Pietro Tenerani

Pietro Tenerani. Busto di Nathalie Komar, Contessa Medici-Spada.
Busto di Nathalie Komar, Contessa Medici-Spada. Scultura in Marmo, h. 73 cm (dettaglio).

Biografia

Pietro Tenerani (Torano, 1789 – Roma, 1869) nasce in un piccolo paesino della provincia di Carrara. Incoraggiato dallo zio scultore Pietro Marchetti (1766-1846), che diventerà direttore dell’Accademia di Carrara dal 1835, entra in Accademia molto giovane, sotto la guida di Jean-Baptiste Frédéric Desmarais (1756-1813) e di Lorenzo Bartolini (1777-1850).

Il pensionato a Roma

Sin dal suo ingresso in Accademia, il giovane Pietro Tenerani ottiene apprezzamenti dalla giuria dei concorsi e nel 1813 si aggiudica il Pensionato a Roma, dove studia nell’atelier di Antonio Canova (1757-1822).

Da Roma, lo scultore continua ad inviare una serie di saggi di pensionato che indicano una sempre maggiore maturazione artistica in senso purista e che gli fanno guadagnare la stima non solo del maestro Canova, ma anche di Bertel Thorvaldsen (1770-1844), presso cui studia a partire dal 1817.

Sin dagli anni della formazione, dunque, Pietro Tenerani mostra la sua magnifica propensione verso un modellato delicato e poetico, che colpisce principi, letterati e critici, rapiti soprattutto dalla serie delle Psiche in diversi atteggiamenti, che lo conducono al successo ancor prima degli anni Venti dell’Ottocento.

È proprio in questi anni che lo scultore di Carrara inizia ad ottenere importanti commissioni dall’alta società, vista la grandissima qualità formale delle sue opere. Piano piano, il neoclassicismo della prima ora viene sostituito da un colto Purismo che lo avvicina senza dubbio a Lorenzo Bartolini, cui è legato da personale amicizia.

Il successo di portata europea

Negli anni Venti sono soprattutto i temi mitologici a portare Pietro Tenerani alla ribalta, grazie ad una serie di commissioni che si susseguono senza sosta, a partire da quella di Juliette Récamier per lo scrittore René de Chateaubriand, fino ad arrivare a quelle del granduca di Russia e dei nobili inglesi o francesi.

A Roma, Pietro Tenerani lavora a numerose sculture per chiese e palazzi, commissioni molto prestigiose che lo rendono uno degli scultori puristi più apprezzati e ricordati. Nel 1849, infatti, è tra i firmatari del Manifesto del Purismo, redatto da Antonio Bianchini, appoggiando, di fatto, la teoria estetica secondo cui la scultura e la pittura dovessero ripartire dal linguaggio del Quattrocento e in particolare del Raffaello fino alla Disputa.

Nel 1844 compie un viaggio in Europa, ospitato dalle più importanti casate, tra Monaco, Dresda, Vienna e Trieste, mentre due anni dopo espone a Londra, ormai nel pieno del successo. Risale al 1856 la sua nomina di presidente dell’Accademia di San Luca.

Continua a dedicarsi alla scultura fino agli ultimi anni, rimanendo per lungo tempo uno dei maggiori protagonisti della ritrattistica e della scultura romana. Muore proprio a Roma nel 1869, all’età di ottant’anni.

Pietro Tenerani: la scultura purista

Tra le prime opere realizzate dal giovane Pietro Tenerani giunto a Roma, emerge il Paride che offre il pomo a Venere. Ma il vero e proprio successo arriva con l’esecuzione della Psiche del 1819, conservata presso la Galleria Nazionale di Roma.

Da questo momento in poi, visto il successo del soggetto, lo scultore vi ritorna diverse volte, declinandolo nelle quattro repliche della famosa Psiche abbandonata, in quella venduta a Pietro Giordani e nella Psiche svenuta dell’Hermitage di San Pietroburgo e commissionata dal Conte Sommariva.

All’inizio degli anni Venti, lo scultore esegue la bellissima Venere cui amore toglie una spina dal piede, che risponde ancora ai canoni della scultura classicista di stampo canoviano. Ma piano piano, l’epidermide pulsante e il mite riferimento al vero, coniugato alla reinterpretazione dei modelli della scultura del Quattrocento portano Pietro Tenerani a divenire uno dei maggiori rappresentati del Purismo.

Ciò si riscontra soprattutto nel bassorilievo con Eudoro e Cimodoce, commissionato da Juliette Récamier per un regalo allo scrittore René de Chateaubriand. Una sempre maggiore adesione agli stilemi puristi si può leggere nella delicata e severa ritrattistica dell’autore, come si nota dal busto della Principessa Wolkonski o dalla Zenaide Bonaparte.

Al 1822 risale il Monumento Severini in San Lorenzo in Lucina, al 1835 quello al Conte Orloff, il cui gesso è conservato nel Museo di Roma in Palazzo Braschi. Nel 1846 termina la realizzazione della Deposizione per la Cappella Torlonia in San Giovanni in Laterano, opera misurata e quasi pittorica per i graduali passaggi del marmo.

Il famoso Pellegrino Rossi viene terminato da Pietro Tenerani nel 1854, facendolo diventare uno dei maggiori esempi di trattazione verista e psicologica nell’ambito del linguaggio purista. Risale invece al 1856 il Monumento a Pio VIII per la basilica di San Pietro, che riflette le ultime ricerche dello scultore nell’intenzione di dare un valore chiaroscurale e cromatico al marmo.

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