Socrate Carlo

Carlo Socrate. Danae, 1929 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 153 x 129 cm.
Danae, 1929 (dettaglio). Tecnica: Olio su tela. Firmato in basso a sinistra “C. Socrate” 1929

Biografia

Carlo Socrate (Mezzana Bigli, 1889 – Roma, 1967) è figlio di due attori che lo portano in giro per il mondo, sin dalla tenera età. Quando ancora non ha compiuto dieci anni, si trasferisce con la famiglia in Argentina, rimanendovi fino al 1908. L’anno successivo vince una borsa di studio che lo porta a rientrare in Italia.

Si trasferisce a Firenze, dove frequenta la Scuola Libera del Nudo. È allievo di Giovanni Costetti (1874-1949) e stringe una profonda amicizia con lo scultore Ercole Drei (1886-1973). Sarà proprio quest’ultimo ad ospitarlo nella sua casa romana nel 1914, anno in cui Socrate decide proprio di trasferirsi nella Capitale.

Il clima culturale romano: la terza saletta del Caffè Aragno

Nel 1915 Carlo Socrate comincia a lavorare in uno studio nei pressi di Villa Torlonia e ben presto stringe amicizia con Francesco Trombadori (1886-1961). Insieme iniziano a frequentare, negli anni della Secessione romana, la terza saletta del Caffè Aragno in via del Corso. Qui vivono con fervore e partecipazione il clima artistico e culturale romano, nonostante la recente entrata in guerra dell’Italia.

Parte volontario con i Lancieri di Firenze, ma Carlo Socrate continua comunque a sperimentare la sua prima fase pittorica, molto attento agli esiti formali e spaziali di Cézanne. Questi primi sviluppi si possono ben notare ai suoi esordi presso la Secessione romana del 1916.

Qui sembra avvicinarsi anche al linguaggio di Armando Spadini (1883-1925) che già esplorava i punti di contatto tra l’Impressionismo e il Seicento italiano. Il 1917 lo vede partecipare ai Balletti russi di Diaghilev, ideando la scena di “Las Meniñas” ed elaborando altre scenografie e costumi. È proprio in quest’occasione che il pittore lombardo conosce Pablo Picasso (1881-1973) che lo invita a Parigi.

L’esperienza parigina e lo studio in Villa Strohl-Fern

Il pittore decide di seguirlo: i due instaurano una bella amicizia che vede Carlo Socrate partecipare alla realizzazione di Parade. Si fa coinvolgere pienamente dal clima artistico parigino, per poi seguire Picasso anche a Barcellona e Madrid.

Questa esperienza gli fa sicuramente fare un passo avanti nello sviluppo della sua ricerca pittorica, non prendendo spunto dal Cubismo, ma dal Cinquecento e dal Seicento spagnoli e dall’Impressionismo francese.

Rientrato a Roma nel 1918, prende uno studio in Villa Strohl-Fern e partecipa all’Esposizione della Casina Valadier al Pincio del 1918, una mostra d’arte giovanile organizzata da Marcello Piacentini e Carlo Tridenti.

A questo punto, l’influenza che Spadini aveva esercitato su Carlo Socrate viene meno, facendo spazio ad un personalissimo classicismo, che coniuga il realismo di stampo caravaggesco ad una sospensione materica levigata e morbida.

Al 1919 risale la sua prima personale presso la Galleria Giosi a Roma, dove riceve una serie di lodi, soprattutto da Cipriano Efisio Oppo (1891-1962), che in altre occasioni, invece, lo demolirà. Da questo momento in poi, la sua partecipazione alle mostre si fa più cospicua: prende parte a diverse Biennali veneziane, alla Fiorentina Primaverile del 1922 e alle Quadriennali e Biennali romane.

Valori Plastici

All’interno del clima di ritorno all’ordine, si avvicina a “Valori Plastici”, mostrandosi sempre affine alla pittura del Seicento, caratterizzata da una resa nitida e impeccabilmente realista, fatta di atmosfere rarefatte e sospese.

Nel 1926, quando Carlo Socrate è all’apice del suo successo espositivo, Roberto Longhi gli dedica la monografia Storia di Carlo Socrate. Partecipa alle mostre italiane ininterrottamente fino agli anni Cinquanta, presentando sempre opere che offrono un colto richiamo al classicismo caravaggesco e ad una realtà ferma ed essenziale, purissima, che unisce Courbet a Ingres. Muore a Roma nel 1967.

Carlo Socrate: gli anni della Secessione e l’influenza impressionista

Quando Carlo Socrate giunge a Roma nel 1914, risente sicuramente dell’influsso di Cézanne, ma anche di Spadini e Carena. Di Spadini gli interessa il suo approccio con l’Impressionismo francese, con cui Carlo Socrate entrerà direttamente in contatto durante il suo viaggio parigino del 1916. Partecipa al clima secessionista romano, dunque, con una pittura ancora acerba: espone alla Secessione del 1916 Uomo che legge, Interno e Giardino.

In questo periodo Carlo Socrate è sicuramente influenzato da diverse suggestioni esterne: l’incontro con Picasso a Roma e poi con André Derain a Parigi. Tutti elementi questi che lo conducono ad una pittura classica e moderna allo stesso tempo.

Rientrato a Roma il primo cambiamento si nota all’Esposizione giovanile del Pincio del 1918, in cui presenta Natura morta con piatto di mele e cipolle che sembra unire visione neoclassica a prospettive neocubiste, ma anche Bambino che dorme con la nonna, dipinto spadiniano.

Il ritorno all’ordine: un classicismo puro e levigato

Nel 1919 Carlo Socrate si addentra subito nel clima diffuso da “Valori Plastici”, quello del ritorno all’ordine. Se a Roma gli artisti si dividono tra coloro che si ispirano al primitivismo del Trecento e del Quattrocento, come Carlo Carrà (1881-1966) o Arturo Martini (1889-1947) e coloro che si affacciano invece al Seicento di Caravaggio, come Oppo, Socrate sceglierà sicuramente la seconda via.

L’ispirazione proviene da un Seicento solido e compatto, attento al dato reale e allo stesso tempo ad un luminismo puro, radente. Così Socrate espone alla Fiorentina Primaverile del 1922 una classicissima Venere dormiente, insieme a Paese, Susanna e ad una Natura morta.

In quest’ottica pura e purista, in cui ogni parte della composizione trova un suo equilibrio che sta tra il Rinascimento e il Barocco, Carlo Socrate sceglie la strada di un luminismo morbido e di una pennellata quasi invisibile, smussata, che non mostra la linea di contorno.

Nel 1924, partecipa all’Esposizione di Venti Artisti Italiani a Milano, con Torso femminile, che afferisce pienamente al clima di ritorno all’ordine, con un classicismo pieno e morbido. La solida Portatrice di frutta risale allo stesso anno, mentre alla Mostra del Novecento a Milano del 1926 espone I cacciatori.

Una personale con quindici opere viene tenuta da Carlo Socrate alla Mostra Sindacale di Roma del 1929, in cui presenta una serie di lavori, tra cui Piazza di Trevi, Donna che si veste, Lo scrittore Benso, Natura morta, Ponte sul Tevere, Sibilia e Danae.

Una personale ancora più importante si tiene alla Prima Quadriennale romana del 1931, in cui l’artista espone ben trentaquattro opere. Tra di esse compaiono Fiori, La Vergine, Ponte sospeso, Pesci, Villa Borghese, Donna con bambino, San Pietro all’alba, Il mandolino. A quella del 1935 presenta invece Piccoli calciatori, Dormiente, Il vestito della sposa e Ricamatrice.

Tutte opere queste, caratterizzate dalla consueta solidità statica e solenne, tipica del classicismo di Carlo Socrate. Alla Terza Quadriennale di Roma del 1939 presenta infine Natura morta, Nevicata e Lavorante in fiori.

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