Scarpa Carlo

Carlo Scarpa. Alzatine, 1977. Tecnica: Argento
Alzatine, 1977. Tecnica: Argento

Biografia

Carlo Scarpa (Venezia, 1906 – Tokyo, 1978) sviluppa sin da bambino una speciale sensibilità verso il disegno e l’uso dei materiali, soprattutto incoraggiato dalla mamma sarta e dal papà insegnante. passa l’infanzia a Vicenza, tra i palazzi cinquecenteschi di Andrea Palladio, che ispirano la sua primordiale passione per l’architettura.

Dopo la scuola elementare, infatti, il giovanissimo Carlo decide di frequentare l’istituto tecnico Andrea Palladio di Vicenza, che gli permette di continuare a coltivare la passione per il disegno.

Venezia e la formazione accademica

Nel 1919, con la morte della madre, la famiglia fa rientro a Venezia e il ragazzo si iscrive subito all’Accademia di Belle Arti, inizialmente intenzionato a studiare pittura. Si delinea, sin dai primi anni di studio, la propensione di Carlo allo studio della storia dell’arte, della filosofia e dell’estetica come materie fondamentali della sua formazione.

Anche il disegno, libero e ricco di soluzioni fantasiose, risulta sin da subito la base della sua ricerca architettonica. Alla fine dei tre anni di studio canonici in Accademia, Carlo Scarpa decide di dedicarsi all’architettura, continuando a studiare fino al 1926 sotto la guida di Guido Cirilli (1871-1954).

Terminata anche la preparazione architettonica, inizia a lavorare nello studio del suo maestro, e poi come suo assistente durante le lezioni di architettura dello IUAV. Ben presto, Scarpa concentra il suo lavoro sull’uso dei diversi materiali, dal legno ai mattoni al vetro, e soprattutto su una concezione dello spazio libera e singolare.

I primi lavori e l’ambiente culturale veneziano

Negli anni Trenta Carlo Scarpa inizia a delinearsi lo stile di Carlo Scarpa: per lui lo spazio architettonico è come lo spazio dell’opera d’arte. Acquisisce senso attraverso l’uso di materiali disomogenei e attraverso il loro dialogo con la storia e con il presente.

Studia tanto Adolf Loos (1870-1933) e la Secessione viennese, quanto i rappresentanti del Bauhaus. Ma i suoi riferimenti sono anche Le Corbusier (1887-1965) e Frank Lloyd Wright (1867-1959).

Alla fine degli anni Venti, inizia a lavorare per la vetreria Cappellin, come consulente artistico, dopo aver ristrutturato la sua sede di Murano. Il proprietario della ditta gli affida anche l’allestimento del padiglione presso la Mostra di Arti Decorative di Monza del 1930.

Dopodiché inizia a collaborare come designer di luci per la ditta Venini & C., partecipando con il suo allestimento, anche alla Biennale di Venezia del 1940.

Lo stretto rapporto con l’arte, tra mostre e musei

Nel frattempo, Carlo Scarpa diviene uno degli animatori principali della cultura veneziana. Ama frequentare artisti e letterati e soprattutto inizia a ricevere le prime committenze proprio da parte dei ricchi abitanti di Venezia, desiderosi che le loro dimore vengano ristrutturate dall’architetto.

Il primo vero incarico che lo rende famoso in tutto il Paese è la ristrutturazione degli edifici dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Nel frattempo, continua ad allestire le sale della Biennale, cosa che lo porterà poi a ristrutturare l’intero padiglione italiano negli anni Sessanta.

I musei e le istituzioni culturali di tutta Italia si affidano ben presto alla ristrutturazione per mano dell’architetto Carlo Scarpa, in un rapido susseguirsi di successi. Nel 1956 ottiene il premio Olivetti per l’architettura, e per tutti gli anni Sessanta e Settanta si dedica alla progettazione di oggetti di design e arredo.

Nel 1967 compie un soggiorno negli Stati Uniti per confrontarsi con l’architettura di Wright, mentre nel 1969 va per la prima volta in Giappone. Negli anni Settanta si trasferisce a Vicenza e nel frattempo insegna allo IUAV da molti anni: la sua impronta didattica sarà importantissima per molti allievi, tanto che nel 1972 ne diviene direttore.

Risale al 1970 il premio Presidente della Repubblica per l’architettura e al 1977 la medaglia d’oro ai benemeriti della scuola, della cultura e dell’arte della Repubblica. Muore in Giappone, a Sendai, nel 1978, a settantadue anni.

Carlo Scarpa: la conoscenza dei materiali e il rapporto tra luce, spazio e storia

Con il disegno di vetri inizia la vera e propria identità di designer di Carlo Scarpa. Progetti esteticamente liberi fantasiosi nella realizzazione lo porteranno a fare lo stesso anche nell’allestimento effimero e nell’architettura permanente.

Tra Triennale di Milano e Biennale di Venezia i suoi allestimenti lo conducono alla creazione di spazi estesi, orizzontali, intersecati e trasparenti, in fondo razionali. Luci e ombre giocano sui diversi materiali e lo spazio dell’allestimento diventa vivo, come nelle mostre di Alberto Viani (1906-1989) e di Lucio Fontana (1899-1968) alla Biennale del 1966.

Nel 1941, Carlo Scarpa realizza il progetto della casa di Arturo Martini (1899-1947) a Venezia, e per lui realizza anche l’allestimento delle sue opere alla Biennale del 1942. Le sue opere fondono spazio presente e storia, perché tiene sempre presente i maestri del passato.

Comincia a realizzare, così, una serie di ville in Veneto e in Friuli, come le Veritti ad Udine. Progetta mostre per il Museo Correr, come quella di Giovanni Bellini, mentre al Museo di Castelvecchio di Verona si occupa dell’allestimento dell’esposizione “Da Altichiero a Pisanello”. Tra il 1961 e il 1963 restaura il Palazzo Querini Stampalia a Venezia, uno dei suoi lavori maggiori.

Poi si occupa della ristrutturazione del Museo di Castelvecchio e del Correr. Nel 1960 cura l’allestimento della Mostra di Wright alla Triennale di Milano e si occupa degli spazi del Museo Revoltella di Trieste e del Museo Picasso a Parigi.

Nel frattempo, Carlo Scarpa lavora intensamente come designer presso la ditta Simon International progetta oggetti rimasti nell’immaginario comune per la loro linearità ed efficienza, come il Tavolo Doge la libreria Zibaldone. Tra le ville e le piccole case di abitazione si ricordano Villa Guarnieri al Lido di Venezia (1948), Villa Zoppas a Conegliano del ’57.

Tra le ultime opere, comare la Cappella Brion in San Vito di Altivole a Treviso, costruita tra il 1970 e il 1975. I suoi due viaggi in Giappone sono fondamentali per la sua poetica.

Dedica a questo paese tutti gli intensi studi degli ultimi anni, come ha dimostrato una mostra al Museo MaXXI di Roma nel 2017. Le superfici chiare e trasparenti, le forme geometriche ma suggestive, gli incastri costruttivi, hanno reso Carlo Scarpa un architetto e designer unico, raffinato, luminoso.

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