. Qui dipinge moltissimo e soprattutto viene apprezzato dal mercato francese. Il fertile ambiente culturale parigino lo fa entrare in contatto con il critico Waldemar George che in qualche modo porta in alto la bandiera degli “Italiens de Paris”.

Allo stesso tempo, conosce il gallerista Léonce Rosenberg che commissiona ad una serie di artisti, tra cui i fratelli De Chirico, la decorazione della sua villa vicino al Trocadero.

Ad ogni artista chiede di decorare una singola stanza, unendo così le istanze surrealiste a quelle della metafisica, a quelle cubiste, senza distinzione alcuna. Savinio dipinge antichi monumenti e giocattoli, dando sfogo a tutta la sua fantasia, con grandi apprezzamenti da parte del gallerista.

Sono anni d’oro per Alberto Savinio: partecipa alle Biennali di Venezia, alle Quadriennali romane. Se inizialmente è affine al fratello, negli anni Trenta già è protagonista di un linguaggio personale, più legato all’importanza psicoanalitica, alle immagini dell’infanzia, poetiche, simboliche, archetipiche, surrealiste.

La pennellata è più visibile, meno “laccata” di quella di Giorgio, e il chiaroscuro più evidente, più pittorico. Un’arte fatta di un mondo immaginario popolato da idoli mostruosi, giocattoli, figure primordiali lo differenzia quindi dal più enigmatico fratello. Dagli anni Quaranta si dedica soprattutto alla grafica, continuando comunque a partecipare alle mostre. Dopo la sua morte, sopraggiunta nel 1952, gli viene dedicata una retrospettiva alla Biennale di Venezia del 1924.

Alberto Savinio: a Parigi tra la Metafisica e il Surrealismo

Dopo la prima esperienza con la musica, che tra l’altro a Parigi suscita l’ammirazione degli esponenti dell’Avanguardia parigina. Ma per quanto riguarda l’ambito pittorico, l’inizio della sua attività risale agli anni Venti.

Negli intenti e nella critica, però, Alberto Savinio inizia a militare nell’arte dal 1916. I fratelli De Chirico sono costretti a spostarsi a Ferrara, dove, insieme a De Pisis e Carrà, all’Ospedale di Villa del Seminario, elaborano il nucleo della Metafisica.

Alberto Savinio, nel frattempo, anche da Salonicco dove è mandato durante la guerra come interprete, collabora con diverse riviste d’avanguardia. Negli anni Venti, in particolare, Mario Broglio lo accoglie tra le pagine di “Valori Plastici”.

Nel 1926 invia al fratello a Parigi una serie di disegni e di oli su carta, molto legati alla poetica simbolista di Arnold Böcklin (1827-1901) e William Blake (1757-1827). Nel 1927 tiene la prima personale alla Galerie Bernheim Jeune e da qui parte la sua ascesa pittorica in Francia.

Sono gli anni in cui si distacca in parte dalla Metafisica per avallare alcune istanze surrealiste. I suoi dipinti sono psicanalitici: contengono espliciti riferimenti all’inconscio, alle immagini oniriche e della memoria primordiale dell’uomo e della collettività.

Il rientro in Italia

Alberto Savinio continua sempre a scrivere, saggi, testi teatrali, articoli per riviste d’avanguardia. Nel 1930 partecipa alla Biennale di Venezia con Uomini nudi, Ritorno del figliuol prodigo e I gioco degli angeli. Alla Quadriennale romana del 1935 invia Autoritratto, Cernobbio e Autunno, a quella del 1939 due Figure e una Natura morta.

Negli anni Quaranta e Cinquanta continua la sua attività di pittore e illustratore, ma soprattutto inizia quella di scenografo teatrale.

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