Giuseppe Tampieri

Giuseppe Tampieri. Acrobata (dettaglio). Scultura in legno
Acrobata (dettaglio). Scultura in legno

Biografia

Giuseppe Tampieri (Lugo, 1918 – Faenza, 2014), nato in Emilia Romagna, si forma negli anni Trenta presso la Scuola di Disegno di Faenza “Tommaso Minardi”, dove ha come insegnanti Roberto Sella (1878-1955) e Francesco Nonni (1885-1976), che lo introduce all’incisione.

Studia contemporaneamente scultura e pittura e nel 1936 esordisce alla Mostra Sindacale di Ravenna. L’anno successivo, non ancora ventenne, decide di trasferirsi a Firenze per completare la sua formazione.

All’Accademia di Belle Arti di Firenze, si iscrive ai corsi di scultura, ma nel frattempo, frequenta assiduamente l’ambiente antiaccademico del Caffè delle Giubbe Rosse.

Vi conosce il ceramista campano Guido Gambone (1909-1969), che lo indirizza sicuramente verso le sue origini faentine di ceramista e scultore. Ottenuta l’abilitazione all’insegnamento della scultura in pietra e marmo, nel 1941, decide di rientrare a Faenza, dove si fa interprete di una scultura fortemente eclettica, basata sull’utilizzo dei materiali più disparati, dalla pietra al legno alla cartapesta.

I soggetti sono soprattutto nudi di donna, trattati con gusto spiccatamente primitivista, come si nota anche dalla scabrosità delle superfici.

A Faenza, Giuseppe Tampieri diventa uno degli animatori principali della scultura cittadina, presente a numerose manifestazioni artistiche per tutta la sua vita, fino agli ultimi anni, in cui presenzia a diversi eventi artistici organizzati dal Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza.

Gli anni Cinquanta e Sessanta

Durante la seconda guerra mondiale, l’artista partecipa alla Resistenza antifascista e, terminato in conflitto, si impegna nella protezione e nel recupero delle opere minacciate dai bombardamenti.

Espone ripetutamente nella sua città, ma è presente anche alla Biennale di Venezia del 1948 e alla Quadriennale di Roma dello stesso anno e del 1955. Contemporaneamente, Giuseppe Tampieri si dedica alla pittura figurativa, con un tratto sintetico e veloce che lo affianca all’Espressionismo francese.

Dall’inizio degli anni Cinquanta, si trasferisce a Genova, dove rimane fino agli anni Ottanta e da cui si sposta frequentemente per compiere dei viaggi in Sicilia e in Spagna. Nel corso della sua maturità, tiene diverse personali a Genova, ma anche a Faenza e all’estero. Dal 1987 è nominato Accademico di Merito dell’Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova. Muore a Faenza nel 2014, all’età di novantasei anni.

Giuseppe Tampieri: la scultura primitivista

Dal punto di vista artistico, il faentino Giuseppe Tampieri si divide, per tutta la sua carriera, tra pittura e scultura, prediligendo quest’ultima tra gli anni Trenta e il secondo dopoguerra. In effetti, le espressioni scultoree dell’autore si concentrano per la gran parte in questo frangente, dopo gli anni di formazione tra Faenza e Firenze.

Si dedica ad una scultura concentrata soprattutto sulla figura femminile. Diverse sono, infatti, le opere dedicate a donne ritratte in posizione eretta con l’utilizzo del legno, della pietra, ma anche della cartapesta dorata.

Alla base, vi è sempre un’ispirazione primitivista, che proviene in particolare dalla plastica etrusca e che conduce l’artista alla lavorazione di superfici ruvide e alla scelta di rappresentare corpi morbidi e abbondanti, di cui vengono messi in risalto il ventre e il petto.

Da ricordare sono soprattutto le opere che Giuseppe Tampieri espone a livello nazionale: alla Biennale di Venezia del 1948 partecipa con le sue sculture più conosciute, Figura e Acrobata. Mentre alla Quadriennale del 1955 presenta Adriana.

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