Tommasi Angiolo

Angiolo Tommasi. Ritorno dai Campi (dettaglio). Tecnica: Olio su tela, 120,7 x 70,5 cm
Ritorno dai Campi (dettaglio). Tecnica: Olio su tela

Biografia

Angiolo Tommasi (Livorno, 1858 – Torre del Lago, 1923) studia dapprima con il pittore livornese Marco Lemmi (1834-1900), poi si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Firenze, sotto la guida di Giuseppe Ciaranfi (1838-1902).

La casa dei suoi genitori a Bellariva, vicino Livorno, è assiduamente frequentata da intellettuali e artisti come Silvestro Lega (1826-1895), importantissimo per la formazione di Angiolo. In più suo cugino  Adolfo Tommasi (1851-1933), più grande di lui di sette anni, già è inoltrato nel mondo della pittura ed è molto vicino ai Macchiaioli.

Dunque, crescendo in questo ambiente culturale così fertile, esordisce alla Promotrice fiorentina del 1881 con una veduta dell’Arno. Tra studi dal vero, paesaggi e scene agresti popolate da lavandaie e contadine, la sua prima attività pittorica si imposta nel solco dell’esperienza macchiaiola.

Fino agli anni Ottanta, continua su questa linea, per poi interessarsi soprattutto a temi sociali e umanitari, sempre rigorosamente legati al naturalismo toscano.

L’America Latina e Torre del Lago

Alla fine degli anni Novanta, Angiolo Tommasi emigra per un periodo in America Latina. Viaggia intorno all’Argentina, arriva in Patagonia e alla Terra del Fuoco. Non manca di immortalare questi stupefacenti paesaggi in studi esposti a Buenos Aires nel 1899.

Tornato in Italia nei primi anni del Novecento, lavora a Torre del Lago, vicino Viareggio, posto meraviglioso situato tra il mare e il Lago di Massaciuccoli. Importanti e luminose vedute nasceranno da questo lungo soggiorno in cui si lega a Giacomo Puccini che ha una villa di fronte al lago. Frequenta poi Plinio Nomellini (1866-1943), Ferruccio Pagni (1866-1935) e Cecco Fanelli (1869-1924) all’osteria Gambe di Merlo.

Continua a dedicare tutti i suoi ultimi anni alla pittura, rendendo la luce la protagonista principale delle sue opere. Muore a Torre del Lago nel 1923. Diverse sue tele sono conservate presso la Galleria d’Arte Moderna di Firenze e presso il Museo Civico di Livorno.

Il naturalismo toscano

Fortemente influenzato più che dall’insegnamento accademico, dall’esempio di Silvestro Lega e Giovanni Fattori (1825-1908), ancora giovane si reca in campagna per effettuare studi dal vero.

Durante i primi anni realizza una vasta quantità di bozzetti, studi, disegni che lo avvicinano potentemente ai suoi maestri. La natura della campagna toscana, con la sua luce e la sua pura verità sono al centro delle sue rappresentazioni.

Esordisce alla Promotrice fiorentina del 1881 con La bella riva Lung’Arno e due studi dal vero. Il verismo del tratto viene alla luce anche l’anno successivo, sempre alla Promotrice di Firenze, quando espone uno Studio dal vero, Testa di vecchio, Via Torretta a s. Salvi e Lo scoglio della Madonna (Antignano).

Marine, paesaggi, studi anatomici cominciano a fornire i primi successi al pittore. Angiolo Tommasi continua con una serie di vedute dell’Arno e della campagna del Gabbro e della Versilia, fino a quando nel 1886 espone La benedizione.

Il soggetto, profondamente legato ai motivi del naturalismo toscano, gli fa ottenere un enorme successo. Realizza poi altre opere dello stesso genere come Lo spuntar del giorno, esposto a Venezia nel 1887, o Le bagnanti che gli fa ottenere la medaglia di bronzo a Parigi nel 1889.

Negli anni Novanta si divide tra una serie di bellissime marine e un gruppo di quadri dal forte significato sociale. Per le prime, si ricordano Marina, Marina dopo il libeccio, Il pescatore di Rezzaglio esposte nel 1891 a Firenze.

Per i secondi, Bambina ciociara del 1894 e soprattutto Gli emigranti – Avanti l’imbarco, il grande dipinto esposto a Torino nel 1896 e oggi conservato presso la Galleria Nazionale di Roma.

Angiolo Tommasi a Torre del Lago

Dell’inizio degli anni Novanta, Angiolo Tommasi inizia a frequentare Torre del Lago, realizzando vedute come La scaccia delle anitre, Lago di Massaciuccoli, Impressione (Torre del Lago).

Interrompe questo filone, quando si trasferisce per pochi anni in America del Sud, frequentando prevalentemente l’Argentina.  In questo periodo esegue studi e bozzetti della Terra del Fuoco e della Patagonia che ottengono un immediato successo.

Tornato in Italia, Angiolo Tommasi nel 1903 finalmente riesce a stabilirsi nella sua amata Torre del Lago. Dà vita ad una serie di paesaggi intimi e carichi di studi sulla luce. Il luminismo e il colore sono al centro delle sue ricerche degli ultimi anni, accompagnate da una forte sintesi e velocità del segno.
Opere di questi anni sono Ritorno dai campi, La lavandaia, Giogaia alpina, La visita in giardino, L’ombrellino rosso, Le scaricatrici.

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