Emilio Sobrero

Emilio Sobrero. Composizione (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela
Composizione (Dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Emilio Sobrero (Torino, 1890 – Roma, 1964) inizia a dipingere durante gli anni del liceo classico frequentato a Torino. Terminati gli studi, si iscrive infatti all’Accademia Albertina che lascia dopo appena tre anni, insofferente alle regole accademiche e soprattutto alla pittura tradizionale che è costretto a praticare.

In effetti, il suo istinto lo conduce verso un linguaggio antiaccademico che si allontana dagli stilemi del paesaggismo lirico del Piemonte di fine Ottocento. Si fa interprete, infatti, di una modalità pittorica personalissima che si nutre sia del cromatismo di Cézanne, sia di una linea di matrice secessionista.

Gli anni Venti

Dopo la primissima esposizione a Brera nel 1916, Emilio Sobrero riprende ad esporre, dopo la guerra, alla Quadriennale torinese del 1919. Ma poi interrompe la partecipazione a mostre per qualche anno: continua a dipingere, ma ufficialmente si dedica alla critica, scrivendo sulla “Gazzetta del Popolo” fino al 1924.

È in questo anno che riprende ad esporre, precisamente alla mostra dei Venti Artisti italiani presso la Galleria Pesaro, esponendo un dipinto dalla grande attenzione formale, in cui le figure silenziose ed anonime sono definite attraverso un attentissimo studio delle luci e delle ombre.

La struttura e l’essenza di questa prima produzione del pittore torinese guarda sicuramente all’esperienza di Felice Casorati (1883-1963), per poi abbandonarsi ad un più marcato spessore cromatico e ad una maggiore attenzione alla costruzione narrativa della scena.

La maggiore fonte di ispirazione per Emilio Sobrero è la quotidianità, che narra sapientemente attraverso una giustapposizione e una costruzione cromatica solida ed originalissima. Lo spazio solenne e silenzioso di Novecento si unisce ad una funzione tonale di grande impatto, che si integra perfettamente negli stilemi del ritorno all’ordine.

Il trasferimento a Roma

Risale al 1927 il trasferimento di Emilio Sobrero a Roma, città, che diviene la sua principale fonte di ispirazione. Ne narra infatti la quotidianità rispettosa e semplice degli abitanti di Trastevere, ma anche le solenni vie della celebrazione fascista, vuote e insolitamente taciturne.

Nel 1928 presenta i suoi primi esiti formali e cromatici alla Biennale di Venezia, dove poi ritorna diverse volte nel corso degli anni Trenta e Quaranta. Partecipa anche alle Quadriennali romane e alle Sindacali fasciste, smettendo di esporre nel corso della prima metà degli anni Quaranta.

Il successo giunge prevalentemente con la raffigurazione di Roma, nella sua accezione più calma e surreale, trattata con un impasto pittorico sempre più preponderante e carico di ombre e luci che definiscono lo spazio.

In questo stesso periodo, Emilio Sobrero inizia a lavorare anche come decoratore d’interni e scenografo: realizza il Bar della Biennale di Monza, dove, tra l’altro, nel 1930, presenta i bozzetti delle scenografie per il Guglielmo Tell, con cui vince la medaglia d’oro.

Tra il 1931 e il 1932 passa un periodo a Parigi, dove espone alla Galerie de la Jeune Europe. Rientrato a Roma, passa gli anni Trenta tra esposizioni e lavori decorativi, come quello per la Triennale di Milano 1933, in cui realizza un affresco con Le bagnanti.

Nel dopoguerra, continua a dipingere, ma la sua presenza alle esposizioni si fa sempre più rada. Negli ultimi anni, lavora soprattutto nel campo della progettazione e dell’arredamento. Muore a Roma nel 1964, a settantaquattro anni.

Emilio Sobrero: il ritorno all’ordine tra Torino e Roma

Il linguaggio di Emilio Sobrero, sin dagli anni Venti, risulta permeato da una visione personalissima della luce e del colore. La costruzione formale del dipinto Composizione, presentato alla mostra dei Venti Artisti Italiani alla Galleria Pesaro di Milano, presenta un algido equilibrio di luci ed ombre, in cui i nudi delle due donne mostrano forti richiami a Casorati.

Il colore, nella sua prima fase pittorica è gestito con parsimonia; i contorni sono quasi assenti, perché tutta la costruzione spaziale e formale è affidata al tono. Questa modalità accompagna Emilio Sobrero per tutta la sua carriera, anche se piano piano la pennellata si fa sempre più presente, per la stesura di un colore corposo e costruttivo.

Partecipa alla mostra di Novecento al Palazzo della Permanente di Milano nel 1926, con Fiori e Mattino d’estate, mentre alla Biennale di Venezia del 1928 presenta Donna che legge e Autoritratto. La luce è sempre un tratto fondamentale della poetica di Emilio Sobrero, così come si nota dalle cinque opere esposte alla Sindacale romana del 1929, Ponte rotto, Garofani, Villa romana, Donna nuda e Colosseo.

Alla successiva del 1930 compaiono i significativi Donna che si affaccia ad una terrazza, Roma e Paesaggio romano, tutti dipinti costruiti attraverso l’incastro sapiente e la modulazione di toni più o meno ricchi di luce. Nello stesso anno è alla Biennale di Venezia con le rappresentazioni dei silenziosi e maestosi angoli di Roma: Terme di Caracalla, Piazza San Pietro e Castel Sant’Angelo.

Nel 1931, prende parte alla Quadriennale romana con Villa Massimo, Trastevere e Campagna romana, opere che evidenziano ormai il suo definitivo trasferimento a Roma e la sua personalissima interpretazione del ritorno all’ordine.

Le undici opere presentate alla Biennale del 1932, nella sala personale, confermano questo indirizzo formale, in cui il cromatismo e la luminosità contribuiscono in egual modo a dare volumetria e a creare lo spazio. Tra di esse vi sono Roma, Piazza del Popolo, Ritratto di Matilde, Nuda, Notre Dame, Fiori e Giovine donna.

Una Roma quieta e mesta compare nelle opere presentate alla Quadriennale del 1935 Finestra aperta, Persone e Testa di donna. Nel corso degli anni Trenta e dei primi Quaranta espone soprattutto alle Sindacali fasciste opere quali Villa romana e Via dell’Impero. Alla Quadriennale del 1943 presenta Balcone.

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