Torchi Angelo

Angelo Torchi. Paesaggio. Tecnica: Olio su tela
Paesaggio. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Angelo Torchi (Massa Lombarda, 1856 – 1915) nato vicino Ravenna, ma trasferitosi nel 1874 a Firenze, diviene allievo di Lorenzo Gelati (1824-1895). Il maestro, uno dei rappresentanti della Scuola di Staggia, lo introduce allo studio dal vero.

Approfondisce poi la sua formazione a Napoli, dove frequenta Alceste Campriani (1848-1933). Da lui riceve gli spunti per una pittura di paesaggio sempre basata sul vero, ma arricchita da una tavolozza luminosa e da un segno sintetico e veloce.

Il suo ritorno a Firenze è segnato dall’avvicinamento ai grandi rappresentanti della pittura di Macchia. Si lega molto al teorico del gruppo, Diego Martelli, ma stringe una profonda amicizia anche con Telemaco Signorini (1835-1901), Giovanni Fattori (1825-1908) e soprattutto con Silvestro Lega (1826-1895).
Diego martelli lo ospita frequentemente nella sua casa di Castiglioncello, mentre Lega lo porta spesso con sé nei soggiorni al Gabbro, ospite della contessa Bandini.

I viaggi formativi: tra Parigi, Londra e Genova

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta si reca a Parigi per visitare l’Esposizione Universale. Qui ha modo di entrare a contatto con il linguaggio Postimpressionista e di aggiornare inevitabilmente il suo stile alle nuove istanze pittoriche europee. In più, dopo il soggiorno parigino, si reca a Londra, addentrandosi ancor di più in una pittura nuova e fresca.

Il completo cambiamento avverrà soltanto al suo rientro in Italia. Tra il 1891 e il 1892, soggiornando a Genova insieme a Plinio Nomellini (1866-1943) e a Giorgio Kienerk (1869-1948), inizia la sua sperimentazione divisionista.

Il sostrato della pittura luminosa appresa da Campriani e quello dell’intenso cromatismo ereditato dai macchiaioli rimane, ma si confonde con la scomposizione divisionista.
Venuto a contatto con Giuseppe Pellizza da Volpedo (1868-1919) e con Angelo Morbelli (1853-1919), conferma il suo indirizzo pittorico, guadagnandosi la stima dell’interno gruppo divisionista.

Negli ultimi anni dell’Ottocento e all’inizio del Novecento, allenta l’adesione alla tecnica divisionista in favore di una pennellata più libera e larga. Espone alle Biennali veneziane dal 1897 al 1914 e partecipa a diverse esposizioni nazionali ed europee. Muore nella sua città, Massa Lombarda, nel 1915.

Il paesaggio degli esordi: tra Gelati e Campriani

Angelo Torchi è allievo di Lorenzo Gelati negli anni in cui quest’ultimo si lega al linguaggio macchiaiolo. Frequenta Castiglioncello con Martelli ed è molto legato a Odoardo Borrani (1833-1905) e Raffaello Sernesi (1838-1866).

È proprio i questo periodo quindi che Torchi viene a contatto con il paesaggio verista, con l’importanza del motivo tratto en plein air, con l’impressione colta e tradotta velocemente sulla tela.
Risalgono a questo periodo Studio dal vero a Venezia, Studio dal vero in Romagna e Un balcone di Palazzo Rezzonico esposti nel 1880 a Firenze.

Sono gli anni in cui si sposta a Napoli per frequentare lo studio di Alceste Campriani, occasione in cui la sua pittura si fa più luminosa e ricca di delicati effetti tonali.
Il maestro è uno dei maggiori rappresentanti della pittura di luce partenopea, erede del verismo di Resina e della  tavolozza chiarissima di Mariano Fortuny (1838-1874).

Trasmette scioltezza tecnica e brillantezza cromatica all’allievo, che per un certo periodo, all’inizio degli anni Ottanta appare fortemente permeato dalla poetica di Campriani.

Ne sono testimonianza una serie di studi che invia alla Promotrice fiorentina del 1881, tra cui Capri e Tra gli ulivi (dal vero). Soprattutto quest’ultimo olio ha come protagonista una piccola lavoratrice seduta a terra mentre raccoglie le olive.

Tutta la tela è scandita dal movimento maestoso dei tronchi e dei rami degli ulivi e soprattutto dai raggi del sole che filtrano tra le foglie. Le ombre si riflettono a terra creando un meraviglioso gioco chiaroscurale.

La luminosità pervade tutto il dipinto e colpisce il particolare la veste chiara della fanciullina, impegnata nel suo lavoro quotidiano. Probabilmente nello stesso periodo sono stati realizzati A Mergellina, Sulla terrazza, Capri con ragazzi, Capri con fruttaiola, Capri con vecchio contadino, poe esposti tra il 1881 e il 1882.

Angelo Torchi e l’ambiente macchiaiolo

Rientrato a Firenze, Angelo Torchi si avvicina ai rappresentanti rimasti della pittura di Macchia. In particolare si avvicina a Silvestro Lega che in questo momento si sta inoltrando nella sua ultima fase pittorica. Frequenta il Gabbro, vicino Livorno, nella casa dei Bandini.

Il colorire di Torchi diventa più armonioso e ampio, il segno è sintetico e libero. Si avvicina ad Adolfo Tommasi (1851-1923) e ne condivide lo studio dal vero della campagna toscana.

Appartengono a questi anni Motivo presso Fauglia, Alle Cascine (mattino di giugno) e una serie di studi di risaie. Ma anche Sull’Arno, A Livorno sulla spiaggia, Presso Massa Lombarda, Nel bosco delle Cascine, Studio di mare a Castiglioncello.

Si tratta di una serie di paesaggi di carattere post-macchiaiolo, dunque permeati dai contatti con l’Impressionismo, a cui si avvicinerà ancor di più nel soggiorno parigino. Si ricordano ancora Al Gabbro, Figura di gabbrigiana, Dietro la chiesa del Gabbro presentati a Firenze nel 1886.

Il Divisionismo

Angelo Torchi, soggiornando a Parigi fra il 1890 e il 1891, lavora sul rinnovamento del suo lingiaggio studiando le opere dei Postimpressionisti.
Si avvicina alla tecnica pointillista e matura poi il suo stile verso il Divisionismo nostrano. Questo cambiamento avviene dopo l’importante esperienza vissuta a Genova insieme a  Kienerk e Nomellini.

Passano interi mesi estivi a studiare la riviera e la campagna liguri con motivi tratti en plein air, lavorando sulla tecnica della scomposizione cromatica. I paesaggi, quasi sempre ad olio, risultano denotati da un’aria pulviscolare sui toni chiari.

L’impressione del momento viene poi a contatto con l’elaborazione tecnica della scomposizione dei colori, che per Angelo Torchi rimane comunque lontana dai temi sociali.

Il maggiore esempio divisionista di Torchi è il dipinto Granturco sull’aia, in cui il giallo accecante del grano, composto da piccole virgole di colore, contrasta con l’azzurro del cielo limpido. Altri esempi sono Strada in salita, Il tram rosso, Il pergolato, Paesaggio.

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