Segantini Gottardo

Gottardo Segantini. Vista dell’Altra Engadina - Tecnica: Olio su Tavola
Vista dell’Altra Engadina. Tecnica: Olio su Tavola

Biografia

Gottardo Segantini (Pulsano, 1882 – Maloja, 1974) figlio del pittore divisionista Giovanni Segantini (1858-1899) ne eredita l’attitudine per l’arte. Perde il padre a diciassette anni, ma a quest’età ha già potuto coglierne gran parte delle suggestioni pittoriche.

Abilissimo nel disegno e nell’incisione, inizialmente si dedica alla riproduzione all’acquaforte delle opere del padre. Sarà infatti legatissimo alla sua memoria, tanto che gli dedicherà una biografia, pubblicata nel 1913 a Monaco di Baviera.

Dunque, Gottardo Segantini inizia la sua carriera partendo dalle opere più significative di Giovanni Segantini, riproducendole con profondo affetto e riverenza. Successivamente decide di perfezionarsi presso l’Accademia di Brera a Milano.

Terminati gli studi si trasferisce per sei anni a Roma e per altri due a Zurigo. Quindi da paesaggista profondamente ispirato dal padre e dalle Alpi Svizzere, principali protagoniste dei suoi dipinti, si spinge in città per ampliare il suo repertorio. Sempre con tecnica divisionista e con l’uso di toni brillanti e suggestivi, registra su tela o su tavola numerosi scorci urbani.

Maloja

Tornato in Svizzera, Gottardo Segantini si stabilisce a Maloja, luogo scelto dal padre negli ultimi anni, per dedicarsi ai suoi dipinti finali. Come lui, sceglie di dipingere en plein air per catturare impressioni della montagna e dei suoi abitanti, in visioni aperte e luminose. Non si dedica però soltanto alla pittura di paesaggio, ma anche a nature morte di fiori e a dipinti d’interni.

Accompagna costantemente la pittura da cavalletto al disegno e all’incisione, producendo emozionanti vedute piene di verità. Ad un disegno saldo e sincero accompagna un divisionismo attento e fresco. Così prati montani, pascoli, fiumi, cime e caseggiati innevati acquistano un profondo valore simbolico.

Negli anni Quaranta Gottardo Segantini diventa un membro attivi dell’Associazioni Pro Grigioni Italiano, per mantenere alto il livello della cultura italiana nelle valli svizzere. Continua a dipingere fino agli ottant’anni, con la stesa passione iniziale e sempre nella costante considerazione dell’opera paterna. Muore a Maloja nel 1976.

Gottardo Segantini: gli esordi nel segno paterno

Sono moltissime le opere di Segantini padre che l’artista copia o riproduce all’acquaforte. Non solo i paesaggi ma anche le opere più strettamente simboliche come Le due Madri, opera che Giovanni aveva esposto alla Triennale di Brera del 1891.

Tra l’altro, la sua fase simbolista era divenuta pregnante proprio al momento del trasferimento a Maloja, in Engadina. E nel 1899, anno della sua morte, si stava dedicando al Trittico della natura, della vita e della morte.

È fondamentale capire come quest’ultima maestosa opera abbia lasciato una traccia fondamentale in Gottardo Segantini, che ne trae tutta la luminosità, la profondità simbolica e la potenza cromatica. Saranno proprio le stesse montagne ariose e imponenti ad ispirarlo nel corso della sua carriera, dai primi anni in cui copia le opere paterne agli ultimi in cui elabora dipinti originali.

Tra incisione e Divisionismo

Gottardo Segantini porta avanti il discorso divisionista, rendendolo fresco, moderno, audace. Sia che tratti il paesaggio alpino, sia che realizzi vedute urbane, la sua pennellata è sempre calibrata e precisa.

Ne sono esempio Corso Vittorio Emanuele allo spuntar del sole, Piazza del Duomo di Milano, Ponte Milvio, Via Nomentana all’alba, dipinti che evidenziano i suoi soggiorni a Milano e Roma.

La vera anima del pittore però, come quella paterna, si esprime con maggiore efficacia nei dipinti montani come Ottobre alpestre, Monte Forno, Maloja in estate, Giovane dell’Engadina, Lago di Sils, Flautista in Engadina.

Diverse sono anche le nature morte, sempre trattate con tecnica divisionista, ma anche scene allegoriche trattate con la tecnica dell’acquaforte. In particolare, sei acqueforti intitolate Engadina sono state pubblicate nel 1913 presso l’editore Wolft di Lipsia.

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