Guido Trentini

Guido Trentini. Lettura. Tecnica: Olio su tela
Lettura. Tecnica: Olio su tela

Biografia

Guido Trentini (Verona, 1889 – 1975) figlio del decoratore simbolista Attilio (1857 – 1919), inizia a lavorare nella sua bottega molto giovane. Contemporaneamente, segue le lezioni di Alfredo Savini (1868-1924) presso l’Accademia Cignaroli di Verona.

Il suo linguaggio sprigiona subito una forte adesione agli stilemi liberty e secessionisti, che si rafforzano ulteriormente grazie all’incontro con Felice Casorati (1883-1963) che conosce alla Biennale di Venezia del 1910.

Quest’ultimo si stabilisce a Verona dal 1911 al 1915, con l’impegno della direzione della rivista “La via Lattea”, dai contenuti strettamente legati alla cultura della Secessione. Guido Trentini rimane profondamente influenzato dalla linea decorativa presente nella rivista, che ricalca i modi europei di Jan Toorop (1858-1928), ma anche del primo Arturo Martini (1889-1947) e di Gino Rossi (1884-1947).

In questi primi anni Dieci, quindi, il giovane artista veronese segue una traccia intimamente legata agli stilemi simbolisti e liberty, partecipando anche alla Secessione romana del 1915. Questa fase dai toni immaginifici e conturbanti e dalla forte impronta decorativa di derivazione nordica si può dire conclusa attorno al 1916.

Il primo dopoguerra

Piano piano, tra la guerra e gli anni Venti, Guido Trentini comincia a riappropriarsi di un realismo velato di malinconia, in cui però è scomparsa la vena estetizzante e decadentista. Pur rimanendo preponderante il valore della linea, a cominciare dagli anni Venti, le figure dell’artista si fanno più volumetriche e plastiche.

Avviene in lui una riscoperta della pittura del Trecento e del Quattrocento, in concomitanza con la nascita di “Valori Plastici” a Roma e poi di Novecento a Milano. Il ritorno all’ordine del pittore veronese non risponde in pieno a quella monumentalità celebrativa portata avanti da alcuni artisti, ma si rivela più che altro nella rielaborazione dei valori formali della pittura protorinascimentale.

In più, Guido Trentini sceglie una atmosfera silenziosa e misteriosa che si collega direttamente alle caratteristiche del Realismo Magico. Con le sue tele enigmatiche ed austere partecipa alle Biennali veneziane, ma anche alle mostre di Novecento del 1926 e del 1929, e a tre edizioni della Quadriennale romana.

Un graduale successo giunge non solo in Italia, ma anche all’estero, dove viene celebrato per il suo “ritorno verso la grande pittura classica”.  Dopo gli anni Trenta, il colore di Guido Trentini si fa più sintetico, accompagnando le strutture corpose delle nature morte, dei ritratti e dei nudi femminili.

Dipinge fino agli anni Sessanta, ma le ultime esposizioni importanti risalgono agli anni Quaranta. Muore a Verona nel 1975, all’età di ottantasei anni.

Guido Trentini: la prima produzione simbolista negli anni della Secessione

Guido Trentini è innanzitutto erede del linguaggio paterno. L’artista Attilio Trentini, decoratore di ambito simbolista formatosi a Monaco, gli trasmette l’uso di una linea elegante e sinuosa. Da lui acquisisce, soprattutto nella prima fase, la scelta di figure allungate ed emaciate, sul modello dei grandi artisti secessionisti viennesi come Gustav Klimt (1862-1918), ma anche di soggetti di ascendenza böckliniana.

Questa tendenza si rafforza quando il giovane artista si ritrova a frequentare Felice Casorati nella sua fase simbolista, in cui unisce alla linea decorativa la scelta di soggetti enigmatici e dalla forte indagine interiore.

È in questo contesto che Guido Trentini espone per la prima volta alla Biennale di Venezia del 1910 Ritratto di signorina e Ritratto di giovane uomo. Nello stesso anno si trova alla Promotrice genovese con Impressioni e Piazza d’Erbe a Verona, mentre nel 1912 è di nuovo alla Biennale con un Ritratto.

Le opere veramente secessioniste sono Le perle del lago, comparsa alla Biennale del 1914, e La pianta rossa e Composizione, presentate alla Secessione romana del 1915. Altre opere profondamente perturbanti legate a questa fase di carattere simbolista sono La fanciulla sommersa e Teatro romano sotto la neve, del 1916.

Il ritorno all’ordine: un plasticismo vivo e “magico”

Seguendo ancora una volta l’impronta tracciata da Casorati, Guido Trentini, alle soglie degli anni Venti, abbandona gradualmente il decorativismo secessionista della prima produzione per sperimentare la riscoperta dei valori plastici della tradizione italiana.

Studia Giotto, Beato Angelico e Masaccio, riempiendo le sue figure di una corposità che prima non avevano. Rimane, però, in Guido Trentini una tendenza a prediligere le atmosfere sospese e “misteriche”, portando con sé qualcosa della prima fase pittorica.

Alla Biennale del 1920 presenta Dipartita e Età, alla Fiorentina Primaverile del 1922 Ruderi e Case e di nuovo alla Biennale dello stesso anno il bellissimo olio Lettura. È a questo punto che comincia a sprigionarsi la rielaborazione dei valori protorinascimentali, con la predilezione di volumi pieni e di una linea che si mantiene comunque incisiva.

La Biennale del 1924

Lo stesso si verifica per Clara e Figura che espone alla Biennale del 1924 e con il misterioso La Gemma che compare alla Mostra dei Venti Artisti Italiani presso la Galleria Pesaro di Milano. Atmosfere immobili e senza tempo, animate solo da gesti lenti e cadenzati delle figure caratterizzando dipinti quali L’annunciazione della primavera presentato alla Biennale del 1926, insieme a Figura e Ritratto.

Con Paese d’inverno e Composizione di figure Guido Trentini prende parte alla Biennale del 1930, anno in cui l’ultimo dipinto viene riprodotto nella rivista francese “Comoedia” procurandogli un grande successo di critica.

Con la tela Nell’orto partecipa alla Quadriennale di Roma del 1931, dove ritorna nel 1935 con la solida ed algida Figura e nel 1939 con Conchiglia, Ragazza con chitarra e Natura morta. Gli ultimi accenni di ritorno all’ordine si scorgono al Premio Bergamo del 1942 in cui presenta Pere e Natura morta.

Piano piano, nel corso degli anni successivi alla Seconda guerra mondiale, Guido Trentini riscopre il post impressionismo di Cézanne e poi si appropria di un linguaggio sintetico e bidimensionale, quasi espressionista, lontano da tutta la produzione precedente.

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