Tomai Ennio

Ennio Tomai. Nibbio. Bronzo
Nibbio. Bronzo

Biografia

Ennio Tomai (L’Aquila, 1893 – Napoli, 1969) negli anni Dieci del Novecento si trasferisce da L’Aquila a Napoli per frequentare l’Accademia di Belle Arti. Per un breve periodo si reca come apprendista nello studio dello scultore Filippo Cifariello (1864-1936).

Nel frattempo, però, Ennio Tomai si dedica anche alla pittura ad olio e ad acquarello. Infatti esordisce come acquarellista alla Mostra della Società degli Amatori e Cultori di Roma del 1912.

Al 1912, risale anche il suo esordio come scultore alla Promotrice napoletana e all’Esposizione Nazionale Giovanile di Belle Arti. Nel biennio successivo trascorre un periodo di perfezionamento all’estero. Viaggia tra Parigi e Odessa, dove stringe rapporti con l’aristocrazia locale da cui riceve le prime committenze importanti.

L’attività grafica e scenografica

Dopo aver partecipato a due rassegne della Secessione romana con una serie di sculture di forte impronta simbolista, viene arruolato per la guerra. Negli anni del conflitto comincia ad avvicinarsi all’illustrazione, lavorando tra il 1916 e il 1917 per la rivista “L’Arte Muta”.
È evidente in queste espressioni grafiche la scelta di una linea secessionista, che si riscontra anche nella sua esperienza nel campo del cinema.

È proprio in questi anni, infatti che Ennio Tomai inizia ad elaborare le prime scenografie cinematografiche. Non solo: si occupa della fotografia e della cartellonistica di alcuni film muti per case cinematografiche di Napoli come la Polifilms. La commistione tra sapienza fotografica e illustrativa diviene per Ennio Tomai cruciale in questi anni.

L’attività scultorea

È da questo momento in poi che si va delineando il suo stile. Ancora ricco di elementi secessionisti, viene accompagnato da uno spiccato interesse per la forma e per la linea rinascimentale. Ciò si nota non solo nelle opere grafiche, ma anche nelle sculture, nei bassorilievi e nei monumenti ai caduti che gli vengono commissionati nel dopoguerra.

Dagli anni Venti e per tutti gli anni Trenta nasce in Ennio Tomai una passione per il mondo dell’ornitologia. Gran parte delle sculture di questi anni, infatti, ritraggono uccelli di diverse specie, sempre caratterizzati da una linea modernista e decorativa.

Con sculture di uccelli si presenta negli anni Venti e Trenta alle Quadriennali romane, alle Biennali di Venezia e a numerose mostre di scultura animalier. Nel frattempo, presso l’Istituto d’Arte di Napoli ottiene la cattedra di Arte dei Metalli. Muore a Napoli, nel 1969.

Ennio Tomai: gli esordi secessionisti

Nel 1912 Ennio Tomai partecipa alla Mostra degli Amatori e Cultori di Belle Arti di Roma con la scultura Infanzia beata. Tre opere in bronzo compaiono a Napoli sempre nello stesso anno, La mamma, Ritratto del tenore Brancardi e Nel bagno. In questi primi anni è ancora forte l’impronta del realismo napoletano, ma già si notano una linea e un modellato di carattere simbolista.

Questo viene pienamente alla luce quando Ennio Tomai partecipa alle mostre della Secessione romana. Nel 1914 vi espone il Ritratto del critico Boris Ivanovič, realizzato nel suo soggiorno ad Odessa di poco tempo prima. Mentre nel 1915 presente, sempre alla Secessione romana, Ritratto e soprattutto Anima e materia, una scultura dai forti accenti simbolisti.

In questa fase è impegnato sia nella scultura che nella grafica, dove si acutizza sempre di più, soprattutto nei cartelloni e nelle scenografie la linea liberty. Si dedica non solo a manifesti e alla fotografia dei film muti, ma anche a disegni per vetrate, copertine di libri, loghi per aziende. Dunque, sempre più impegnato nelle arti applicate, Ennio Tomai non abbandona comunque la scultura.

Dopo la guerra viene incaricato di realizzare diversi monumenti ai caduti. A questo punto la linea secessionista va a coniugarsi ad un monumentalismo classico di ispirazione rinascimentale.

Si occupa del Monumento ai caduti di Lioni, di Albenga, della targa per i caduti del Vomero e di altri piccoli centri della Campania. Elementi simbolisti si uniscono a questo punto ad una monumentalità che richiama il ritorno all’ordine.

La scultura animalier: gli uccelli

Dagli anni Venti, la scultura di Ennio Tomai si divide tra monumentalismo celebrativo e decorativismo. Si rivolge soprattutto allo studio di uccelli che iniziano a comparire alle mostre degli anni Venti. Nel 1926, con un gruppo di sculture di uccelli partecipa alla I mostra del Gruppo degli Artisti Abruzzesi residenti a Napoli.

A tre anni dopo risale la sua partecipazione alla mostra di Vasto di Arte applicata. Sempre nel 1929, a Napoli espone presso la mostra del Sindacato della Campania, con Pavoncella, Rapace, Berta minore, Soldato morente e Acquatici.

Nel 1930 presenta invece Gazza ladra e Inverno e nel 1932 Aquila e La difesa della stirpe. Falco giocoliere compare alla Quadriennale di Roma del 1935 e Sparviere a quella del 1939.

Animali dalla linea decorativa netta e austera, lontani dalla produzione secessionista di Ennio Tomai, continuano a comparire anche negli anni Quaranta. Falco viene esposto nel 1941 alla mostra del Sindacato Nazionale a Milano. Continua a dedicarsi alla scultura e alla grafica fino agli anni Sessanta, nella sua casa studio del Vomero, a Napoli.

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