Orlando Sora

Orlando Sora.Ora Triste. Tecnica: Olio su tela
Ora Triste. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Orlando Sora (Fano, 1903 – Lecco – 1981) si forma presso l’Istituto d’Arte di Fano, dimostrandosi subito molto versato nel disegno. Contemporaneamente, pratica la boxe per alcuni anni, ma poi deciderà di abbandonarla in favore della pittura.

Nel 1919, soltanto sedicenne, viene catturato dal fervore di D’Annunzio e decide di seguirlo nell’impresa di Fiume. Dopodiché, rientra per un certo periodo a Fano, per poi trasferirsi a Milano, dove si dedica a pieno alla pittura.

Orlando Sora frequenta con poca regolarità i corsi dell’Accademia di Brera, ma sostanzialmente ha una formazione autodidattica. Per tutti gli anni Venti, il giovane pittore risente fortemente dell’influenza delle istanze di Novecento, proponendo una pittura solenne e statuaria.

Viene notato ben presto dal critico Pier Maria Bardi, che lo spinge a tenere la sua prima personale presso la Galleria Micheli di Milano nel 1927. Da questa prima esposizione, il pittore di Fano ottiene un immediato successo che lo induce alla realizzazione di una serie di mostre tra la fine degli anni Venti e l’inizio del decennio successivo.

L’attività espositiva in Lombardia

La sua pittura statica e melanconica, a metà tra gli stilemi ottocenteschi e la pienezza compositiva del ritorno all’ordine, fa breccia nei cuori di Felice Carena (1879-1966) e di Carlo Carrà (1881-1966) che lodano senza remore la sua mostra successiva, sempre presso la Galleria Micheli, nel 1928.

Nel 1931, Orlando Sora si trasferisce a Lecco, dove è protagonista di una serie di mostre sia personali che collettive, tenendo aggiornata la critica sugli sviluppi della sua pittura. Nel corso del tempo, il suo linguaggio si fa più mosso e vibrante e la sua pennellata meno statica e più espressiva.

Gli anni si susseguono tra personali e piccole collettive tra Lecco, Milano e Brescia, senza mai però prendere parte alle mostre nazionali come Biennali o Quadriennali. Compare solo a qualche mostra Sindacale nel corso degli anni Trenta: nel 1933 e nel 1939 è presente rispettivamente alla Sindacale di Firenze e a quella di Milano, quando risulta influenzato anche dagli esiti del Chiarismo lombardo.

Mentre durante gli anni Quaranta partecipa soprattutto alle Mostre d’Arte Sacra di Bergamo e Novara. Intorno alla Seconda guerra mondiale, Orlando Sora abbandona tutte le velleità espressive ed intimiste per ritornare ad una pittura immobile e preziosa, esclusivamente ispirata al Quattrocento italiano.

Echi profondi di Piero Della Francesca o di Giotto e Masaccio giungono nelle sue figure solenni e senza tempo, presenti anche in diversi affreschi sacri che esegue in Parrocchiali lombarde nel corso degli anni Cinquanta, Sessanta e Settanta. Nel 1969 gli viene dedicata un’antologica a Lecco che corona la sua carriera ormai soprattutto caratterizzata dall’utilizzo della tecnica dell’affresco.

Tra le ultime opere di Orlando Sora compare il ciclo di affreschi dedicato a Giovanni XXIII e realizzato nell’ospedale di Lecco. Dipingendo fino alla fine, muore in questa città nel 1981, all’età di settantotto anni.

Orlando Sora: una pittura solenne e melanconica ispirata al Quattrocento italiano

Come accennato, sono pochissime le esposizioni nazionali cui partecipa Orlando Sora nel corso della sua pur lunghissima carriera. Abbiamo quindi testimonianza dei suoi sviluppi stilistici soprattutto dalle mostre personali e collettive che ha tenuto nel corso degli anni, soprattutto in Lombardia.

Tra le prime opere presentate alla Gallerie Micheli nel 1927 vi sono Ora triste e Nudo con frutta che assimilano l’esperienza statica e silenziosa di Novecento ad una pennellata intima e vibrante.

Nel 1933, partecipa alla Sindacale di Firenze con l’opera Specchio d’uomo. Ma appartengono a questa prima fase degli anni Trenta anche gli intimi e delicati dipinti Maternità e Studio in bianco che risentono dell’influsso luminoso e silenzioso del Chiarismo lombardo.

Lo scialle e Serenità appartengono ancora alla produzione incentrata su una espressività melanconica e trasognata. Dagli anni Quaranta in poi, invece, è preponderante l’influsso dell’immobilità giottesca e pierfrancescana, in una sorta di dimensione metafisica che si esprime a pieno negli affreschi come Il giorno del giudizio per la Chiesa di San Giuseppe al Caleotto di Lecco.

Ancora in questo contesto si inserisce l’esecuzione delle decorazioni del Teatro della Società di Lecco, che Orlando Sora compie con il ciclo dal titolo Il teatro della vita, in cui piccole figure piene e tornite, di ispirazione primitivista e simbolica rappresentano la sua ultimissima fase pittorica, quella degli anni Settanta.

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