Tiratelli Aurelio

Aurelio Tiratelli. Tempo di Vendemmia. Tecnica: Olio su tela
Tempo di Vendemmia. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Aurelio Tiratelli (Roma, 1842-1900) compie la sua prima formazione all’Accademia di San Luca. Segue i corsi degli scultori Adamo Tadolini (1788-1868) e Pietro Tenerani (1789-1869) e dei pittori Tommaso Minardi (1787-1871), Alessandro Capalti (1807-1868) e Francesco Podesti (1800-1895).

Dopo aver praticato per qualche tempo la scultura, sceglie l’indirizzo pittorico, incoraggiato dai suoi maestri e compagni. Si dedica prevalentemente al paesaggio, genere che con il tempo consacrerà la sua figura.

Inizia così a battere la campagna romana per ritrarla dal vero, acquisendo come cifra stilistica una delicatezza cromatica e un naturalismo veramente notevoli.

Aurelio Tiratelli frequenta, dagli anni Settanta, la cosiddetta “Accademia di Giggi” a Via Margutta. Si trattava di un atelier messo a disposizione da un modello, per lo studio della figura dal vero. Con il tempo, questa piccola e frequentata “Accademia” diventa un punto di ritrovo per una serie di artisti di ambito romano.

Tra questi vi sono Pio Joris (1843-1921), Mariano Fortuny (1838-1874) e Antonio Mancini (1852-1930). Tra l’altro, lo studio, sarà poi assiduamente frequentato dalla colonia di pittori iberici trapiantati a Roma e devoti alla maniera fortuniana.

È proprio in questo periodo che Aurelio Tiratelli comincia a partecipare assiduamente a diverse esposizioni, in particolar modo a quelle della Società degli Amatori e Cultori. Anzi, secondo le testimonianze, è uno dei membri più produttivi e partecipativi dell’associazione.

A livello europeo, invece, prende parte all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 e del 1889. È tra i partecipanti della prima esposizione dell’Associazione Artistica Internazionale di Roma nel 1871, alla Casina del Pincio. Continua la sua attività pittorica ed espositiva fino alle soglie del Novecento, divenendo anche maestro del figlio Cesare Tiratelli (1864-1933). Muore a Roma nel 1900.

Il paesaggio e i costumi popolari

Sin dalle prime esperienze paesaggistiche Aurelio Tiratelli si fa interprete di una pittura in cui i protagonisti sono i brillanti e variegati colori della campagna romana. Non manca di cogliere la poetica atmosfera degli scorci dei piccoli vicoli dei paesini attorno Roma, immortalandone la vivacità quotidiana.

L’interesse quasi fotografico nei confronti di soggetti del popolo, con i loro costumi tradizionali, è la principale caratteristica del pittore. Ceccano, piccolo paese della Ciociaria, diviene uno dei suoi luoghi prediletti: ne ritrae la sapiente e secolare tradizione agricola, i suoi animali, i suoi costumi. Alcuni esempi di questa produzione popolare sono Veduta del Tevere del 1880, La vendemmia del 1892, La merca, appartenente alla collezione del Comune di Roma.

Aurelio Tiratelli. Una pittura charmant

Aurelio Tiratelli padroneggia, con grande semplicità, una pittura dalla tavolozza luminosa e un disegno naturalistico sapientemente accompagnato ad essa. I vicoli, gli scorci, le scene di vita quotidiana, l’agricoltura, la pastorizia divengono linfa per la sua seducente pittura di genere.

Appartiene, in un certo senso, a quel genere costumbrista che tanto viene auspicato e apprezzato dal mercante d’arte francese Adolphe Goupil. Il successo di mercato arriva presto per il pittore. Sin dalle prime esposizioni presenta paesaggi della Ciociaria e della campagna romana in generale, che vengono ampiamente apprezzati dal pubblico.

Ne sono esempi Un paesaggio di pecore nella campagna romana, Birocci di fieno nella campagna romana, La pecora smarrita, o Lotta di tori, tutti dipinti presentati a diverse edizioni delle mostre della Società degli Amatori e Cultori.

L’opera Lavorazione d’olio in Ceccano verrà addirittura acquistata dal re Umberto I. Un cavadenti in mezzo ad una fiera nella Valle del Sacco, variegato e variopinto dipinto, con una moltitudine di personaggi in un meraviglioso paesaggio, viene comprato da un ricco borghese cileno.

Altri suoi importanti lavori sono Paesaggio, presentato all’Esposizione Universale di Parigi del 1878 e Alba, a quella di Belle Arti di Roma del 1890.

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