Luigi Secchi

Luigi Secchi. Frammento, 1897. Scultura in marmo
Frammento, 1897. Scultura in marmo

Biografia

Luigi Secchi (Cremona, 1853 – Miazzina, 1921) si forma presso l’Accademia di Brera a Milano, sotto la guida di Pietro Magni (1816-1877). Successivamente, è apprendista nello studio di Francesco Barzaghi (1839-1892). Entrambi lo introducono ad un delicato purismo che già si declina verso una temperata sensibilità verista.

Il pathos “contenuto”, la morbidezza e la levigatezza dell’incarnato, insieme alla delicatezza dell’impianto compositivo sono le prime caratteristiche della scultura di Luigi Secchi e proprio grazie ad esse, nel 1881 a Brera, riesce ad ottenere il Pensionato Oggioni.

Si trasferisce quindi a Venezia per completare la sua formazione, nel corso degli anni Ottanta. Qui si avvicina ad Antonio Dal Zotto (1841-1918) che lo abitua ai toni eloquenti e celebrativi della scultura monumentale, sempre contraddistinta da uno spiccato interesse nei confronti del vero.

Tra incarichi monumentali ed esposizioni nazionali

Rientrato a Milano, Luigi Secchi inizia ad occuparsi quasi esclusivamente di incarichi ufficiali. Numerosissimi sono infatti i gruppi statuari sparsi per la città che recano la sua firma, a partire dalle diverse figure che realizza per il Duomo.

Ma più in generale, lo scultore è attivo in tutta la Lombardia, come dimostrano i monumenti celebrativi che realizza a Mantova, Monza, Magenta. È conosciuto anche per l’esecuzione di statue funerarie all’interno del Cimitero Monumentale di Milano.

Pur assecondando le sempre crescenti istanze veriste, lo stile di Luigi Secchi rimane comunque caratterizzato da una forte sensibilità nei confronti della lavorazione pura e arrotondata del marmo: le sue sono figure leggiadre che rasentano la perfezione e che non nascondono la certa influenza del Neoclassicismo canoviano.

Ma lo scultore non sfugge nemmeno all’influenza delle linee sinuose e decorative del Liberty, elemento che si nota soprattutto nella volontà di esaltare i panneggi e le pose naturali e meditative, allontanandosi sempre di più dal motivo celebrativo e dal tono ridondante che si trova di consueto nella scultura ufficiale.

Queste caratteristiche si notano soprattutto nelle frequenti collaborazioni con l’architetto Luca Beltrami (1854-1933) che gli commissiona diverse sculture per il completamento dei suoi progetti architettonici a Milano, come lo scalone di Palazzo Marino.

Nel frattempo, è presente a divere esposizioni torinesi e milanesi, ma soprattutto alla Biennale di Venezia del 1903 e del 1910. È poi da segnalare la fiorente attività di Luigi Secchi come medaglista, collaboratore alla Zecca di Milano. Dopo essersi ritirato a Miazzina, vi muore nel 1921, a sessantotto anni.

Luigi Secchi: monumenti e piccole sculture tra purismo, verismo e liberty

Luigi Secchi, ancora studente a Brera, ottiene il Pensionato Oggioni con le due sculture In riposo e Il suonatore di ocarina, poi proposte nel 1882 alla Promotrice di Genova. In riposo compare di nuovo all’Esposizione Nazionale di Torino del 1884, mentre nel 1885 vi presenta Ninetta e Monello.

Come si può facilmente dedurre, le opere di formato non ufficiale sono legate alla scultura di genere e sono caratterizzate dalla naturale e spontanea osservazione del vero, pur mantenendo quella delicatezza e purezza dell’incarnato che è sempre rintracciabile nelle opere dello scultore cremonese.

Con Montanara e Una grata sorpresa, Luigi Secchi partecipa alla Mostra Nazionale di Venezia del 1887. Nello stesso anno, l’architetto Beltrami lo sceglie per realizzare alcuni busti dello scalone di Palazzo Marino. Poco dopo, gli affida l’esecuzione dei ritratti dei primi due sindaci milanesi, Antonio Beretta e Giulio Bellinzaghi.

Dagli anni Novanta, è impegnato soprattutto nella scultura monumentale, come indicano le diverse statue eseguite per il Duomo di Milano, tra cui il David e il Mosè. Poi si occupa del monumento a Giuseppe Parini e di quello al generale Mac-Mahon a Magenta, sempre in collaborazione con Beltrami.

Ai primi due decenni del Novecento risalgono invece l’Umberto I a cavallo per l’ingresso del Castello Sforzesco, il Virgilio di Mantova, il Giuseppe Verdi di Busseto e il Mosè Bianchi di Monza.

Nel 1903 partecipa alla Biennale di Venezia con Sogni candidi e Ocarina, mentre nel 1910 vi espone Desolazione e uno Studio di nudo. L’ultima mostra a cui partecipa è quella della Federazione Artistica Lombarda del 1919, in cui presenta Va fuori d’Italia e Deutshland uber alles!

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