Tofanari Sirio

Sirio Tofanari. Una famiglia felice. Bronzo | Esposta alla seconda Quadriennale romana del 1935
Una famiglia felice. Tecnica: Bronzo

Biografia

Sirio Tofanari (Firenze, 1886 – 1969) si forma presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, frequentandola per un solo anno. Intollerante alle regole accademiche, lascia gli studi e nel 1906 decide di partire per Parigi e subito dopo per Londra.

Continua a praticare la scultura da autodidatta, osservando dal vivo, in lunghe sessioni di studio, gli animali dello zoo di Londra. Frequenta anche il Natural History Museum, per perfezionarsi nella resa delle proporzioni anatomiche degli animali.

Rientrato in Italia, appena ventiduenne, nel 1908 esordisce alla Mostra d’Arte Decorativa di Faenza esponendo alcune sculture di animali. Il successo arriva rapido: sempre nel 1908, alla promotrice di Belle Arti di Torino, il re Umberto I acquista una sua scultura. Nel 1909 comincia ad esporre alla Biennale di Venezia, partecipando alla rassegna per molti anni, fino al 1936.

Questi sono gli anni in cui Sirio Tofanari inizia a prendere parte alle più importanti mostre nazionali e internazionali, ottenendo subito un forte successo di mercato. Anche la critica lo nota immediatamente. Ugo Ojetti diviene un suo grande collezionista e acuto interprete, insieme ad Antonio Maraini, Arturo Lancellotti e Vittorio Pica.

Negli anni Venti raggiunge il suo massimo successo: nel 1925, alla Terza Biennale romana gli viene dedicata una personale. Il suo naturalismo classico e sintetico, fornito di linee dure e spezzate, gli ha permesso di essere uno degli scultori animalier più apprezzati in Italia.

Nel 1837 si trasferisce a Milano, dove continua a lavorare assiduamente, iniziando anche una collaborazione con la Società Ceramica Italiana di Laveno. Nel 1949 viene nominato Accademico per la Scultura presso l’Accademia di San Luca a Roma. Muore a Milano nel 1869. Sue opere sono conservate in diversi musei italiani e stranieri: Roma, Firenze, Parigi, Londra, Buenos Aires, Rio de Janeiro, San Paolo.

Sirio Tofanari: la scultura animalier

Sin dagli anni della sua formazione da autodidatta, Sirio Tofanari si specializza nella scultura in bronzo, mettendo al centro il tema degli animali. Ben presto, così, diviene uno degli interpreti più apprezzati della cosiddetta scultura “animalista” del Novecento italiano. È stato più volte accostato ad Antoine-Louis Barye (1796 –1875), artista parigino, famoso per le sue piccole sculture rappresentanti animali nei più svariati atteggiamenti.

Ma il vero pregio di Tofanari è stato quello di aver usato una linea sintetica estremamente moderna pur non tralasciando mai uno spiccato naturalismo. Il dinamismo dei movimenti degli animali viene reso spesso con linee che cambiano repentinamente direzione, mettendo in evidenza i muscoli, il respiro, le reazioni degli animali.

Il mondo esotico lo affascina molto: è un avido lettore di Rudyard Kipling dal cui Libro della giungla trae ispirazione per i suoi elefanti, pantere, scimmie, tigri.
Come accennato, esordisce a Faenza nel 1908 con una serie di sculture animaliste. Nel 1909 espone alla Biennale di Venezia Carezza e Giovani leonesse. Mentre nel 1914 vi presenta Lotta di montoni e alla Permanente di Milano del 1918 Orso.

Il 1922 è un anno molto importante: partecipa alla Primaverile fiorentina con ben nove sculture. Tra di esse vi sono Idillio, Cicogna, Gufo, Gufo gridatore, ancora Lotta di montoni, Leopardo, Macao e Marabou. Eleganza, dinamismo, sintesi plastica, vigore disegnativo e imponenza delle figure nonostante la loro dimensione ridotta, caratterizzano le opere di Sirio Tofanari.

L’eleganza del “cesellatore”

Lo scultore Publio Morbiducci (1889-1963) ne esalta le qualità di cesellatore, mettendo in evidenza la finezza e la raffinatezza del suo stile. Presso la Galleria Pesaro, nel 1923, prende parte ad una collettiva insieme a Serafino Macchiati (1861-1916) e a Mario Sotgia Rovelli, curata da Vittorio Pica e Giulio Ulisse Arata.

Vi presenta una serie di quarantuno sculture tra cui Gruppo di gazzelle in amore, Lepre a covo, Giraffa, Gruppo di levrieri, Elefantessa, Babbuino, Gruppo di ippopotami, Grande airone azzurro e Gruppo di tigri. In opere come Elefantessa la luce si distribuisce assecondando la superficie attentamente studiata. La pelle rugosa dell’animale resa tramite il cesello, rende la scultura viva e pulsante nel suo significato esotico e dinamico.

Alla Biennale del 1928 espone Gazzelle in sospettoso riposo, Conigli in amore e Dopo la corsa “Gazzella”. Nello stesso anno viene pubblicato un catalogo illustrato, con brani di Ojetti, Maraini, Lancellotti e Scarpa, intitolato Sirio Tofanari – Sculptures d’Animaux. Ormai la sua fama raggiunge facilmente il mercato estero, quando alla I Quadriennale del 1831 espone Tigre in marmo.

Alla seconda del 1835 vi presenta tre sculture in bronzo dedicate al mondo dei primati: Urang-utang, Una famiglia felice e Scimpanzé. Il prezioso contributo stilistico di Sirio Tofanari continua fino alla IV Quadriennale, in cui espone Vitellino in bronzo.

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