Simi Filadelfo

Filadelfo Simi. Veduta dell’Arno - Tecnica: Olio su cartone, 22 x 32,2 cm
Veduta dell’Arno. Tecnica: Olio su cartone

Biografia

Filadelfo Simi (Levignani, 1849 – Firenze, 1923) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze. Il suo esordio avviene alla Promotrice fiorentina nel 1873. Solamente l’anno successivo, si stabilisce a Parigi per cinque anni, con l’intenzione di studiare presso Jean-Leon Gérôme (1824-1904).

Nel 1876 fa un viaggio in Spagna insieme all’amico pittore americano Julian Alden Weir (1852-1919). Soprattutto durante il soggiorno a Granada, esegue una serie di bozzetti dal vero che evocano la luminosità e il sapore orientale di questi luoghi. Alla fine degli anni Settanta, espone al Salon di Parigi, per poi tornare in Italia nel 1879.

Tra Firenze e Stazzema

Filadelfo Simi si stabilisce a Firenze, dove espone frequentemente e si impegna in un severo naturalismo, legato alle istanze apprese in Francia. A Parigi infatti, si era legato particolarmente Bastien Lépage (1848-1884), pittore realista molto vicino a Émile Zola e al Naturalismo letterario.

I dipinti di questo periodo, sinceri e drammatici, non vengono particolarmente apprezzati dalla critica. Forse è per questo motivo che Filadelfo Simi, dalla fine degli anni Ottanta, si dedica prevalentemente al ritratto.

Comunque non abbandona mai il realismo, soprattutto quando, nella metà degli anni Novanta, comincia a soggiornare a Stazzema, paesino dell’entroterra della Versilia. Qui ritrae incessantemente i contadini impegnati nel lavoro: il motivo agreste, trattato secondo i canoni del verismo toscano, è la sua cifra caratteristica.

All’inizio del Novecento, Filadelfo Simi esegue anche una serie di sculture, come il Monumento di Anita e Giuseppe Garibaldi per Porto Alegre in Brasile. Contemporaneamente apre una scuola di pittura, molto frequentata soprattutto da pittori di area anglosassone.

Negli ultimi anni il suo naturalismo si arricchisce di elementi sacri e allegorici, legati alla riscoperta di BotticelliMuore a Firenze nel 1923. Cinque anni dopo gli viene dedicata una retrospettiva alla Biennale di Venezia.

Filadelfo Simi: il naturalismo

L’esordio di Filadelfo Simi risale alla Promotrice fiorentina del 1873, quando vi presenta La giovinezza dell’Alfieri. Il soggiorno in Francia e il viaggio in Spagna contribuiscono notevolmente alla maturazione pittorica dell’artista.

Gli studi realizzati in Andalusia evidenziano la sua propensione verso il verismo, come si nota nel Cortile dell’Alhambra, conservato presso la Galleria d’Arte Moderna di Palazzo Pitti. Al Salon parigino del 1878 espone Una sera d’inverno nella foresta di Fontainebleau, dipinto che evoca le atmosfere liriche e realiste allo stesso tempo, della Scuola di Barbizon.

L’opera viene poi riproposta, dopo il suo rientro a Firenze, alla I Esposizione di Quadri Moderni alla Società Donatello nel 1880. L’artista riscuote un notevole successo, tanto che tiene una personale a Firenze nel 1882. In ogni caso, Filadelfo Simi non si inserisce mai negli ambienti mondani e in correnti pittoriche ben precise.

Rimane un pittore umile e dedito instancabilmente all’attività artistica che interpreta con contributi personali e ricercati. Ne sono esempio gli Studi dal vero che presenta a Firenze nel corso degli anni Ottanta e soprattutto opere come La tisica, legata profondamente allo schietto naturalismo di stampo francese.

Le velature simboliche

I miei genitori e Un riflesso dell’arte di Botticelli, esposti a Venezia nel 1887, rappresentano un certo andamento simbolico che si fa strada attraverso il sostrato realista. Abile ritrattista, elabora dipinti quali Bice o Iridescenza della madreperla, presentato, insieme alle Parche, a Venezia nel 1895.

L’opera, ricca di un’atmosfera velata e sospesa, contrasta con dipinti più nettamente realisti, soprattutto quelli realizzati nella campagna versiliese.
Ne sono esempio Ore quiete, La strada di San Domenico, La vite, Giovinetta che coglie un giglio, Alpi Apuane. Anche nei ritratti, il verismo prende il sopravvento, mentre si affievolisce nei dipinti sacri come Madonna col Bambino, Sacra famiglia, Angiolo della passione.

Al 1918 risale Primavera di Vittoria, dipinto realizzato per celebrare la fine della guerra. Il riferimento va alla figura allegorica della Primavera di Botticelli.

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