Scuri Enrico

Enrico Scuri. Selene ed Endimione, 1850 (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela
Selene ed Endimione, 1850 (dettaglio). Tecnica: Olio su Tela

Biografia

Enrico Scuri (Bergamo, 1806 – 1884) entra all’Accademia Carrara di Bergamo a tredici anni. È tra gli allievi prediletti di Giuseppe Diotti (1779-1846), per la sua precoce capacità di rappresentare soggetti letterari, grazie alla sua passione per la recitazione.

Grazie alla protezione di alcune famiglie protestanti svizzere trasferitesi a Bergamo, riesce ad avere subito importanti committenze. Si cimenta ben presto nel ritratto ufficiale e in cicli ad affresco per alcune residenze private.

Enrico Scuri esordisce a Brera nel 1828 con soggetti mitologici molto legati al linguaggio di Andrea Appiani (1757-1817). Dunque, affermandosi come pittore di storia a metà tra il classicismo e il romanticismo, diviene erede di Diotti nella decorazione di palazzi e chiese bergamasche.

La cattedra di pittura all’Accademia Carrara

Nel 1847 viene nominato professore di pittura e quindi direttore dell’Accademia Carrara, iniziando la sua lunga attività di insegnante. Da questo momento in poi, si fanno più rare le sue partecipazioni alle mostre braidensi, perché si dedica prevalentemente all’attività di frescante.

Estremamente accademico, addirittura quasi barocco nelle decorazioni sacre, Enrico Scuri risulta più moderno e di gusto romantico nei dipinti allegorici e letterari.

Completamente arroccato nel suo rigido accademismo, non saprà accogliere le istanze pittoriche contemporanee nemmeno al momento dei più grande cambiamento politico, l’Unità d’Italia.

Una spiccata  fantasia, poi definita kitsch da Umberto Eco, perché unita al più puro classicismo, caratterizza alcune opere di Enrico Scuri. Comunque rimarrà un rappresentante importantissimo della pittura bergamasca dell’Ottocento, ispirando una vasta schiera di allievi. Continua la su attività pittorica e didattica fino agli anni Ottanta. Muore nel 1884 a Bergamo.

Enrico Scuri: il Romanticismo accademico a Bergamo

Come accennato, Enrico Scuri ottiene sin dagli anni della formazione accademica una serie di committenze private. Ne è un esempio il Ritratto di Pietro Ruggeri da Stabello del 1825, conservato presso la Biblioteca Civica di Bergamo.

Nel 1828 esordisce a Brera con il soggetto mitologico Alceste resa da Ercole ad Admeto. Poi continuerà negli anni Trenta con una serie di dipinti dedicati ai Canti di Ossian di James Macpherson. L’episodio di Starno che uccide la propria figlia Aganadeca viene acquistato dall’imperatore Ferdinando I.

Autore di numerosi quadri di storia come La caccia di Bernabò Visconti  del 1834, è soprattutto famoso per le decorazioni sacre delle chiese bergamasche. Alcune opere come la Danza dei morti, soggetto tratto dalla ballata di Goethe, risultano denotate da una vena immaginativa preziosa e particolare.

Rappresenta il culmine della capacità visionaria di Enrico Scuri, anche se sempre strettamente connesso ad una tecnica pittorica impeccabile. Partecipa all’Esposizione Nazionale di Firenze del 1861 con il fantasioso ritratto di Costantino Beltrami alle sorgenti del Mississippi.


Verrà attaccato comunque per le sue irremovibili posizioni accademiche. Altre tele di ispirazione letteraria e romantica sono Orfeo e Euridice e Satana sorpreso dall’Angelo, dipinto di ispirazione miltoniana esposto a Milano nel 1873.

Le decorazioni sacre

Il successo di Enrico Scuri a Bergamo è dovuto soprattutto alle numerosissime committenze sacre che riceve. Per la parrocchiale di Calolzio, nel 1835 realizza La Vergine appare a S. Simone Stock, dipinto estremamente classicista, ricco di richiami al Cinquecento.

Si dedica poi, con stesso vigore accademico, agli affreschi della cupola del Santuario dell’Incoronata di Lodi, tra il 1837 e il 1841. La condanna alle verghe dei Santi Nazario e Celso, esposto a Milano nel 1847 viene trattato quasi come il bozzetto di un’opera teatrale.

I gesti enfatici e la stesura perfetta del colore fanno isolare Enrico Scuri in un’interpretazione artistica fuori dal tempo e molto lontana dalle ricerche coeve.

Lo stesso si verifica negli affreschi dell’abside della chiesa di Sant’Alessandro a Milano.  Cosi come nell’Assunzione di Maria, affresco della cupola della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Bergamo bassa.

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