Giovanni Strazza

Giovanni Strazza. Bambina con Cane (dettaglio). Scultura in marmo
Bambina con Cane (dettaglio). Scultura in marmo

Biografia

Giovanni Strazza (Milano, 1818 – 1875), nato da una famiglia milanese di umili condizioni, sin da giovane mostra una evidente propensione verso il disegno e il modellato. Studia quindi all’Accademia di Brera sotto la guida dello scultore Pompeo Marchesi (1783-1858).

Dopo gli anni accademici, il giovane scultore completa la sua formazione a Roma, dove si stabilisce per un lungo periodo, dal 1843 al 1860. Inizialmente, frequenta l’atelier di Pietro Tenerani (1789-1869), per poi abbandonarsi a lunghe sessioni di studio all’interno dei Musei romani e tra le rovine antiche.

La carriera tra Roma e Milano

Tutta la prima produzione di Giovanni Strazza, quindi, è ascrivibile sicuramente ad un linguaggio Neoclassico, mediato poi da soluzioni più ispirate alla scultura purista. Mentre nella seconda parte della sua carriera, soprattutto dopo il rientro a Milano, si orienta verso un verismo temperato.

I temi prediletti dall’autore sono in special modo le allegorie e personaggi mitologici e biblici, ma anche scene di genere e soggetti tratti dalla letteratura e dalla storia, resi con un delicato naturalismo ed un intenso afflato spirituale.

Molto cospicua è la sua attività di ritrattista, grazie alla quale raggiunge una notevole fama soprattutto in area milanese. Busti e ritratti a figura intera sono frutto di committenze ufficiali anche a Roma.

Ma Giovanni Strazza è noto al grande pubblico soprattutto per le “Vergini velate”: dagli anni Sessanta inizia a comporre una serie di figure muliebri, con il volto morbidamente coperto da un velo che ne lascia intravedere le sembianze, attraverso una delicata e misteriosa trasparenza.

Nel corso della sua attività, Giovanni Strazza espone non soltanto in Italia, ma anche a Londra e Dublino. Ottiene la cattedra di scultura all’Accademia di Belle Arti di Bologna nel 1860 e dopo pochi anni, si trasferisce all’Accademia di Brera, in cui ricopre il ruolo di insegnante di scultura fino agli anni Settanta dell’Ottocento. Muore a Milano nel 1875, a cinquantasette anni.

Giovanni Strazza: tra classicismo e un mite e puro verismo

Lo scultore Giovanni Strazza, durante il suo lungo soggiorno a Roma, acquisisce i modi puristi di Pietro Tenerani. Le sue opere, ispirate al mondo della letteratura e della mitologia, appaiono caratterizzate da una grande sensibilità nella scelta della posa e dell’atteggiamento emotivo.

Nel 1845, partecipa alla Mostra Borbonica di Napoli con due delle sue prime sculture conosciute, l’altorilievo in gesso con Ismaele sfinito dalla sete giace moribondo nel deserto e Figura muliebre assisa con cane al lato.

La prima delle due opere, l’Ismaele, ha garantito il primo grande successo di critica e di pubblico a Giovanni Strazza, che poi l’ha replicata per diversi committenti e l’ha presentata, nella versione in marmo all’Esposizione di Londra del 1851. Oggi, una replica del 1850 è esposta a Milano presso la Galleria d’Arte Moderna.

Ancora a Roma, nel 1849, esegue il busto di Giovanni Battista Vico, posizionato sulla salita del Pincio. Una moderata severitas contraddistingue l’opera, sicuramente modellata osservando la ritrattistica romana che Giovanni Strazza studia con attenzione durante i suoi studi a Roma.

Dello stesso anno è L’audace, un’opera ispirata dai moti per la nascita della Repubblica Romana del 1849 che ritrae Righetto, il ragazzo di dodici anni che morì su Ponte Sisto mentre spegneva la miccia di una granata. L’opera viene commissionata dal Conte Litta di Milano, di fede garibaldina, per posizionarla nel giardino della sua casa milanese.

Dunque, l’orientamento stilistico di Giovanni Strazza si inserisce tra la scultura di ispirazione classica, contraddistinta dalle superfici levigate ed un equilibrato lirismo e un tipo di lavorazione più legata al vero.

Le Velate e le opere degli anni Sessanta

Nel 1854, lo scultore milanese dà vita all’opera che ha dato una vera e propria svolta alla sua carriera, La Vergine velata, commissionata dal conte russo Stroganoff per la sua casa romana. Seguita poi da numerosissime repliche, proprio per il successo ottenuto, rappresenta il volto della vergine delicatamente coperto da un velo panneggiato, che crea l’illusione della materia vera, proprio sul modello dello scultore seicentesco Giuseppe Sanmartino e di Raffaele Monti (1818-1888), suo coetaneo e conterraneo trasferitosi a Londra.

Nel 1861, partecipa alla Mostra Nazionale di Firenze con La sposa novella, insieme all’Ismaele. Dal 1863 al 1868, Giovanni Strazza si trasferisce a Milano, per insegnare all’Accademia di Brera. È impegnato sin da subito nelle esecuzioni di statue per la fabbrica del Duomo, mentre nel 1868 realizza la grande scultura Aronne.

Tre anni prima, all’Esposizione di Dublino, aveva presentato con grande successo una delle sue Vergini velate, Tamara e Coraggio, tutti caratterizzati da un calibrato equilibrio tra purismo e verismo.   

Del 1872 è il grande ritratto di Alessandro Manzoni per il Castello Sforzesco che nello stesso anno presenta all’Esposizione di Milano insieme a Fontana con satiro e capra. Mentre di due anni dopo è il Monumento a Donizetti per l’atrio del Teatro alla Scala.

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