Tavernier Andrea

Andrea Tavernier. Ultime Gocce. Tecnica: Olio su tela, 28,5 x 49 cm
Ultime Gocce. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Andrea Tavernier (Torino, 1856 – Grottaferrata, 1932) si iscrive nel 1878 all’Accademia Albertina di Torino, formandosi sotto la guida di Enrico Gamba (1831-1883), Andrea Gastaldi (1826-1889) e Pier Celestino Gilardi (1837-1905).

Inizia a conseguire i primi premi accademici tra il 1882 e il 1885, avendo appreso soprattutto le qualità cromatiche di Gastaldi. Esordisce ufficialmente a Torino nel 1884, con un paesaggio. Questa prima esposizione segna l’inizio di una costante partecipazione di Tavernier alle Promotrici Torinesi, fino al 1923.

Non manca di prendere parte anche alle mostre del Circolo degli Artisti della sua città, sempre nello stesso arco di tempo. Si fa interprete di una serie di paesaggi e scene rigorosamente rispettose del vero: le vedute hanno sempre una base di studio all’aria aperta, soprattutto nei territori delle montagne piemontesi.

Pittura di paesaggio a Roma

Nel 1890 decide di stabilirsi a Roma per approfondire la pittura di paesaggio, affiancandosi al gruppo dei “XXV della Campagna Romana”. Da questo momento il poi la sua pennellata diventa sensibilmente più corposa. Il successivo trasferimento sulla costa adriatica permette di far penetrare nelle sue tele una luminosità prima assente.

Dal 1897 al 1903 risulta professore all’Accademia Albertina per sostituire il suo maestro Gilardi, malato. Richiamato dai suggestivi paesaggi dell’Italia centrale, nel 1909 è nuovamente a Roma e si sposta frequentemente tra il Lazio e l’Abruzzo.

Visita Scanno, Frascati, Grottaferrata, luoghi sempre presenti nelle sue opere insieme ai quelli della sua terra natia. Negli ultimi anni suole anche accogliere temi connotati da un vago simbolismo. Notato dalla critica internazionale, partecipa anche all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e alle Biennali di Venezia dal 1899 al 1922.

Muore a Grottaferrata nel 1932.

Andrea Tavernier: paesaggi dal vero

Andrea Tavernier, già denotato da un linguaggio originale dai potenti accenti cromatici, esordisce all’Esposizione Nazionale torinese del 1884, con Rugiade primaverili. L’anno successivo, alla Promotrice presenta Confidenze e Ritratto di bambina, mentre nel 1886 Fiori di primavera.

Da questo primo periodo, possiamo già notare come l’artista si divida tra paesaggi e temi di genere, sempre trattati però con una vena malinconica, assolutamente lontana dall’intento aneddotico. Anzi, prevale sempre lo sfondo paesaggistico e la ricerca cromatico-luministica che contrassegna tutta la poetica di Taverneir.

Il Piemonte: i motivi alpini

Le montagne piemontesi fanno la loro comparsa nel 1889, quando espone a Torino In montagna e Nel parco (ottobre). Questi dipinti alpini vengono poi seguiti da una vasta serie di tele e tavole simili, come Raccogliendo castagne e Vendemmia in montagna esposti nel 1896 a Torino.

Anche Finita la messa- Zoldo Alto del 1897, All’Alpe (valle Vigezzo) e Pensando al veglione sono tutti dipinti legati alla montagna. Non emergono soltanto i maestosi paesaggi alpini, ma anche gli antichi costumi  e tradizioni di chi li abita. Lo dimostrano opere come Bosco nel Canavese, Lago alpino, Paesaggio montano, tutti conservati alla Galleria d’Arte Moderna di Torino. Mentre presso la Galleria Nazionale di Roma si trova Ultime gocce.

Anche alla Biennale di Venezia del 1899 presenta Meriggio alpino, ma già qualche anno prima si era trasferito a Roma, attratto dagli altrettanto suggestivi paesaggi della campagna romana.

Tra la campagna romana e l’Abruzzo

Roma e più in generale il centro Italia rappresentano per Andrea Tavernier un graduale schiarimento della tavolozza.
Sono testimonianza di questo passaggio Campagna romana, Al sole, Estate, Lucciole, tutti appartenenti al periodo romano. Inizialmente intervalla il soggiorno a Roma con quello a Torino, quando insegna all’Accademia Albertina, ma intorno al 1905 decide di stabilirvisi definitivamente.

In questi anni il colore è denso e materico, i contrasti di luce netti. Emerge dalla tela la presenza delle setole del pennello che hanno steso un colore presente e pastoso. Sono prodotti del periodo romano intense vedute quali Natura gioconda del 1909 o Ultimi raggi del 1910.

Nel 1922 gli viene dedicata una personale con trentasei opere alla Biennale. Tra di esse vi sono Crepuscolo purpureo, Tramonto al Tuscolo, Novilunio, Mattino di primavera, Sole invernale.

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