Timmel Vito

Vito Timmel. Arte Pura e Impura. Tecnica: Olio su tela, 130 x 149 cm
Arte Pura e Impura. Tecnica: Olio su tela, 130 x 149 cm

Biografia

Vito Timmel (Vienna, 1886 – Trieste, 1949), il cui vero nome è Viktor Thümmel, nasce da un nobile di origini tedesche e da una contessa friulana. Nel 1890, si trasferisce a Trieste con la famiglia e poco dopo viene colpito da una forte meningite, che lascerà pesanti tracce sulla sua salute, per tutta la sua vita.

Durante la convalescenza riceve una scatola di colori da suo padre: è proprio in questo momento che nasce la sua passione per il disegno. Dimostra precoci doti artistiche che lo portano, nel 1901, ad iscriversi alla Scuola per Capi d’Arte di Trieste, dove studio pittura e decorazione con Eugenio Scomparini (1845-1913).

Vienna e la Secessione

Nel 1905, decide di iscriversi alla Kunstgewerbeschule di Vienna, dove entra in contatto con la pittura della Secessione, che subito esercita su di lui un grandissimo fascino.

Ciononostante, le prime opere di Vito Timmel non rispondono all’ideale simbolista e decorativo dello Jugendstil, ma più che altro riflettono un calibrato uso del colorismo di ascendenza veneta e una propensione verso il paesaggio post Impressionista.

Intorno al 1909-10 inizia ad avvicinarsi al linguaggio di Oskar Kokoschka (1886-1980) e di Egon Schiele (1890-1918), attraverso l’uso di una pennellata mossa e di una linea di contorno tormentata. Ma è alla Biennale del 1910 che incontra la pittura di Gustav Klimt (1862-1918), nella personale in cui compaiono ben ventiquattro opere del maestro viennese.

A questo punto, in alcuni pannelli decorativi e tele di questo periodo si esprime a pieno l’ispirazione secessionista di Vito Timmel, con la scelta di figure decorative e bidimensionali immerse in una profusione di fiori dalle linee sinuose su sfondi d’oro che richiamano una sontuosità bizantineggiante e simbolista.

Tra esposizioni e decorazioni murali

Dopo una serie di esposizioni tra Trieste e Napoli all’inizio degli anni Dieci, in cui mostra di aver anche appreso la lezione espressionista di Emil Nolde (1867-1956), riceve l’incarico della decorazione dell’atrio del Cinema Ideal di Trieste, con personaggi della letteratura.

In tale frangente si sprigiona la più alta sperimentazione artistica del pittore, soprattutto nella sua fantasiosa abilità compositiva ed immaginativa e nell’accostamento di figure eleganti e flessuose a grottesche di natura simbolica e teatrale.

Durante la guerra e poi anche verso gli anni Venti, Vito Timmel si inoltra ancor di più in un cromatismo espressionista, coniugandolo a grafismo giapponesizzante e alla linea di matrice ancora decorativa. È di questi anni una serie di cicli decorativi dalle forti suggestioni simboliste e letterarie, come quello per il Teatro di Ponzano.

Non si occupa solo di pittura ma anche di grafica pubblicitaria, di illustrazione e di arredo e soprattutto, si dimostra molto attivo nell’organizzazione degli eventi della Famiglia Artistica Triestina.

Intorno agli anni Trenta cominciano ad insorgere forti problemi psichici, che derivano dalla meningite che aveva avuto in tenera età. Nel 1943 viene ricoverato presso l’Ospedale psichiatrico di Trieste, dove continua a dipingere grazie ai pennelli e alle tele portategli dall’amico pittore Cesare Sofianopulo (1889-1968). Muore in questa struttura nel 1949, all’età di sessantatré anni.

Vito Timmel: tra la cultura della Secessione e gli accenti espressionisti

Dopo le prime opere a metà tra il paesaggismo veneto e la pittura post impressionista, Vito Timmel compie un’esperienza fortemente decisiva a Vienna. Qui, entra in contatto con la Secessione nordica e con il tratto grafico incisivo e sinuoso allo stesso tempo.

Questi primi accenni di simbolismo Jugendstil si notano dal piccolo cartone Dietro la tenda, del 1909, in cui l’affascinante figura di donna già acquista l’enfasi della femme fatale della Secessione. Ma anche le caratteristiche dell’Espressionismo tedesco ed austriaco vengono fuori dalla serie di Autoritratti che il giovane Vito Timmel realizza nel 1910, presentando la sua figura lunga ed emaciata, sulla scia di Schiele e Kokoschka.

Invece, con gli importanti pannelli decorativi degli stessi anni Arte etrusca e Arte pura e impura, il pittore triestino dimostra di aver pienamente acquisito la lezione decorativa e preziosa di Klimt, in cui piccole sezioni di corpi, fiori, colori si uniscono in una sorta di smalto cloisonné.

Suggestioni simboliste e cromatiche animano composizioni originali e a tratti inquietanti ed estremamente fantasiose. Intorno al 1915 l’artista esegue le figure di alcune Amazzoni dalle pose affascinanti e seducenti, che uniscono la linea secessionista al cromatismo bidimensionale tipico dell’espressionismo.

I cicli decorativi a Trieste

La decorazione del Cinema Ideal del 1916 è tra le più significative della produzione di Vito Timmel. I pannelli a tempera su carta sono stati elaborati in maniera separata e poi montati come un fregio continuo, in modo da creare una sorta di epopea dei personaggi più importanti della storia della mitologia, della letteratura e del teatro, tra cui Elena, Cyrano, Madame Bovary, Don Chisciotte, Mafarka, Salomé, Gulliver ed Elettra.

Queste figure sono intervallate da fregi di mascheroni di impronta classica che creano un impianto decorativo degno delle maggiori espressioni di Arts & Crafts. La sinuosa linea che definisce le figure, protagoniste di movimenti larghi e aggraziati, è in grado di narrare l’essenza delle epoche o dei libri in cui i personaggi sono vissuti, in una sorta di storia estetica della letteratura.

Degli anni Venti è invece il bellissimo trittico con Gli infelici, I felici e Gli ilari, esposto alla Biennale romana del 1921, con enorme successo di critica e di pubblico. I tre pannelli rappresentano le attitudini dell’animo umano attraverso una linea morbida e un cromatismo raffinatissimo, massima espressione della pittura di Vito Timmel, tra allegoria e sentimento.

Infine, tra le ultime decorazioni del pittore triestino compaiono quelle del Teatro di Panzano. Realizza ventotto personaggi tratti dalla storia della letteratura e una serie di mascheroni che simboleggiano i diversi generi teatrali: Tragedia, Scherzo, Satira, Commedia e Dramma.

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